Se oggi siamo così alti, forse lo dobbiamo al latte
Un’analisi su migliaia di scheletri umani e sulle transizioni alimentari del passato suggerisce che la persistenza della lattasi e il ricorso al latte abbiano contribuito ad accelerare crescita staturale e massa corporea in alcune regioni, soprattutto nell’Europa centro-settentrionale

Da alimento simbolo dell’infanzia a pilastro della pastorizia, il latte ha intrecciato biologia e cultura molto più di quanto immaginiamo. Una ricerca pubblicata su PNAS ha ricostruito le tendenze di lungo periodo della statura e della massa corporea umane, mettendole in relazione con le grandi transizioni di sussistenza (caccia-raccolta → agricoltura → allevamento) e con la diffusione della persistenza della lattasi (LP), ossia la capacità di digerire il lattosio anche in età adulta. I risultati mostrano che in Europa centrale e settentrionale l’aumento di statura e massa corporea coincide con le fasi in cui la selezione naturale ha favorito varianti genetiche associate alla digestione del latte, offrendo un supporto alla cosiddetta “Lactase Growth Hypothesis”.
Contesto scientifico
Il passaggio alla produzione agricola è stato spesso interpretato come un “banco di prova” per la salute: diete più monotone, più densità abitativa, maggiore esposizione a patogeni e zoonosi. Gli indicatori scheletrici, tuttavia, raccontano una storia non lineare. Nelle aree dove la domesticazione delle piante e degli animali è avvenuta in situ (ad esempio Levante e Cina), la statura e la massa corporea risultano relativamente stabili nel tempo. Dove invece l’agricoltura si è diffusa in ambienti climaticamente più ostili per le colture sud-occidentali, l’allevamento da latte ha agito da fattore di buffering energetico, con segnali di aumento delle dimensioni corporee in concomitanza con la selezione per LP.

Diagrammi di dispersione con linee di Lowess che illustrano modelli generali di ( A ) variazione della statura, che illustrano un declino generale nell’arco di 30 kya, seguito da stabilità durante il Pleistocene terminale e l’inizio dell’Olocene, nel periodo caratterizzato dall’origine e dalla diffusione dell’agricoltura nella maggior parte delle regioni; ( B ) massa corporea che diminuisce fino al periodo di ampia adozione dell’agricoltura successivo a 7 kya. Le regioni ombreggiate rappresentano intervalli di confidenza del 95% attorno alle linee di adattamento.
Materiali e metodi
Lo studio ha integrato 3.507 stime di statura (ricavate prevalentemente dalla lunghezza massima del femore, e in assenza dalla tibia) e 3.342 stime di massa corporea (basate su diametro della testa femorale o ampiezza del piatto tibiale) provenienti da 366 siti archeologici del Levante, Europa meridionale/centrale/settentrionale, Valle del Nilo, Asia meridionale e Cina, coprendo un arco cronologico dal Tardo Pleistocene all’Olocene recente (≈34.300 anni fa → presente). Le serie sono state analizzate per coorti millenarie e come variabile continua, con smoothing LOWESS e test univariati, interpretando i risultati alla luce delle traiettorie culturali regionali e delle evidenze genetiche sulla LP.

Diagrammi di dispersione con linee di Lowess che illustrano le tendenze a lungo termine di ( A ) statura e ( B ) massa corporea nel Levante, una regione che rappresenta la prima transizione all’agricoltura e la domesticazione in situ di numerose specie vegetali e animali. Le regioni ombreggiate rappresentano intervalli di confidenza del 95% attorno alle linee di adattamento.
Risultati
Il quadro generale evidenzia un calo di statura e massa fino a circa 8–6 mila anni fa, prima e durante l’adozione dell’agricoltura in molte aree, seguito da un recupero con marcate differenze regionali. Nel Levant e in Cina (domesticazioni locali, transizioni graduali) i valori restano stabili sul lungo periodo. In Europa meridionale si osserva un declino iniziale con successiva stabilità. In Europa centrale e settentrionale, invece, la crescita staturale e, in parte, della massa, si accentua tra ~8–2 mila anni fa, in sincronia con le fasi di selezione per LP documentate da antichi DNA (spazzate selettive ca. 6.000–2.000 anni fa, più intense dopo ~3.000 anni fa). Sub-regioni come Scandinavia e Baltico mostrano gli incrementi più netti; la Britannia presenta variazioni più contenute.

Diagrammi di dispersione con linee LOWESS che illustrano la variazione temporale della massa corporea nell’Europa meridionale, centrale e settentrionale, nella valle del Nilo, nell’Asia meridionale e in Cina. Parametro di smoothing Lowess: Europa meridionale = 0,9, Europa centrale = 0,8, Europa settentrionale = 0,9, valle del Nilo = 1,1, Asia meridionale = 1,1, Cina = 1,0. Le regioni ombreggiate rappresentano intervalli di confidenza del 95% attorno alle linee di adattamento.

Diagrammi di dispersione con linee LOWESS che illustrano la variazione temporale della statura nell’Europa meridionale, centrale e settentrionale, nella valle del Nilo, nell’Asia meridionale e in Cina. Parametro di smoothing Lowess = 0,8, eccetto quanto segue: Europa settentrionale = 0,9, Nilo = 1,1, Asia meridionale = 1,0. Le regioni ombreggiate rappresentano intervalli di confidenza al 95% attorno alle linee di adattamento.
Discussione
L’elemento che collega latte e crescita è duplice: culturale e biologico.
Sul piano culturale, l’allevamento da latte rientra nella “rivoluzione dei prodotti secondari”, offrendo una fonte energetica affidabile in contesti dove le colture erano più incerte.
Sul piano biologico, la persistenza della lattasi consente di sfruttare il lattosio in età post-svezzamento e può associarsi, durante la crescita, a concentrazioni più elevate di IGF-I, un regolatore chiave dell’accrescimento lineare e della tempistica degli eventi di vita. La convergenza temporale tra incrementi fenotipici (statura/massa) e selezione su LP in Europa centro-settentrionale dà sostegno alla Lactase Growth Hypothesis, secondo cui l’accesso diretto al latte avrebbe “turbo-caricato” la crescita in popolazioni esposte a stress nutrizionale cronico.
È importante, tuttavia, distinguere correlazione e causalità: le traiettorie demografiche, le migrazioni (es. aumento dell’ascendenza “steppe” nel Nord Europa), l’onere di malattia, le prassi di svezzamento e la stessa plasticità dello sviluppo hanno contribuito a modelltare il fenotipo. Inoltre, le risposte non sono state uguali tra i sessi: la statura maschile risulta più plastico-sensibile agli stress ambientali, mentre la massa femminile riflette maggiormente gli investimenti energetici legati alla fitness materna.
Implicazioni per la salute e l’etica dell’informazione sul latte
Per il lettore di settore, il messaggio non è “il latte rende più alti” in senso deterministico, ma che, in specifici contesti ecologici e culturali, la disponibilità di latte e la persistenza della lattasi possono aver mediato lo stress energetico, favorendo una crescita più marcata in termini statistici. Queste osservazioni riguardano popolazioni antiche e non legittimano semplificazioni prescrittive sulla dieta moderna. In chiave di salute pubblica, vanno considerati: la grande variabilità della tolleranza al lattosio tra popolazioni e individui, il ruolo dei fermentati (yogurt e formaggi, in cui il lattosio è ridotto), e la differenza tra latte crudo e latte trattato termicamente nelle implicazioni microbiologiche e nutrizionali. L’etica della comunicazione richiede di evitare slogan eccessivi e di restituire la complessità: qui il latte è parte di una storia evolutiva che intreccia genetica, cultura e ambiente, non una soluzione universale.
Conclusioni
L’analisi bioarcheologica su migliaia di individui mostra che le dimensioni corporee umane hanno seguito traiettorie diverse a seconda dei regimi alimentari e delle strategie di sussistenza. In Europa centro-settentrionale, l’integrazione del latte nella dieta insieme alla persistenza della lattasi appare collegata a un accrescimento di statura e massa durante l’Olocene medio-tardo. Questo non annulla la complessità dei fattori in gioco, ma sottolinea come le scelte alimentari e le innovazioni zootecniche possano incidere a lungo termine sul fenotipo umano. Per chi lavora nella filiera del latte, il valore di questi dati sta nel comprendere che l’alimento non è solo un prodotto economico e nutrizionale: è anche un agente storico nel rapporto tra biologia e cultura.

Mappe di calore delle variazioni spaziotemporali di statura e massa corporea nell’Europa dell’Olocene. I punti rossi indicano la posizione dei siti.
Fonte: J.T.Azione, E.Pomeroy, C.B.Ruff, M.Marrone, M.UN.Gasperetti, F.Li, L.Maher, C.Malone, V.Mushrif-Tripatia, E.Parkinson, M.Rivera, E.E.Vedi, S.Stefanovic, S.Stoddart, G.Zariņa, eJ.C.K.Pozzi, Le tendenze a lungo termine nelle dimensioni del corpo umano tracciano la variazione regionale nelle transizioni di sussistenza e l’accelerazione della crescita legate all’industria casearia, Proc. Natl. Acad. Sci. USA 120 (4) e2209482119, https://doi.org/10.1073/pnas.2209482119 (2023)



















































































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