Micotossine: non solo mais. Anche i foraggi alternativi possono rappresentare un rischio per le bovine da latte
Uno studio del DIANA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, durato sette anni, fornisce nuove evidenze sulla presenza di micotossine nei foraggi diversi dal mais utilizzati nell’alimentazione delle bovine da latte

Quando si parla di contaminazione da micotossine negli allevamenti bovini, l’attenzione si concentra quasi sempre sull’insilato di mais. Tuttavia, una nuova ricerca condotta dal gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti (DIANA) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinato dal Professor ordinario Antonio Gallo, in collaborazione con il Laboratorio di Analisi Zootecniche (Gonzaga, Mantova), dimostra che anche i cosiddetti “foraggi non mais” possono contribuire in modo significativo all’esposizione delle bovine da latte alle tossine fungine.
Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale JDS Communications da Rocchetti et al., ha valutato ben 977 campioni di foraggi raccolti in allevamenti italiani nell’arco di sette anni, dal 2018 al 2025. L’indagine rappresenta una tra le più ampie attività di monitoraggio mai svolte in Italia su questa categoria di alimenti zootecnici.
Cosa sono le micotossine e perché preoccupano
Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da muffe appartenenti principalmente ai generi Fusarium, Aspergillus e Penicillium. Possono contaminare cereali e foraggi già in campo oppure durante la conservazione, soprattutto in presenza di condizioni climatiche favorevoli come elevata umidità e temperature miti. Negli allevamenti bovini, queste contaminazioni possono avere conseguenze importanti: riduzione dell’ingestione alimentare, peggioramento dell’efficienza produttiva, alterazioni del sistema immunitario e riproduttivo, fino a effetti negativi sulla qualità del latte. Anche concentrazioni relativamente basse, se assunte per periodi prolungati, possono compromettere lo stato sanitario degli animali.
Un’indagine su quasi mille campioni di foraggio
I campioni analizzati e valutati statisticamente per la contaminazione di micotossine includevano 642 insilati e 335 campioni tra fieni e paglie provenienti principalmente da Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Tra i foraggi esaminati figuravano insilati di frumento, sorgo, triticale, loietto e miscugli cerealicoli, oltre a paglia di frumento, fieni di graminacee e fieni di erba medica. L’obiettivo era valutare la presenza delle principali micotossine regolamentate di origine Fusarium: DON (deossinivalenolo), ZEN (zearalenone), FB (fumonisine totali). Le analisi sono state effettuate mediante metodi ELISA accreditati presso il Laboratorio di Analisi Zootecniche (Gonzaga, Mantova). La figura seguente riassume i principali risultati emersi da sette anni di monitoraggio delle micotossine in foraggi non mais destinati all’alimentazione delle bovine da latte in allevamenti italiani, evidenziando prevalenza, livelli di contaminazione e differenze tra le diverse tipologie di foraggio.

DON: la micotossina più diffusa
Tra tutte le tossine monitorate, il DON è risultato il contaminante più frequente. È stato rilevato nel 48% dei campioni analizzati, con concentrazioni particolarmente elevate nelle paglie e negli insilati ottenuti da miscugli cerealicoli. In alcuni casi sono stati registrati valori estremamente elevati, fino a 46.000 µg/kg di sostanza secca. Secondo gli autori, questo risultato è strettamente legato alla biologia dei funghi del genere Fusarium, che trovano nei residui cerealicoli e nelle paglie un substrato ideale per svilupparsi e produrre tossine.
Zearalenone in aumento negli ultimi anni
Lo studio ha evidenziato anche un andamento interessante per lo zearalenone (ZEN), una micotossina nota soprattutto per i suoi effetti sul sistema riproduttivo degli animali. Sebbene la prevalenza complessiva sia risultata inferiore rispetto al DON, i livelli più elevati sono stati osservati negli insilati di sorgo e nelle paglie. Inoltre, negli ultimi anni del monitoraggio è emersa una tendenza all’aumento delle concentrazioni medie, con un picco registrato nel periodo 2024-2025. Secondo i ricercatori, questo fenomeno potrebbe essere collegato alle mutate condizioni climatiche, in particolare all’aumento dell’umidità e delle precipitazioni durante le fasi di raccolta e conservazione dei foraggi.
Fumonisine meno frequenti, ma da non sottovalutare
Le fumonisine sono risultate meno diffuse rispetto alle altre tossine considerate, ma con episodi occasionali di contaminazione significativa, soprattutto negli insilati di sorgo. Al contrario, i fieni di leguminose, come l’erba medica, hanno mostrato livelli generalmente molto bassi o assenti. Questo conferma come la suscettibilità alla contaminazione dipenda fortemente sia dalla specie vegetale sia dalle condizioni ambientali e di conservazione.
Il clima gioca un ruolo chiave
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il legame tra andamento climatico e contaminazione fungina. Gli anni 2018 e 2019, caratterizzati da elevata piovosità e umidità nelle principali aree foraggere italiane, hanno coinciso con i livelli più elevati di DON osservati durante tutto il periodo di monitoraggio. Al contrario, le annate più siccitose hanno mostrato contaminazioni generalmente inferiori. Questo dato rafforza l’idea che il cambiamento climatico possa influenzare in maniera crescente la sicurezza degli alimenti destinati agli animali.
Un messaggio importante per il settore lattiero-caseario
Il messaggio principale dello studio è chiaro: il rischio micotossine non riguarda esclusivamente il mais. Anche paglie, fieni e insilati alternativi possono contribuire in modo significativo alla contaminazione complessiva della razione alimentare delle bovine da latte, soprattutto quando vengono combinati con altri ingredienti già contaminati. Per questo motivo, i ricercatori sottolineano l’importanza di ampliare le attività di monitoraggio a tutto lo spettro dei foraggi aziendali, adottando strategie di controllo più complete e sistemi predittivi in grado di integrare dati climatici, agronomici e analitici. Nello specifico, lo studio rappresenta un ulteriore passo avanti verso una gestione più precisa e integrata della sicurezza alimentare. In un contesto caratterizzato da crescente variabilità climatica e da sistemi alimentari sempre più complessi, conoscere il profilo di contaminazione dei diversi foraggi diventa essenziale per proteggere salute animale, qualità del latte e sostenibilità delle produzioni. La prevenzione rimane quindi lo strumento più efficace: monitorare tempestivamente le micotossine significa poter intervenire prima che il problema si rifletta sulle performance produttive e sul benessere degli animali.
Riferimenti bibliografici
La presente nota divulgativa è una sintesi del seguente articolo scientifico, in cui è riportata tutta la letteratura citata: Rocchetti, G., Catellani, A., Canossa, M., Errico, M., Froldi, F., Lapris, M., Mastroeni, C., Novara, V., & Gallo, A. (2026). Occurrence of major mycotoxins in noncorn forages for dairy cattle: A survey of silages and hays from Italian farms. JDS Communications, 7(3), 309-314.















































































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