Agroalimentare italiano 2024: +12,2% di valore aggiunto, ma ancora sotto i livelli del 2000

Cresce la produzione agricola e il lattiero-caseario (+10% formaggi DOP), ma le piccole imprese e le carni ovi-caprine restano fragili

agricoltore-campi-danni-agricoltura
20 Dicembre, 2025

In questi giorni è stata presentata l’edizione 2024 dello storico e atteso Volume “Annuario dell’Agricoltura Italiana”, realizzato dal CREA, strumento di riferimento per l’analisi congiunturale e strutturale del settore primario nazionale, in cui l’osservazione si estende all’intero sistema agro-alimentare.

Il 2024 si è collocato all’interno di uno scenario internazionale complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche persistenti, volatilità dei mercati e crescenti criticità ambientali legate al cambiamento climatico. In tale contesto, il sistema agro-alimentare italiano ha comunque dimostrato una significativa capacità di resilienza, registrando un anno di sostanziale consolidamento. Il miglioramento del quadro economico è stato favorito principalmente dalla riduzione dei costi dei fattori produttivi e dalla stabilizzazione dei prezzi alla produzione. Restano tuttavia aperte criticità strutturali rilevanti, tra cui la frammentazione del tessuto imprenditoriale agricolo e il ritardo nel ricambio generazionale, che rendono necessario un rafforzamento delle politiche orientate a innovazione, sostenibilità e competitività di lungo periodo.

Valore del sistema agro-alimentare

Il Sistema Agro-alimentare Completo (SAAC) italiano è stimato in un valore complessivo di circa 700 miliardi di euro, pari a circa il 15% del fatturato dell’intera economia nazionale. All’interno di questo perimetro, la branca Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (ASP) e l’Industria Alimentare e delle Bevande (IAB) costituiscono i principali motori economici, contribuendo complessivamente a circa il 40% del valore totale del sistema.

Agricoltura e industria alimentare rappresentano inoltre l’asse portante della bioeconomia italiana, un macro-settore che impiega oltre 2 milioni di addetti e incide per circa il 10% sul valore complessivo dell’economia nazionale. Fondata sull’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili e sull’innovazione tecnologica e di processo, la bioeconomia si configura come una leva strategica per la crescita sostenibile e per la transizione ecologica del sistema produttivo.

Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (ASP)

Nel 2024 la branca ASP ha mostrato un andamento economico complessivamente positivo, trainato principalmente dal comparto agricolo. La produzione agricola ha registrato una crescita nominale del +2,5%, raggiungendo un valore stimato di 72,23 miliardi di euro. Ancora più marcato l’incremento del valore aggiunto settoriale, pari al +12,2%, sostenuto dalla significativa flessione dei costi dei fattori produttivi. La dinamica dei prezzi ha determinato un miglioramento della ragione di scambio agricola, cresciuta di circa il +9,6%. Sul piano strutturale, tuttavia, il settore continua a presentare una forte polarizzazione: da un lato imprese agricole di maggiori dimensioni e orientate al mercato, dall’altro una vasta platea di microaziende a bassa integrazione commerciale. Solo il 35% delle aziende agricole risulta infatti stabilmente orientato al mercato. Nonostante la ripresa dell’ultimo anno, il valore aggiunto dell’agricoltura (40,87 miliardi di euro) è ancora più basso rispetto ai livelli del 2000, segnalando problemi strutturali che il settore deve ancora affrontare.

Dinamica dell’Industria Alimentare e delle Bevande (IAB)

L’Industria alimentare e delle bevande si conferma uno dei pilastri, contribuendo per l’11,7% al valore aggiunto complessivo del settore e per il 12,9% all’occupazione, misurata in Unità di Lavoro Annue (ULA). Nel 2024 il comparto ha avuto una buona performance, andando in controtendenza rispetto al resto del manifatturiero italiano. Il valore aggiunto è cresciuto del 2%, mentre l’occupazione è aumentata del 3,9%, a fronte di un calo generale del manifatturiero del 3%. Un ruolo chiave nel successo del settore è stato svolto dalle esportazioni. Dal punto di vista strutturale, si osserva un ridimensionamento delle ditte individuali e delle società di persone, accompagnato da un aumento delle società di capitale (+2%), indicativo di un progressivo rafforzamento patrimoniale e organizzativo.

Produzioni zootecniche: peso economico e principali dinamiche

Il comparto zootecnico rappresenta il 33,2% del valore complessivo della produzione agricola nazionale, confermandosi un segmento strategico dell’intera filiera agro-alimentare.

Carne bovina e bufalina

Nel 2024 la produzione nazionale di carne bovina ha raggiunto 642.400 tonnellate, con un incremento del +6,5% rispetto all’anno precedente, sostenuto dall’aumento dei capi macellati (+3,5%). Il valore della produzione bovino-bufalina è salito a 4,097 miliardi di euro (+7,3%). Le attività di macellazione risultano fortemente concentrate nel Nord Italia, in particolare in Veneto (30%) e Lombardia (23%). A fronte di un lieve recupero del patrimonio bovino (+3,3%), prosegue la riduzione del numero di allevamenti da carne, scesi a 64.445 unità. La produzione di carne bufalina ha invece registrato una lieve flessione (-1,1%).

Carni ovi-caprine

Di segno opposto l’andamento delle carni ovi-caprine. Il patrimonio nazionale è sceso a 6,3 milioni di capi (-5,1%), distribuiti in 108.061 allevamenti (-3,8%). La produzione di carne ha subito una contrazione significativa (-16,7%), attestandosi a circa 24.000 tonnellate, a causa della forte riduzione dei capi macellati. Il valore della produzione è diminuito a 186 milioni di euro (-4%), in un contesto di consumi pro capite strutturalmente contenuti (circa 1 kg annuo).

Latte e derivati

Le consegne di latte bovino all’industria hanno superato i 13 milioni di tonnellate (+2%), con la Lombardia che concentra il 47% del totale nazionale. Il valore complessivo della produzione di latte bovino e bufalino ha raggiunto 7,1 miliardi di euro (+9,7%). Particolarmente dinamica la produzione di formaggi DOP, cresciuta del +10%, mentre l’export lattiero-caseario ha raggiunto un massimo storico di 6,3 miliardi di euro.

Anche il comparto ovino ha mostrato segnali positivi: le consegne di latte sono aumentate del +2,6% e il valore della produzione di latte ovino e caprino è stimato in 755 milioni di euro (+6%). La produzione di Pecorino Romano DOP è cresciuta del +7,1%, accompagnata da performance record sui mercati esteri.

Altre attività agricole

Le attività di diversificazione dell’agricoltura, pur interessando solo il 6% delle aziende agricole italiane (quota che raddoppia per quelle condotte da giovani), producono oltre 13,6 miliardi di euro, con attività di supporto (12%) – trainate da contoterzismo e prima lavorazione dei prodotti – e secondarie (7%) – con al vertice agriturismo e agroenergie – sul valore della produzione agricola. Prosegue l’espansione dell’agricoltura sociale (15 regioni con elenchi attivi e circa 500 operatori iscritti) volta all’inclusione e al welfare territoriale, con una crescente attenzione alle attività educative, terapeutiche e di inserimento lavorativo delle persone fragili.

Considerazioni conclusive

Il quadro del sistema agro-alimentare italiano nel 2024 restituisce l’immagine di un settore resiliente ma fortemente polarizzato. La crescita del valore aggiunto riflette in larga misura una dinamica congiunturale favorevole, legata alla riduzione dei costi di produzione, più che a un rafforzamento strutturale generalizzato. La filiera zootecnica evidenzia un modello a due velocità: da un lato il comparto lattiero-caseario e le produzioni DOP, in forte espansione e trainate dall’export; dall’altro segmenti più fragili, come le carni ovi-caprine, che continuano a scontare criticità strutturali. Il necessario consolidamento del sistema richiederà l’attuazione di politiche mirate su innovazione, sostenibilità e riequilibrio territoriale delle filiere produttive. A tal proposito, un ruolo centrale e strategico è affidato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che mira a sostenere la transizione ecologica e digitale, rafforzare la competitività delle imprese e aumentare, appunto, la resilienza delle filiere e dei territori.

 

Da leggere - Agosto 2026

Condividi questa notizia!