OMS, approvato il primo Accordo Pandemico Mondiale. L’Italia tra i paesi astenuti
L'accordo, frutto di oltre tre anni di negoziati, è stato approvato dall’Assemblea Mondiale della Sanità ed ha l'obiettivo di garantire una risposta più incisiva ed equa alle future pandemie. L’Italia è tra gli 11 Paesi che hanno scelto di astenersi dal voto, appellandosi alla "sovranità nazionale"

Gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno adottato ufficialmente ieri, 20 maggio, il primo Accordo pandemico al mondo. La storica decisione della 78ª Assemblea Mondiale della Sanità è il coronamento di oltre tre anni di intensi negoziati avviati dai governi in risposta agli impatti devastanti della pandemia di COVID-19 con l’obiettivo di rendere il mondo più sicuro e più equo nella risposta a future pandemie.
“Oggi il mondo è più sicuro grazie alla leadership, alla collaborazione e all’impegno dei nostri Stati membri nell’adottare lo storico Accordo pandemico dell’OMS, – ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS. – L’Accordo è una vittoria per la salute pubblica, la scienza e l’azione multilaterale. Garantirà che, collettivamente, possiamo proteggere meglio il mondo da future minacce pandemiche. È anche un riconoscimento da parte della comunità internazionale del fatto che i nostri cittadini, le nostre società e le nostre economie non devono essere lasciate vulnerabili a subire nuovamente perdite come quelle subite durante il COVID-19″.
I governi hanno adottato l’Accordo sulla pandemia in una sessione plenaria dell’Assemblea Mondiale della Sanità, il principale organo decisionale dell’OMS. L’adozione ha fatto seguito all’approvazione dell’Accordo avvenuta ieri in Commissione da parte delle delegazioni degli Stati membri con 124 voti favorevoli, 0 obiezioni e 11 astensioni.
L’Accordo definisce i principi, gli approcci e gli strumenti per un migliore coordinamento internazionale in una vasta gamma di settori, al fine di rafforzare l’architettura sanitaria globale per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie. Ciò include l’accesso equo e tempestivo a vaccini, terapie e strumenti diagnostici.
Tra le misure, l’istituzione di un sistema di Accesso e Condivisione dei Benefici relativi agli agenti patogeni (Pathogen Access and Benefit Sharing System) e di un meccanismo finanziario di coordinamento per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie e della rete globale della catena di approvvigionamento e della logistica (GSCL).
In base all’accordo, le aziende farmaceutiche che aderiscono al sistema PABS metteranno a disposizione dell’OMS “un accesso rapido mirato al 20% della loro produzione in tempo reale di vaccini, terapie e dispositivi diagnostici sicuri, di qualità ed efficaci per il patogeno che causa l’emergenza pandemica“. La distribuzione di questi prodotti ai paesi sarà effettuata in base al rischio e alle esigenze per la salute pubblica, con particolare attenzione alle esigenze dei paesi in via di sviluppo.
Per quanto riguarda la sovranità nazionale, l’Accordo afferma che: “Nulla nell’Accordo pandemico dell’OMS deve essere interpretato nel senso di conferire al Segretariato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, incluso il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, alcuna autorità per dirigere, ordinare, modificare o altrimenti prescrivere la legislazione nazionale e/o interna, a seconda dei casi, o le politiche di qualsiasi Parte, o per rendere obbligatorio o imporre qualsiasi requisito affinché le Parti intraprendano azioni specifiche, come vietare o accettare viaggiatori, imporre vaccinazioni o misure terapeutiche o diagnostiche o attuare lockdown“.
L’astensione dell’Italia
Tra gli undici i Paesi che hanno preferito astenersi troviamo l’Italia, insieme a Russia, Iran, Israele, Polonia ed altri.
Nella nota diffusa per spiegare la sua decisione, il governo italiano ha dichiarato di essersi astenuto in nome della “sovranità nazionale” ritenendo il documento una forma di ingerenza da parte di un’organizzazione sovranazionale in questioni di salute pubblica che dovrebbero invece essere di competenza dei singoli stati.
“Con l’astensione odierna – si legge nella nota, – l’Italia intende ribadire la propria posizione in merito alla necessità di riaffermare la sovranità degli Stati nell’affrontare le questioni di salute pubblica. Apprezziamo che questo principio sia stato incluso nel testo dell’Accordo. Accogliamo inoltre con favore il fatto che, nell’annunciare la conclusione dei negoziati, l’OMS abbia specificato che l’Accordo sulla pandemia non autorizza l’OMS a dirigere, ordinare, modificare o prescrivere leggi o politiche nazionali, né a imporre agli Stati di adottare misure specifiche, come vietare o accettare viaggiatori, imporre vaccinazioni o misure terapeutiche o diagnostiche o attuare lockdown. Riteniamo inoltre che l’Accordo debba essere attuato nel pieno rispetto dei principi di proporzionalità e tutela dei diritti fondamentali, inclusa la protezione dei dati personali e delle libertà individuali. Tenendo presenti questi principi, l’Italia auspica di continuare a collaborare con gli altri Stati membri dell’OMS per definire le questioni in sospeso che, a nostro avviso, meritano ulteriori approfondimenti“.
Critica la posizione del S.I.Ve.M.P.
A seguito del voto, il Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica ha diffuso una nota in cui critica aspramente la decisione dell’Italia.
“L’Italia – ha commentato il Dott. Aldo Grasselli, Segretario Nazionale S.I.Ve.M.P. – si è astenuta di fronte al primo accordo globale per prevenire e affrontare future pandemie. Non ha votato contro: ha scelto di non scegliere, di non esserci, di tirarsi indietro proprio nel momento in cui serviva assumersi una responsabilità chiara. Il Governo lo ha fatto appellandosi alla “sovranità nazionale”, fingendo di difendere un principio che nessuno aveva minacciato — perché il testo dell’accordo, ribadisce esplicitamente che ogni decisione resta nelle mani degli Stati.
“Dunque, perché l’astensione? Per non perdere il consenso di chi ha fatto della paranoia sanitaria il proprio capitale elettorale? Abbiamo vissuto sulla pelle cosa significa non essere preparati. Abbiamo visto quanto sia pericoloso l’isolamento strategico e l’approvvigionamento competitivo tra le nazioni. È sbagliato ora chiamarsi fuori. Non è difesa della libertà. E non è nemmeno una scelta neutra: è un atto di irresponsabilità che condanna l’Italia a un ruolo marginale proprio nel campo dove ha sempre dato un esempio avanzato di sanità pubblica“.



















































































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