Fotovoltaico a terra su terreni agricoli: per la Corte Costituzionale il divieto è legittimo
Respinte le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Lazio: la tutela del suolo agricolo è compatibile con gli obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili

Con la sentenza numero 127, depositata il 16 luglio scorso, la Corte costituzionale si è pronunciata sulla norma che prevede il divieto di installare impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici.
Il contesto
Nel 2024 era stato emanato il decreto-legge 15 maggio n. 63 (cd. “Decreto Agricoltura”), poi convertito nella legge n. 101/2024, un provvedimento adottato per sostenere il settore agricolo e affrontare alcune questioni di interesse strategico nazionale. Al suo interno sono presenti misure economiche e finanziarie a favore delle imprese agricole, interventi sul lavoro in agricoltura, disposizioni per il contrasto alla peste suina africana e al granchio blu, nonché norme sulla tutela del suolo agricolo.
L’articolo 5 di tale atto ha introdotto un limite all’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra nelle aree classificate come agricole (leggi anche “DL Agricoltura: con l’approvazione stop al fotovoltaico a terra e più contrasto alle pratiche sleali“), con la finalità di contenere il consumo di suolo agricolo, consentendo tali impianti solo in specifiche ipotesi eccezionali (ad esempio su alcune aree già compromesse o per interventi su impianti esistenti). Questa disposizione è stata contestata dalle imprese del settore delle energie rinnovabili, che hanno presentato ricorso al TAR del Lazio.
Secondo il TAR il divieto introdotto poteva essere ritenuto incostituzionale in quanto non teneva conto delle caratteristiche dei terreni agricoli, impedendo l’utilizza anche di quelli poco produttivi o degradati, limitava troppo lo sviluppo delle energie rinnovabili e rischiava di ostacolare gli obiettivi europei sulla transizione energetica. Dal canto suo, il Governo ha continuato a difendere la posizione presa, ritenendo che fosse l’unica via per bilanciare la produzione di energie rinnovabili con la salvaguardia del suolo, della biodiversità e della sicurezza alimentare. Per dirimere il contenzioso la valutazione è passata alla Corte Costituzionale.
La sentenza della Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale ha dato ragione al Governo e ha dichiarato non fondate le questioni di costituzionalità. I motivi per cui si è espressa in tal modo sono molteplici e fondati sulle seguenti considerazioni:
- la norma censurata non vieta l’installazione di tutti gli impianti per la produzione di energia solare nelle aree agricole, ma soltanto quella degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra.
- Sono previste specifiche eccezioni e deroghe al divieto, consentendo fra l’altro l’installazione di impianti fotovoltaici a terra nelle aree espressamente individuate dal legislatore (si veda art. 20 del decreto legislativo numero 199 del 2021).
- E’ legittimo potere del Parlamento decidere di dare maggiore tutela ai terreni agricoli senza che questo significhi violare la Costituzione.
- E’ legittimo basarsi sulla destinazione urbanistica del terreno, senza dover verificare caso per caso, poiché negli atti normativi è necessario avere un criterio oggettivo e facilmente verificabile di riferimento, come la classificazione urbanistica del terreno.
La posizione delle Istituzioni e delle Associazioni di Categoria
All’indomani della sentenza, il Governo e le Associazioni di Categoria hanno espresso piena soddisfazione per quanto deciso dalla Corte Costituzionale. In una nota, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha dichiarato:
“Dicevano che avevamo torto, che dovevamo arrenderci all’idea che le nostre campagne, il nostro territorio scolpito dal lavoro quotidiano dei nostri agricoltori avrebbe dovuto essere sacrificato sull’altare dell’ideologia green. Oggi invece la Corte costituzionale ci da ragione. Per i giudici dire basta al consumo di suolo agricolo non viola i principi del diritto europeo e soprattutto non è in contrasto con i valori della nostra costituzione, anzi riconosce la tutela del suolo e della produzione agricola come un bene da salvaguardare. Noi non abbiamo mai detto no all’energia rinnovabile, abbiamo detto che se devono essere installati nuovi impianti devono consentire l’attività agricola ed oggi la suprema Corte afferma che questa nostra scelta è corretta. Noi vogliamo che l’Italia sia sovrana, anche dal punto di vista alimentare e senza suolo agricolo, quest’obiettivo non sarebbe raggiungibile. Sono davvero felice di dirlo ancora una volta, avevamo ragione noi”
Secondo Cia-Agricoltori Italiani la sentenza della Corte Costituzionale è un passaggio fondamentale nella storia delle rinnovabili, che riconosce l’agricoltura come vera energia sostenibile per le comunità territoriali:
“non può esserci sostenibilità, senza un vero equilibro tra energia green e tutela del territorio e del paesaggio, della biodiversità e della produzione agricola (…). La sfida – ribadisce Cia – non è scegliere tra agricoltura ed energia, ma costruire un modello nel quale la produzione di energia rafforzi la competitività delle aziende agricole, rispettandone la funzione primaria: produrre cibo, tutelare il territorio, creare valore nelle comunità rurali. (…) Ora, occorre completare il quadro normativo, semplificare e rendere più certe le procedure autorizzative, favorire la diffusione dell’agrivoltaico sostenibile e rafforzare le politiche di sostegno alle Comunità Energetiche Rinnovabili nelle aree rurali, garantendo continuità agli strumenti di incentivazione e accompagnando la realizzazione dei numerosi progetti di investimento già pronti a partire.”
Anche Coldiretti, in un comunicato stampa ufficiale, esprime la massima soddisfazione per la sentenza ritenendo che rappresenti una vittoria per agricoltori e cittadini, e che dimostri come sia possibile contribuire alla transizione ecologica senza sottrarre nemmeno un metro quadro di suolo alle coltivazioni.
“Lo stop della Consulta conferma la scelta di puntare su soluzioni innovative, dagli impianti installati sui tetti all’agrivoltaico sostenibile, con pannelli elevati da terra che permettono la coesistenza tra produzione di energia e attività agricola. In tale ottica un ruolo chiave può essere svolto dalle comunità energetiche. Questi modelli virtuosi non solo rispettano l’ambiente, ma generano nuove opportunità di reddito per gli agricoltori, migliorando al contempo la resilienza delle colture e contribuendo alla valorizzazione del territorio. Si tratta di un approccio integrato che unisce sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e sviluppo economico locale”.
Fonte: Corte Costituzionale, Masaf, Cia-Agricoltori Italiani, Coldiretti



















































































GDPR Compliant