Bruxelles sotto assedio: 10.000 agricoltori in piazza contro i tagli alla PAC post-2027
Migliaia di allevatori e agricoltori hanno manifestato il 18 dicembre 2025 a Bruxelles per fermare il taglio dei fondi e l'istituzione del fondo unico, chiedendo garanzie su sovranità alimentare e reciprocità commerciale

La capitale belga, fulcro delle istituzioni europee, è stata teatro di una protesta senza precedenti il 18 dicembre 2025, con la partecipazione di oltre 10.000 produttori provenienti da tutti i 27 Stati membri dell’Unione. Si tratta della più grande mobilitazione agricola degli ultimi trent’anni. Il malcontento espresso tra le strade di Bruxelles nasce dalla percezione di una Commissione Europea distante dalle realtà territoriali e dai bisogni concreti delle imprese.
Il valore strategico della politica comune
Allevatori, agricoltori e associazioni di categoria provenienti da tutti i Paesi Membri hanno espresso profonda preoccupazione per le linee guida della Commissione Europea riguardo la Politica Agricola Comune del prossimo decennio. La riforma della PAC post-2027 prevede un taglio strutturale delle risorse e la creazione di un Fondo Unico. Questo scenario spaventa gli operatori del settore agro-zootecnico che si sono riuniti a Bruxelles per protestare contro le recenti scelte europee in fatto di agricoltura.
Il rischio frammentazione PAC e Fondo Unico
Al centro della controversia si trova la proposta di far confluire i fondi PAC in un fondo unico nazionale, un processo che molti osservatori definiscono una rischiosa rinazionalizzazione delle politiche comunitarie. Secondo i critici della proposta, questa trasformazione strutturale potrebbe generare una competizione diretta tra comparti diversi, come la transizione verde e l’innovazione tecnologica, diluendo le risorse specificamente dedicate al settore primario, limitando la capacità di programmare investimenti a lungo termine.
L’impatto economico della riforma
I dati forniti dalle principali organizzazioni di categoria in protesta delineano un quadro di forte impatto economico per il sistema produttivo italiano. Il taglio complessivo ipotizzato dalle associazioni ammonta a 9 miliardi di euro per il solo territorio italiano, raggiungendo i 90 miliardi se esteso all’intera Unione Europea.
Per gli attori della protesta resta fondamentale che le aziende zootecniche ricevano garanzie concrete su temi come la reciprocità commerciale negli accordi internazionali e la semplificazione burocratica, necessari per competere con mercati esteri meno regolamentati, in particolare con riferimento agli accordi del Mercosur.
Le dichiarazioni delle associazioni di categoria
Fedagripesca Confcooperative
Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca Confcooperative, ha evidenziato come manchi una visione strategica, dichiarando che la scelta è quella di “delegare a 27 singoli Stati la politica agricola, l’unica vera politica comune che è stata realizzata”.
Cia
Cristiano Fini, presidente di Cia, ha affermato che “la proposta von der Leyen condanna il futuro del settore”, sottolineando come altri attori mondiali come Cina e Stati Uniti stiano invece potenziando i propri investimenti. Secondo Fini, questa proposta rischia di far chiudere oltre 270.000 aziende nel Paese, colpendo duramente soprattutto il Sud con punte del -51% nel comparto zootecnico. Anche il comparto della pesca e dell’acquacoltura subirebbe un tracollo, con tagli fino al 67% delle risorse dedicate.
Coldiretti
Anche il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha ribadito che “l’Ue taglia i fondi in maniera folle”, impedendo di potenziare le esportazioni e di difendere il cibo di qualità. Prandini ha denunciato un approccio che favorisce altri attori globali, affermando che “gli Usa, con il Farm Bill, destinano all’agricoltura risorse quadruple rispetto all’Europa”.
Copa/Confagricoltura
In questo contesto, il governo italiano ha espresso soddisfazione per il rinvio del summit del Mercosur, ritenuto utile per ottenere le salvaguardie necessarie a tutela dei produttori. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, ha sottolineato come si stiano costruendo leggi che portano alla distruzione dell’Unione invece di riunirla, dichiarando che “la futura politica va verso la rinazionalizzazione, che è esattamente l’opposto di dove si dovrebbe andare”. Gli agricoltori in protesta nella mobilitazione di Bruxelles riportano la necessità di una politica agricola capace di bilanciare le ambizioni ambientali con la sostenibilità economica dei produttori.
Copagri
Tommaso Battista, presidente di Copagri, ha ribadito che la sostenibilità ambientale non può essere disgiunta da quella economica e sociale, poiché senza reddito non può esserci presidio del territorio.
In conclusione
Le organizzazioni sindacali chiedono un ritorno a una visione strategica che rimetta al centro la produzione di cibo di qualità e la tutela dei consumatori, opponendosi alla deriva tecnocratica che sembra marginalizzare il ruolo degli agricoltori. In definitiva, il messaggio emerso dalle piazze di Bruxelles invita le istituzioni a considerare l’agricoltura non come un costo, ma come una risorsa vitale per la pace sociale e l’indipendenza strategica dell’Europa.



















































































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