Quanto sono altruiste le capre?

Uno studio recentissimo ha indagato il comportamento sociale delle capre attraverso un apparato progettato per sfruttare la loro naturale propensione all’arrampicata. I risultati suggeriscono che, in determinate condizioni, anche gli animali da allevamento possono mostrare comportamenti prosociali

capre-nane
28 Luglio, 2025

Negli ultimi decenni, la prosocialità – definita come l’insieme di comportamenti che migliorano il benessere di un altro individuo, come la cooperazione, la condivisione e l’aiuto disinteressato – è stata oggetto di numerose ricerche, ma quasi esclusivamente in specie ritenute “socialmente complesse”, come primati, delfini o elefanti. Gli animali da allevamento, invece, sono rimasti a lungo esclusi da questo dibattito, principalmente per pregiudizi legati alla loro presunta “semplicità cognitiva”. Le capre, tuttavia, rappresentano un modello interessante per indagare questa tematica. Vivono infatti in gruppi sociali dinamici, sono capaci di stabilire legami affiliativi e mostrano spiccate abilità di problem-solving.

Uno studio recentemente pubblicato sulla Royal Society Open Science ha voluto esplorare proprio questa possibilità, indagando se e in che misura le capre possano essere motivate ad aiutare i propri conspecifici anche in assenza di un guadagno immediato. Per farlo, i ricercatori hanno ideato un approccio sperimentale innovativo, il cosiddetto Fake Apple Tree, un apparato concepito per essere ecologicamente rilevante e per sfruttare il naturale comportamento di arrampicata di questi animali.

Il Fake Apple Tree: un apparato “a misura di capra”

A differenza dei paradigmi classici, spesso poco adatti alle caratteristiche anatomiche degli ungulati, il Fake Apple Tree riproduceva un contesto comportamentale affine a quello naturale. Si trattava di un braccio basculante di oltre tre metri, dotato da un lato di una piattaforma su cui il “donatore” poteva salire e, dall’altro, di un dispenser di cibo. Quando l’animale saliva sulla piattaforma, il braccio si abbassava, portando il dispenser a portata di un altro individuo, il “ricevente”. Il donatore, tuttavia, non poteva raggiungere direttamente il cibo mentre restava sulla piattaforma.

L’apparato era progettato per limitare i tentativi di auto-ricompensa, grazie a un divisorio e a un contrappeso, anche se in alcune occasioni gli animali più agili riuscivano comunque a ottenere parte del cibo. La scelta del dispositivo non è casuale: in natura le capre sono abituate a nutrirsi in posizioni elevate, arrampicandosi su arbusti e rocce, e questa impostazione ha permesso loro di interagire spontaneamente con l’apparato.

Figura 1. Immagine a sinistra: l’arena di prova con l’apparato “Fake Apple Tree” su cui erano fissati la piattaforma (a) e il dispenser (b). Immagine a destra: il dispenser, contenente pasta cruda, fissato al braccio girevole.

Materiali e metodi

Lo studio è stato condotto su dodici capre nane nigeriane femmine, divise in due gruppi. Gli animali erano allevati in box arricchiti con strutture per arrampicarsi e avevano libero accesso a fieno e acqua, con somministrazione giornaliera di concentrato.

L’esperimento si è articolato in tre fasi. Nella prima, gli animali sono stati abituati al dispenser di cibo e alle arene di test. Nella seconda, durante un periodo di apprendimento durato quattro settimane, le capre hanno potuto interagire liberamente con l’apparato, imparando spontaneamente il meccanismo che portava il cibo a disposizione dei conspecifici. Infine, nella fase di test vero e proprio, le capre sono state osservate in sessioni diadiche, ovvero a coppie: due sessioni con il dispenser carico e una di controllo, in cui il dispenser era vuoto.

Figura 2. L'arena di prova con l'apparecchiatura di prova e le tre diverse zone di osservazione: zona della piattaforma colorata in rosso, zona del distributore colorata in blu e altra zona in giallo.

Figura 2. L’arena di prova con l’apparecchiatura di prova e le tre diverse zone di osservazione: zona della piattaforma colorata in rosso, zona del distributore colorata in blu e altra zona in giallo.

Ogni interazione con la piattaforma è stata registrata e classificata come prosociale quando il donatore, una volta lasciata la piattaforma, non tentava di raggiungere il cibo entro cinque secondi, oppure come egoistica quando cercava di avvicinarsi al dispenser. La durata dell’interazione sulla piattaforma è stata utilizzata come ulteriore indicatore per distinguere tra i due comportamenti.

Risultati

Dieci delle dodici capre hanno imparato a usare spontaneamente il Fake Apple Tree già nella fase di apprendimento, senza necessità di ulteriori addestramenti. Durante i test, le interazioni con la piattaforma sono state significativamente più frequenti nelle sessioni con il dispenser carico rispetto a quelle di controllo, suggerendo che la disponibilità di cibo rappresenta un fattore motivante anche in assenza di un guadagno diretto per il donatore.

Nel complesso, il 66% delle interazioni è stato classificato come egoistico, mentre il restante 34% come prosociale. Tuttavia, è stata osservata un’elevata variabilità individuale: un’unica capra ha mostrato un comportamento prevalentemente prosociale, mentre la maggior parte alternava le due modalità. Interessante notare come le interazioni prosociali fossero più lunghe: il tempo trascorso sulla piattaforma aumentava quando il donatore non tentava di raggiungere il cibo, a conferma dell’ipotesi che queste azioni fossero orientate a un obiettivo preciso, ovvero consentire al ricevente di nutrirsi.

Figura 3. (A) Numero totale di interazioni sulla piattaforma di 10 individui in tutte e tre le sessioni, suddivise in interazioni “egoistiche” e “prosociali”. (B) Probabilità stimata di motivazione egoistica. Gli animali con valori <0,5 sono considerati animali prosociali, mentre gli animali con valori >0,5 sono considerati animali egoisti. Sono presentati EMM con intervalli di confidenza al 95% di un GLMM binomiale.

La gerarchia sociale e i legami affiliativi, valutati tramite indici di dominanza e socialità, non hanno mostrato un’influenza significativa sulla frequenza dei comportamenti prosociali. Questo risultato, in contrasto con quanto osservato in specie come primati o corvidi, potrebbe dipendere dal numero limitato di animali coinvolti o da specificità comportamentali della specie caprina.

Figura 4. Durata (trasformata in logaritmo) delle interazioni sulla piattaforma, suddivisa in atti egoistici e prosociali. I riquadri mostrano l’intervallo interquartile (dal 25° percentile al 75° percentile) e la mediana. La variabilità al di fuori dei quartili superiore e inferiore (fino a 1,5 volte l’intervallo interquartile) è rappresentata dai baffi. I punti rappresentano la durata delle singole interazioni sulla piattaforma.

Discussione

I risultati confermano che le capre sono in grado di apprendere rapidamente l’uso di un apparato complesso e che, almeno in alcune circostanze, possono mostrare una forma di motivazione prosociale. La maggiore durata delle interazioni classificate come prosociali suggerisce un comportamento finalizzato, coerente con la definizione di azioni orientate a un obiettivo.

Tuttavia, la prevalenza di interazioni egoistiche evidenzia come, in un contesto competitivo, la ricerca di un vantaggio diretto resti prioritaria. Questo dato è in linea con la teoria dell’optimal foraging, secondo la quale la strategia più efficace per garantire la sopravvivenza è massimizzare l’assunzione diretta di risorse.

Lo studio presenta alcune limitazioni metodologiche, tra cui la possibilità per alcuni animali di “ingannare” il sistema, riuscendo talvolta ad accedere al cibo. Miglioramenti futuri dell’apparato, come una maggiore separazione tra donatore e ricevente, potrebbero ridurre questo effetto e consentire di esplorare meglio l’influenza di variabili come la familiarità tra gli individui, che in altre specie ha un ruolo determinante nella cooperazione.

Conclusioni

L’esperimento condotto rappresenta un passo significativo nella comprensione delle capacità cognitive e sociali degli ungulati e suggerisce che anche gli animali da allevamento possano esibire comportamenti prosociali, se inseriti in contesti ecologicamente rilevanti. Queste evidenze rafforzano la necessità di considerare il benessere animale non solo dal punto di vista fisico, ma anche sotto il profilo sociale e cognitivo, riconoscendo alle capre un universo relazionale più complesso di quanto storicamente attribuito.

Fonte: Pahl Annkatrin, Rault Jean-Loup, McGetrick Jim, Eggert Anja, Nawroth cristiano e LangbeinJan 2025 Le capre mostrano una motivazione prosociale? Approfondimenti da un nuovo paradigma di somministrazione di cibo R. Soc. Open Sci. 12 250556. http://doi.org/10.1098/rsos.250556

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