A Strasburgo prosegue il dibattito sugli alimenti di origine animale: tra salute, sostenibilità e disinformazione

Esperti di nutrizione, ricerca clinica e scienze alimentari hanno discusso con gli eurodeputati dell'Intergruppo del Parlamento europeo dedicato alla zootecnia sostenibile sul ruolo delle proteine animali nelle diete e delle sfide poste dalle alternative vegetali

riunione intergruppo zootecnia 15 settembre
15 Settembre, 2025

L’11 settembre si è tenuta a Strasburgo la riunione mensile dell’Intergruppo del Parlamento europeo dedicato alla zootecnia sostenibile.

Esperti in scienze animali, scienze alimentari, nutrizione, salute globale e ricerca clinica si sono uniti all’Intergruppo per condividere le loro opinioni sul ruolo degli alimenti di origine animale.

La riunione è stata aperta dall’eurodeputata Cassart (Renew Europe, gruppo dei Liberali), che ha posto la domanda chiave: «Che cosa significherebbe una dieta con una quantità significativamente ridotta di proteine animali?».

Cassart ha poi evidenziato la continua demonizzazione del consumo di carne rossa, nonostente alcune persone – come i giovani, gli anziani e le donne in gravidanza – traggano grandi benefici per la loro salute dagli alimenti di origine animale. La demonizzazione della carne, quindi, è davvero giustificata? L’eurodeputata ha inoltre formulato un’altra domanda: «Le alternative alle proteine animali sono spesso prodotti plant based ultra trasformati, abbiamo degli studi sull’impatto dell’ultra trasformato sulla salute umana?».

L’eurodeputato Bernhuber (Partito popolare europeo) ha poi sollevato la questione dell’approccio “in bianco e nero” al cibo, secondo cui alcuni alimenti sono considerati cattivi e altri buoni. Ha dichiarato che, pur essendo certamente necessario continuare a migliorare la produzione alimentare, occorre abbandonare questo approccio polarizzante al consumo di cibo, prima che possa arrecare danni alla nostra salute.

La parola è poi stata data ai ricercatori, medici e scienziati.

La ricercatrice Flaminia Ortenzi, Global Alliance for Improved Nutrition (GAIN) ha risposto alla domanda «Quanto sono preziosi dal punto di vista nutrizionale gli alimenti di origine animale?Con quanta facilità (o difficoltà) possiamo sostituire le proteine animali con alternative?» posta al ricercatore Jean-François Hocquette dell’INRAe (Istituto nazionale di ricerca agronomica e ambientale francese) mentre la dottoressa Alice Stanton, del Royal College of Surgeons (Irlanda), ha risposto sulla questione: «Che cosa sappiamo davvero sugli alimenti di origine animale e le malattie croniche?».

Flaminia Ortenzi di GAIN ha aperto la discussione condividendo alcune statistiche sulle carenze globali di nutrienti essenziali, prima di soffermarsi sul valore degli alimenti di origine animale per la nutrizione mondiale. Ha affermato che più della metà della popolazione mondiale ha un’assunzione inadeguata di diversi nutrienti essenziali. Più di 4 miliardi di persone non consumano abbastanza ferro, riboflavina, folati e vitamina C.

Flaminia ha sottolineato che questo non riguarda solo il Sud globale. Osservando le proprietà nutrizionali, ha evidenziato che nessun alimento, da solo, ottiene punteggi elevati in tutti i parametri: per questo motivo è necessario seguire diete equilibrate che includano diversi tipi di alimenti. Ha quindi concluso con un fatto semplice ma fondamentale: alcuni dei nutrienti chiave di cui abbiamo bisogno si trovano solo negli alimenti di origine animale.

Successivamente è intervenuto Jean-François Hocquette dell’INRAe, che ha condiviso i principali risultati di recenti studi sul consumo alimentare. Secondo l’Eurobarometro, i fattori principali che i consumatori europei considerano negli acquisti di cibo sono il prezzo (54%), seguito dal gusto (51%) e dalla sicurezza alimentare (46%).

Ha poi illustrato alcuni punti chiave del recente rapporto dell’EASAC sulle alternative alla carne e spiegato che, a seconda del livello di trasformazione, i prodotti vegetali analoghi alla carne possono avere un impatto ambientale ridotto, ma suscitano alcune preoccupazioni per quanto riguarda la presenza e la biodisponibilità di micronutrienti.

Per quanto riguarda la carne coltivata, ha osservato che vi sono ancora diverse incertezze nelle valutazioni del ciclo di vita (LCA) e che benefici e rischi per la salute restano poco chiari a causa della limitata esposizione sul mercato. Ha inoltre sottolineato come l’alimentazione cellulare necessiti di un alto uso di energia ma anche di ormoni di crescita e di antibiotici. L’impatto sulla salute umana la scienza non è in grado di valutarlo.

Alice Stanton ha mostrato una serie di titoli che affermavano che “le uova, i latticini o la carne rossa fanno male”, sottolineando però che queste affermazioni sono state smentite da studi scientifici. Ampi studi hanno dimostrato che la carne rossa ha un effetto neutro sulla mortalità e sulla salute cardiovascolare.

Ha poi evidenziato una preoccupazione riguardo a pubblicazioni scientifiche, documenti politici e linee guida alimentari che continuano a ripetere calcoli e stime errati sul consumo di carne. Ha fatto particolare riferimento allo studio Global Burden of Disease, che ha mostrato un aumento di 36 volte dei decessi attribuiti al consumo di carne rossa tra l’edizione del 2017 e quella del 2019.

In sintesi, ha ricordato che “Una dieta sana aiuta a proteggere dalla malnutrizione in tutte le sue forme, così come dalle malattie non trasmissibili, tra cui diabete, malattie cardiache, ictus e cancro” (OMS), e che riduzioni drastiche degli alimenti di origine animale, come raccomandato da molte diete a base vegetale, peggiorerebbero le già diffuse carenze di micronutrienti e proteine a livello mondiale.

Cliccando qui è possibile rivedere la riunione e scaricare le slide proiettate: sustainablelivestockintergroup.eu/what-would-a-diet-with-significantly-less-animal-protein-mean/.

 

 

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!