Agricoltura italiana, in tredici anni scompare quasi un’azienda su tre
L’indagine Istat fotografa un settore sempre più concentrato: diminuiscono aziende, superfici agricole, allevamenti e manodopera familiare, mentre crescono la dimensione media delle imprese, il ricorso al lavoro esterno e l’informatizzazione. Ancora debole il ricambio generazionale

L’Istat, attraverso questo Focus, presenta i principali risultati dell’Indagine sulla struttura delle aziende agricole (SPA), un’analisi dedicata a descrivere l’evoluzione e le caratteristiche del sistema agricolo nazionale. L’indagine approfondisce diversi aspetti della realtà aziendale, tra cui la gestione delle superfici agricole e degli allevamenti, la disponibilità e l’impiego della manodopera, lo sviluppo delle attività connesse all’agricoltura, l’utilizzo dell’irrigazione, le fonti di reddito e i processi di modernizzazione delle imprese.
L’Indagine SPA risponde alle esigenze informative previste sia dalla normativa europea (Regolamento UE n. 2018/1091) sia dal sistema nazionale del Censimento permanente dell’agricoltura. Le stime riportate riguardano l’insieme delle aziende agricole attive presenti sul territorio nazionale.
Poiché l’obiettivo dell’indagine è analizzare i cambiamenti strutturali del settore agricolo nel tempo, i dati vengono confrontati, ove possibile, con quelli rilevati nel 2010, salvo diversa indicazione.
Superfici agricole in diminuzione e sempre meno conduttori proprietari della terra
Nel 2023 in Italia risultano attive 1.130.358 aziende agricole (tabella 1), un valore sostanzialmente stabile rispetto al Censimento dell’agricoltura 2020 (1.133.023 aziende), ma in forte calo rispetto al 2010, quando erano oltre 1,62 milioni. In tredici anni il numero delle aziende agricole si è quindi ridotto del 30,3%, evidenziando un processo di concentrazione e riorganizzazione del settore.
La Superficie agricola utilizzata (SAU) ammonta a 12,3 milioni di ettari, in diminuzione sia rispetto al 2020 (-1,9%) sia rispetto al 2010 (-4,4%). La Superficie agricola totale (SAT) raggiunge invece 15,9 milioni di ettari. Nonostante la riduzione del numero di aziende, la superficie media aziendale è aumentata: nel 2023 ogni impresa dispone mediamente di 10,9 ettari di SAU, contro i 7,9 ettari del 2010, segnale di una maggiore dimensione media delle aziende rimaste operative.

Tabella 1 – Numero di aziende e superfici agricole negli anni 2023, 2020 e 2010. (Fonte: ISTAT )
A livello europeo, la contrazione della SAU tra il 2020 e il 2023 è stata più contenuta rispetto all’Italia: nei Paesi UE la superficie agricola utilizzata è diminuita dello 0,7%, contro il -1,9% registrato nel nostro Paese.
La riduzione delle aziende agricole ha interessato tutte le aree geografiche italiane. La perdita maggiore di SAU in termini assoluti si è registrata nel Sud, passato da 3,6 milioni di ettari nel 2010 a 3,3 milioni nel 2023, seguito dal Nord-Ovest, dove la superficie utilizzata è scesa da 2,1 a 1,9 milioni di ettari. Più contenuta la contrazione nel Nord-Est, con una perdita di circa 42 mila ettari, mentre nelle Isole la SAU è rimasta sostanzialmente stabile.
Nel 2023 la dimensione media aziendale più elevata si registra nel Nord-Ovest (tabella 2), con 15,9 ettari per azienda, mentre la crescita più significativa rispetto al 2010 riguarda le Isole, dove la superficie media è passata da 9,1 a 13,5 ettari. Il Sud mantiene invece la dimensione media più bassa, pari a 7,3 ettari per azienda, nonostante un incremento rispetto al 2010.

Tabella 2 – Aziende, SAU, superficie media e distribuzione territoriale negli anni 2023 e 2010. (Fonte: ISTAT )
Nel corso degli ultimi anni è cambiato profondamente anche il modello di possesso dei terreni (tabella 3). Nel 2010 quasi tre quarti delle aziende agricole (73,3%) coltivavano esclusivamente terreni di proprietà; nel 2023 questa quota è scesa al 48,8%. Anche la percentuale di SAU appartenente direttamente agli agricoltori è diminuita, passando dal 45,4% del 2010 al 30,3% del 2023. Parallelamente sono aumentate le forme miste di gestione e l’utilizzo di terreni non completamente di proprietà.
Nel 2023: le aziende con terreni in proprietà e affitto rappresentano il 16,4% del totale e gestiscono il 27,8% della SAU, quelle con solo affitto sono l’11,9% delle aziende e utilizzano il 18,7% della superficie agricola. Cresce anche il ricorso a forme di uso gratuito dei terreni.
Questi dati evidenziano una progressiva trasformazione dell’agricoltura italiana, con una maggiore separazione tra proprietà fondiaria e gestione produttiva, e un crescente ricorso all’affitto come strumento per ampliare la base produttiva aziendale.

Tabella 3 – Aziende e SAU per titolo di possesso dei terreni negli anni 2023, 2020 e 2010. (Fonte: ISTAT )
L’uso della superficie agricola: più seminativi, meno prati e pascoli
Tra il 2010 e il 2023, l’uso della superficie agricola si è spostato a favore dei seminativi, la cui incidenza è salita dal 54,7% al 57,1%, mentre i prati e pascoli sono diminuiti dal 26,8% al 24,0%. Le colture legnose sono rimaste sostanzialmente stabili. Secondo ISTAT, questa evoluzione è legata alla riduzione del patrimonio zootecnico, alla maggiore diversificazione delle colture per affrontare i rischi climatici e di mercato e alla naturale stabilità delle coltivazioni legnose, che cambiano più lentamente nel tempo.

Tabella 4 – Superficie agricola utilizzata per macrouso. Anni 2023 e 2010. Composizioni percentuali (Area geografica=100). (Fonte: ISTAT )
La riduzione di prati e pascoli è stata particolarmente marcata nel Centro-Nord (tabella 4), mentre le Isole rappresentano un’eccezione, con superfici a seminativo sostanzialmente stabili e un lieve aumento di prati e pascoli.
Parallelamente, è diminuita la presenza degli allevamenti (tabella 5): le aziende con allevamenti rappresentano il 17,1% del totale nel 2023, in calo rispetto al 2020, mentre la quota di aziende esclusivamente zootecniche è scesa dal 57,9‰ al 36,2‰. Si riduce anche la dimensione media degli allevamenti, passata da 45,8 a 42,1 UBA per azienda tra il 2010 e il 2023, soprattutto nel Nord-ovest. Secondo ISTAT, pesano l’aumento dei costi di gestione, gli investimenti richiesti per l’innovazione, la concorrenza internazionale e la riduzione della domanda.

Tabella 5 – Quota di aziende con allevamenti e numero medio di unità di bestiame adulto (UBA). Anni 2023, 2020 e 2010. (Fonte: ISTAT )
Un ulteriore indicatore di despecializzazione nella coltivazione agricola si basa sul conteggio delle specie vegetali diverse coltivate dalle aziende con coltivazioni (tabella 6). In linea generale, una maggior diversificazione delle colture può ridurre l’esposizione aziendale ai rischi derivati dai cambiamenti climatici e alle fluttuazioni della domanda e dei prezzi, oltre che favorire la biodiversità e, più in generale, la sostenibilità.
Nel 2023, la percentuale di aziende che praticavano una sola coltivazione è del 39,2%, in flessione rispetto al 41,7% del 2020, mentre le aziende con più di tre coltivazioni sono il 17,9%, in crescita rispetto al 16,2% del 2020. Si segnala, tuttavia, che nel triennio il peso relativo della SAU occupata dalla coltivazione principale è cresciuto, essendo passato dal 58,2% del 2020 al 65,3% del 2023.

Tabella 6 – Numero di aziende con coltivazioni(o SAU) per numero di coltivazioni praticate. Anni 2023 e 2020. (Fonte: ISTAT )
In diminuzione la percentuale di superfici irrigate
Nel 2023 la SAU irrigabile (tabella 7) ammonta a 3,57 milioni di ettari, in lieve calo rispetto ai 3,75 milioni del 2010, mentre la sua incidenza sulla superficie agricola complessiva resta sostanzialmente stabile (29,1%). Diminuisce invece la quota di superficie effettivamente irrigata, scesa dal 64,5% al 61,3% della SAU irrigabile. Permangono forti differenze territoriali: nel 2023 si passa dal 79,3% di superfici irrigate nel Nord-ovest al 40,7% del Centro, mentre il Nord-est è l’unica area in cui la superficie irrigabile risulta in lieve aumento rispetto al 2010.

Tabella 7 – Superficie agricola utilizzata irrigabile ed irrigata.Anni 2023 e 2010. (Fonte: ISTAT )
Nel 2023 l’autoapprovvigionamento idrico (tabella 8) interessa il 36,4% delle superfici irrigate, in calo rispetto al 40,6% del 2010, mentre cresce il ricorso alle reti di distribuzione, che alimentano il 61,3% delle superfici irrigate contro il 55,7% del 2010. L’autoapprovvigionamento è più diffuso nel Centro (69,1%) e nel Mezzogiorno, mentre il Nord-ovest registra la quota più elevata di superfici servite da reti di distribuzione (69,8%). Le altre fonti di approvvigionamento restano marginali, rappresentando appena il 2,3% del totale.

Tabella 8 – Superficie irrigata per fonte di approvviggionamento dell’acqua irrigua. Anni 2023 e 2010, percentuali sul totale delle superfici irrigate. (Fonte: ISTAT )
In crescita le aziende con ricavi e con attività connesse
Nel 2023 continua il trend di crescita della percentuale di aziende che dichiarano di ottenere ricavi derivanti dall’attività agricola: erano il 73,9% nel 2020, sono l’81,5% nel 2023 (Prospetto 9). Rispetto al 2020, la quota relativa delle aziende di mercato cresce in ogni ripartizione geografica, in particolare nel Centro (dove passa dal 67,0% all’81,8%).
Nello stesso arco temporale, tra le fonti di ricavo cresce l’importanza delle attività connesse a quella principale (dall’1,0% al 2,7%), mentre il 61,3% dei ricavi deriva dalla vendita di prodotti aziendali e il restante 36,0% da sussidi. Le attività connesse rivestono un’importanza relativa molto più elevata nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno, con il picco del Nord-ovest (5,2%).

Tabella 9 – Aziende agricole senza e con ricavi e per fonti di ricavo. Incidenze percentuali. Anni 2023 e 2020. (Fonte: ISTAT )
La diversificazione delle attività agricole (tabella 10) continua a crescere, seppur lentamente: nel 2023 le aziende che svolgono almeno un’attività connessa raggiungono il 6,0% del totale (5,8% nel 2020 e 4,7% nel 2010). Tra le attività in maggiore espansione figurano la produzione di energia da fonti rinnovabili (dallo 0,9% all’1,2%), l’agriturismo, le fattorie didattiche e l’agricoltura sociale (dal 2,3% al 2,5%), oltre alle altre attività connesse e al contoterzismo.
L’agriturismo (tabella 11) si conferma l’attività più remunerativa, rappresentando la principale fonte di ricavo per il 35,6% delle aziende con attività connesse, con un picco del 52,2% nel Centro. Emergono inoltre modelli territoriali differenti: nel Nord prevalgono le energie rinnovabili e la sistemazione di parchi e giardini, mentre nel Mezzogiorno assumono maggiore importanza la trasformazione dei prodotti agricoli e il contoterzismo.

Tabella 10 – Aziende agricole con attività connesse. Incidenze percentuali sul totale. Anni 2023 e 2020. (Fonte: ISTAT )

Tabella 11 – Le attività connesse maggiormente remunerative*. Anno 2023, percentuali di aziende sul totale delle aziende con attività connesse. (Fonte: ISTAT )
Capi azienda più istruiti ma sempre meno giovani, cresce la forza lavoro non familiare
Nel 2023 aumenta la presenza di donne e cresce il livello di istruzione dei capi azienda, ma resta molto bassa la quota di giovani agricoltori (tabella 12). Le donne rappresentano il 32,9% dei capi azienda, in lieve crescita rispetto al 2010 (31,5%), mentre gli under 40 scendono dal 8,4% al 7,9%, confermando le difficoltà del ricambio generazionale legate all’incertezza dei redditi, alla concorrenza internazionale, ai cambiamenti climatici e agli elevati investimenti iniziali richiesti.
Significativo il miglioramento del livello formativo: i capi azienda con diploma quinquennale o laurea passano dal 24,0% del 2010 al 36,4% del 2023, mentre quelli con formazione agraria quasi triplicano, passando dal 4,2% all’11,3%. Le Isole registrano la quota più elevata di diplomati o laureati (40,5%), mentre il Nord-est presenta il valore massimo di capi azienda con titolo agrario (19,0%).

Tabella 12 – Caratteristiche del capo azienda.Incidenze percentuali sul totale. Anni 2023 e 2010. (Fonte: ISTAT )
Nel 2023 un capo azienda su cinque svolge attività remunerative extra-aziendali (20,1%) (figura 1), con una quota più elevata nel Nord-est (23,6%) e più contenuta nel Nord-ovest (18,0%). La propensione a svolgere attività esterne diminuisce all’aumentare della dimensione aziendale: nelle imprese con oltre 50 ettari di SAU interessa il 17,8% dei capi azienda.
Tra il 2010 e il 2023 cala significativamente la forza lavoro agricola (figura 2), che passa da 3,87 a 2,49 milioni di persone (-35,6%). La riduzione riguarda soprattutto la componente familiare, scesa dal 33,9% al 13,0%, mentre cresce il peso dei lavoratori non familiari, quasi raddoppiato dal 24,2% al 41,7%.
Cambia quindi la struttura occupazionale delle aziende agricole: diminuisce il contributo familiare e aumenta il ricorso a manodopera esterna, mentre cala anche la componente femminile, dal 38,4% al 30,5%. A livello territoriale cresce il peso della forza lavoro nel Centro-Nord, passato dal 40,1% al 45,0%, a fronte di una contrazione del Mezzogiorno (tabella 13).

Figura 1 – Tempo dedicato dal capo azienda ad altre attività remunerative extra-aziendali. Anno 2023, percentuali totale dei capo azienda. (Fonte: ISTAT )

Tabella 13 – Numero di persone occupate e giornate di lavoro. Anni 2023 e 2010. (Fonte: ISTAT )
Nel 2023 la dimensione occupazionale media di un’azienda agricola si attesta su 2,2 persone, in flessione rispetto alle 2,4 del 2010 (Figura 2) ed è più elevata nel Nord-est (2,7) e minima nel Centro (2,0). Rispetto al 2010 risulta in maggiore flessione nel Centro-Sud rispetto al Nord. La percentuale di persone occupate straniere si attesta sul 14,5%, in forte espansione rispetto al 2010 (6,2%, Figura 3). I lavoratori stranieri sono quasi uno su quattro nel Nord-est (24,5%) e sono presenti con quote molto più elevate nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno, dove mediamente sono meno di uno su 10 (9,7% nel Sud e 9,2% nelle Isole).
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Figure 2, 3 – Numero medio di persone occupate per azienda agricola (sinistra) e numero di persone occupate in aziende agricole di nazionalità non italiana (destra). Anni 2023 e 2010, percentuali sul totale delle persone occupate, per area geografica. (Fonte: ISTAT )
Tre quarti delle aziende usa macchinari, informatizzazione in crescita ma non nel Sud
Nel 2023 quasi tre aziende agricole su quattro (73,3%) hanno utilizzato almeno un tipo di macchinario per la produzione agricola (tabella 14), con una prevalenza di trattori e macchine per la lavorazione del terreno (72,0%). L’uso e la proprietà dei macchinari aumentano con la dimensione aziendale: interessano l’88,3% delle aziende medie e il 90,3% di quelle grandi, mentre nel Mezzogiorno i valori risultano inferiori, con il minimo nelle Isole (60,3%).
Cresce anche l’informatizzazione delle aziende agricole (figura 4), passata dal 3,8% del 2010 al 18,5% del 2023, ma permane un forte divario territoriale. Il Nord-est raggiunge il 42,4% di aziende informatizzate, contro appena il 6,7% del Sud, invariato rispetto al 2020.
I software sono utilizzati soprattutto per la contabilità e i servizi amministrativi (11,9% delle aziende), seguiti dalla gestione delle coltivazioni (5,4%), delle attività connesse (3,8%) e degli allevamenti (3,6%). La digitalizzazione cresce quindi, ma con una diffusione ancora molto disomogenea tra le diverse aree del Paese (tabella 15).

Tabella 14 – Aziende agricole che hanno utilizzato macchinari. Incidenze percentuali sul totale e incidenza percentuale dei macchinari di proprietà. Anno 2023. (Fonte: ISTAT )

Figura 4 – Aziende informatizzate. Anni 2023, 2020 e 2010, percentuali sul totale delle aziende. (Fonte: ISTAT )

Tabella 15 – Aziende agricole informatizzate. Incidenze percentuali sul totale. Anni 2023 e 2020. (Fonte: ISTAT )
Principali risultati
- Nel 2023, il numero di aziende agricole attive in Italia è pari a 1.130.358 unità, sostanzialmente stabile rispetto al 2020 (1.133.023 unità), ma in significativa riduzione rispetto al 2010 (-30,3%).
- La Superficie agricola utilizzata (SAU) è pari nel 2023 a 12,3 milioni di ettari, in diminuzione sia rispetto al 2020 (-1,9%) sia al 2010 (-4,4%). La dimensione media aziendale decresce nei tre anni (10,9 ettari contro 11,1), risultando massima nel Nord-ovest (15,9 ettari) e minima al Sud (7,3). Nel 2023 scende al di sotto della metà (48,8%) la quota di aziende i cui conduttori coltivavano terreni esclusivamente di proprietà (73,3% nel 2010).
- Tra il 2010 e il 2023, l’uso della superficie agricola si è spostato a favore dei seminativi, il cui peso è cresciuto dal 54,7% al 57,1%. Al contempo, sono i prati e pascoli ad aver ceduto quote di terreno (il loro peso è sceso dal 26,8% al 24,0%). Nel triennio dal 2020 al 2023, è inoltre cresciuta la percentuale di aziende con più di tre coltivazioni diverse (dal 16,2% al 17,9%).
- Nel 2023, le superfici agricole utilizzate irrigabili sono pari a 3,57 milioni di ettari, in diminuzione rispetto ai 3,75 milioni del 2010, ma la quota di SAU irrigabile sul totale si mantiene stabile (dal 29,2% al 29,1%). Si rileva invece una flessione, diffusa a livello territoriale, della quota di SAU effettivamente irrigata rispetto all’irrigabile (dal 64,5% al 61,3%).
- Cresce dal 73,9% nel 2020 all’81,5% nel 2023 la quota di aziende che dichiarano di avere ricavi derivati dall’attività agricola (vendita di prodotti, attività connesse, sussidi): nel triennio 2020-2023, la percentuale di aziende che praticano almeno un’attività connessa alla principale è passata dal 5,8% al 6,0%. L’attività connessa più remunerativa è l’agriturismo (come hanno indicato il 35,6% delle aziende agricole), seguito dal contoterzismo con mezzi propri dell’azienda (11,9%).
- Nel 2023, le aziende agricole occupano 2,5 milioni di persone, con una flessione del 35,6% rispetto al 2010. Mentre i lavoratori familiari sono diminuiti del 75,3%, i non familiari sono cresciuti del 10,8%. I lavoratori stranieri sono il 14,5% del totale, nel Nord-est la quota più elevata (24,5%).
- L’incidenza dei capi azienda giovani (meno di 40 anni) è ancora molto bassa: 7,9% (8,4% nel 2010). È invece in forte crescita la percentuale di capo azienda con diploma quinquennale o laurea, passata dal 24,0% del 2010 al 36,4% del 2023. In forte crescita la quota di aziende agricole informatizzate: dal 3,8% del 2010 al 18,5% nel 2023. Ma l’informatizzazione interessa più marginalmente le aziende al Sud (6,7% nel 2023).





















































































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