Usa, dazi azzerati sull’import di carne macinata: quali ripercussioni per la zootecnia statunitense?

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncia la sospensione temporanea dei dazi sull'importazione di 300.000 tonnellate di carne macinata per i prossimi 90 giorni. La mossa punta ad abbassare i prezzi al consumo negli Stati Uniti

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24 Agosto, 2026

Venerdì 21 agosto 2026, a Washington, è stato annunciato il via libera temporaneo all’importazione in esenzione di dazio di carne macinata bovina. A comunicarlo è il presidente USA Donald Trump, tramite il suo social Truth. Il provvedimento, che sarà formalizzato con ordine esecutivo entro due settimane, consentirà l’ingresso di un massimo di 300.000 tonnellate di prodotto in novanta giorni fuori dalle normali quote. Secondo la Casa Bianca, gli importatori si sono impegnati a vendere la carne a un prezzo inferiore del 25% rispetto a quello di mercato. L’obiettivo è alleggerire la spesa delle famiglie, ma l’afflusso dall’estero accende il dibattito sulla tenuta della zootecnia interna. La stabilità economica dei produttori primari rappresenta un elemento fondamentale per garantire la continuità degli approvvigionamenti nel medio periodo.

La contrazione della mandria statunitense

Per valutare la portata del provvedimento, occorre considerare lo stato della zootecnia negli Stati Uniti, caratterizzata da una consistenza ai minimi storici dagli anni Cinquanta. Questa contrazione, causata da prolungati periodi di siccità, dall’aumento dei costi dei mangimi e dalla liquidazione delle mandrie, ha spinto i prezzi della carne bovina a livelli record, raggiungendo una media di 6,89 dollari al chilogrammo. Ordinariamente, la politica commerciale protegge la produzione interna applicando dazi del 26,4% sulle importazioni che superano le quote stabilite per i singoli paesi, a fronte di una tariffa di soli 4,4 centesimi al chilogrammo. Per una carne del valore medio di circa 7 dollari al chilogrammo, l’esenzione straordinaria dei dazi comporta un risparmio tariffario immediato che può superare 1,80 dollari al kg.

Analisi dei flussi d’importazione e voci contrarie

L’analisi dei canali di distribuzione evidenzia che la quasi totalità della carne bovina per macinazione proveniente dall’Australia o dal Brasile giunge negli Stati Uniti congelata. Secondo gli analisti di mercato, questo prodotto si indirizza prevalentemente verso l’industria della ristorazione collettiva e le catene di fast food, mentre i supermercati utilizzano carne fresca per i banchi frigo. Nonostante questa distinzione, la National Cattlemen’s Beef Association esprime una decisa contrarietà alla misura, giudicata inefficace per stimolare l’allevamento interno. Esponenti politici del Nebraska, del Montana e del Dakota del Sud denunciano che l’ingresso di carne estera sovvenzionata deprime i prezzi del bestiame vivo, danneggiando chi sta investendo nel mercato interno. L’associazione segnala inoltre che l’intervento favorisce la concentrazione industriale, in una filiera dove quattro grandi gruppi controllano già l’87% della macellazione nazionale. La ricerca di un equilibrio impone di valutare sia i benefici di breve termine sul consumo sia la sostenibilità a lungo termine delle stalle.

Scenari futuri per la filiera

La temporanea sospensione dei dazi evidenzia la complessa interazione tra politiche commerciali d’emergenza e stabilità dei mercati zootecnici. Nel breve termine, l’importazione di carne congelata fungerà da test per la reattività dei prezzi al consumo e la tenuta delle quotazioni del bestiame. Tuttavia, molti esperti indicano che il rilancio dell’offerta nazionale richiederà interventi di sostegno strutturale volti a ridurre i costi dei fattori di produzione, quali carburanti, mangimi e attrezzature. Un supporto che non pare scontato nel breve termine durante l’attuale amministrazione

Fonte: Truth; CNBC

 

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