Dal prezzo alla gestione dell’offerta: cosa emerge dal Tavolo del Latte 2025

Tavolo del Latte: le organizzazioni chiedono tutela dei prezzi, programmazione e una filiera unita per sostenere gli allevatori

latte
3 Dicembre, 2025

Il 2 dicembre scorso, il “Tavolo del Latte” convocato dal governo sotto l’egida del ministro Francesco Lollobrigida, ha rappresentato un momento cruciale per il futuro del comparto lattiero‑caseario italiano, in un contesto segnato da tensioni sui prezzi alla stalla e da squilibri fra costi di produzione e remunerazione.

“Il raggiungimento di un’intesa sul prezzo è fondamentale per dare prospettive alle stalle e raggiungere l’obiettivo di non lasciare a terra neppure un litro di latte, dopo le incertezze delle ultime settimane che rischiavano di compromettere il futuro di un settore cardine del made in Italy a tavola.” E’ il commento di Coldiretti all’intesa raggiunta al tavolo latte convocato dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, a cui va il ringraziamento dell’organizzazione così come all’industria lattiero casearia per il senso di responsabilità dimostrato.

Tra i protagonisti del confronto anche la CIA che ha rivendicato con forza la necessità di difendere i prezzi e i contratti degli allevatori, sostenendo che il latte non può essere trattato come una commodity generica. Più in generale, Cia denuncia un’evidente iniquità nei prezzi: mentre il latte alla stalla subisce cali drastici, i prezzi al consumo non scendono con la stessa rapidità, penalizzando gli allevatori e, al contempo, i consumatori. Sul mercato gravano anche le importazioni a basso costo da Paesi extra-Ue. La CIA ha richiesto l’adozione di un vero “patto di filiera”, con impegni concreti sia dagli allevatori sia dagli altri anelli della filiera, e ha auspicato il rilancio dell’OCM Latte come strumento fondamentale per garantire stabilità, programmazione e gestione delle eccedenze.

Parallelamente, il presidente di Copagri, Tommaso Battista, al Tavolo latte convocato al Masaf, denuncia un crescente divario tra valore reale del latte e prezzo riconosciuto agli allevatori, con rischi per la sostenibilità delle aziende e della filiera. Sollecita una programmazione strutturale, la convocazione periodica del Tavolo e un monitoraggio continuo del mercato. Propone infine, a livello UE, un programma di riduzione volontaria della produzione per prevenire crisi future.

Dal canto della cooperazione lattiero-casearia, la Legacoop Agroalimentare ha presentato una proposta articolata: un piano che contempla un prezzo differenziato per latte “base” e per eventuali eccedenze, il contingentamento del patrimonio bovino per stalla, la valorizzazione delle eccedenze tramite aiuti sociali o destinazioni specifiche, e l’utilizzo di strumenti comunitari per gestire le scorte (ad esempio polveri o burro). Legacoop sottolinea come la cooperazione gestisca una quota significativa del latte nazionale e buona parte dei formaggi DOP, perciò ritiene che stabilità e aggregazione siano condizioni indispensabili per garantire competitività e sostenibilità lungo tutta la filiera.

In questo quadro si inserisce anche la posizione di Confagricoltura. Durante le recenti fiere zootecniche il presidente di Confagricoltura ha dichiarato che l’organizzazione «non accetterà una riduzione del prezzo in Italia». Secondo Confagricoltura, dati recenti mostrano che le filiere lattiero-casearie, in particolare quelle rivolte alla produzione di formaggi a denominazione protetta (DOP/IGP), restano un pilastro fondamentale del sistema agroalimentare nazionale: ridurre il prezzo del latte significherebbe mettere a rischio non solo le stalle, ma anche l’intera catena di valore legata ai prodotti di qualità, con ricadute sulle aree rurali e sull’economia del territorio.

C’è convergenza, tra CIA, COPAGRI, Legacoop e Confagricoltura, su alcuni principi chiave: no a tagli indiscriminati, tutela del reddito degli allevatori, gestione concertata della filiera e valorizzazione del made in Italy. Ma le proposte concrete mostrano anche differenze: dalle preferenze per un prezzo unico e stabile (alcune sigle), fino a modelli più complessi con prezzi differenziati e contingentamenti (altre).

Ciò che emerge con chiarezza è che per molte delle organizzazioni intervenute al Tavolo, non è possibile affrontare la crisi come una mera emergenza: serve una governance strutturata, capace di programmare la produzione, la trasformazione ed il mercato su scala nazionale (e comunitaria), valorizzando le eccellenze ma anche assicurando la sostenibilità economica delle stalle.

In definitiva, il confronto del 2 dicembre potrebbe rappresentare un punto di svolta a patto che le istituzioni, l’industria e la cooperazione siano pronte a tradurre le dichiarazioni in atti concreti.

 

Da leggere - Luglio 2026

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