Peste dei piccoli ruminanti alle porte, l’Italia rafforza la prevenzione
Alla luce dell’evoluzione epidemiologica in Europa, il Ministero della Salute richiama servizi veterinari e operatori della filiera a un rafforzamento delle misure di sorveglianza. Il principale rischio è legato all’introduzione di animali infetti, con particolare attenzione ai flussi da Paesi in cui la malattia è presente

La peste dei piccoli ruminanti (PPR) torna al centro dell’attenzione sanitaria nazionale. Con una nota indirizzata a Regioni, servizi veterinari, Istituti zooprofilattici e associazioni di categoria, la Direzione generale della salute animale del Ministero della Salute ha delineato i principali profili di rischio di introduzione in Italia e le misure preventive da adottare, sulla base di un’analisi tecnica condotta da CESME e COVEPI.
Il quadro che emerge è chiaro, per le caratteristiche del virus – in particolare la limitata sopravvivenza nell’ambiente e il ruolo marginale dei fomiti nella trasmissione a lunga distanza – la via di ingresso più probabile è rappresentata dall’introduzione di animali infetti.
Flussi commerciali e ruolo strategico dei macelli
Un elemento centrale dell’analisi riguarda i flussi di animali. I dati sulle introduzioni di ovi-caprini nel biennio 2024–2025 evidenziano che la quasi totalità dei capi importati è destinata alla macellazione. Questo dato, apparentemente rassicurante, attribuisce però ai macelli un ruolo chiave nel sistema di prevenzione.
In particolare, tra i Paesi con focolai segnalati figurano Ungheria e Romania, da cui sono stati introdotti animali anche in Italia. Gli stabilimenti che ricevono partite da queste aree vengono quindi individuati come “osservatori epidemiologici essenziali”, nei quali è necessario intercettare precocemente eventuali segnali di infezione.
Sorveglianza rafforzata: visite ante mortem e controlli in allevamento
Il Ministero richiama esplicitamente la necessità di rafforzare le verifiche cliniche durante le visite ante mortem, con particolare attenzione a:
- sintomi compatibili con PPR
- eventuali anomalie della mortalità nelle partite provenienti da Paesi a rischio
Lo stesso livello di attenzione è richiesto anche per gli animali introdotti da vita negli allevamenti italiani, quando originari di aree in cui la malattia è presente.
Gestione del sospetto: sequestro e campionamenti
La nota entra nel dettaglio delle procedure operative. In presenza di sintomatologia sospetta o mortalità anomala, è previsto:
- il sequestro immediato della partita e dei mezzi di trasporto
- il prelievo di tamponi nasali e sangue in EDTA per la ricerca del genoma virale
- nei casi di mortalità, il campionamento di organi interni (polmone e linfonodi)
I campioni devono essere inviati al CESME per la conferma diagnostica. È inoltre prevista una strategia di campionamento proporzionata alla dimensione della partita, con livelli di confidenza adeguati a individuare la presenza del virus anche a bassa prevalenza.
Una minaccia da gestire con prevenzione e tempestività
Pur in assenza di focolai sul territorio nazionale, la PPR viene considerata una minaccia sanitaria prioritaria per il comparto ovicaprino, per via della sua elevata contagiosità e della rapidità di diffusione.
Il messaggio per la filiera è operativo, la prevenzione non si gioca solo a livello istituzionale, ma richiede il coinvolgimento diretto di servizi veterinari, operatori dei macelli, trasportatori e allevatori. In un contesto di scambi sempre più intensi, la capacità di individuare precocemente un sospetto e attivare le corrette procedure rappresenta il principale strumento per evitare l’ingresso e la diffusione della malattia in Italia.

















































































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