Interazioni tra uomo e lupo: ISPRA propone un protocollo tecnico per affrontare il problema dei lupi urbani
Un documento operativo per supportare Regioni e Province Autonome nella gestione dei lupi che si avvicinano troppo all’uomo.

L’aumento della popolazione del lupo in Italia, tornato a colonizzare anche territori da cui era scomparso da decenni, sta generando nuove criticità nella convivenza tra uomo e fauna selvatica. Sempre più frequenti sono le segnalazioni di lupi che si avvicinano ai centri abitati, predano animali domestici e, in alcuni casi, si spingono a comportamenti potenzialmente pericolosi per l’uomo.
In risposta a questa situazione, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in collaborazione con il progetto Life Wild Wolf, ha elaborato un protocollo tecnico per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti, presentato nei mesi scorsi alle Regioni e alle Province Autonome, d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
Un fenomeno in crescita
La diffusione del lupo in aree densamente abitate è confermata dai numeri: tra il 2017 e il 2024, ISPRA è stata coinvolta in circa 100 situazioni di allarme sociale, con 61 casi nel solo biennio 2022-2023. Sette i lupi che, nello stesso periodo, hanno mostrato comportamenti aggressivi verso l’uomo, per un totale di 19 aggressioni documentate, tra cui spiccano gli 11 attacchi di una singola lupa a Vasto nell’estate 2023.
A questi si aggiunge il recente episodio del 10 giugno 2025 ad Agnone (IS), dove una femmina di lupo ha ferito una ragazza ed è stata successivamente trasferita in un’area recintata del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
In altri casi, la “confidenza” con l’uomo si manifesta attraverso comportamenti meno eclatanti ma comunque problematici: lupi che frequentano stabilmente aree urbane predano cani e gatti, o mostrano scarsa reattività alla presenza umana.
Prevenzione, monitoraggio, dissuasione: le misure proposte
Il Protocollo sperimentale ISPRA fornisce un percorso tecnico-operativo per aiutare le autorità locali a rispondere in modo proporzionato e graduale alle diverse situazioni. Il documento:
- Classifica le interazioni tra uomo e lupo in base al grado di rischio;
- Indica azioni preventive, come la corretta gestione dei rifiuti e la custodia degli animali da compagnia;
- Prevede misure di dissuasione attiva, come l’uso di pallottole di gomma o altri strumenti non letali;
- Include interventi di traslocazione o, in casi estremi, la rimozione definitiva degli individui problematici.
Importante sottolineare che nessun lupo è mai stato abbattuto legalmente in Italia. Tutti gli interventi, compresi quelli di rimozione, sono stati effettuati nel rispetto della normativa nazionale ed europea, previa autorizzazione del Ministero e parere tecnico di ISPRA.
Una soglia di rimozioni annuali per garantire la conservazione
Il protocollo affronta anche un tema delicato: quante rimozioni sono compatibili con la tutela della specie? Applicando un criterio cautelativo basato sull’indagine nazionale 2020-21 – che stima circa 3.500 lupi in Italia, con una quota di ibridi del 12% nell’Italia peninsulare – ISPRA ha proposto una soglia annua di rimozione del 3-5% della popolazione complessiva. Questa soglia sarà ripartita tra le regioni in base alla superficie di presenza del lupo rilevata a livello nazionale.
Un equilibrio complesso
Il ritorno del lupo è, da un lato, una buona notizia per la biodiversità, ma impone nuove responsabilità e strumenti aggiornati per la gestione del territorio. Il protocollo ISPRA si inserisce proprio in questa logica: favorire la convivenza, minimizzare i rischi, supportare le decisioni degli enti locali.
Nella tabella che segue una sintesi delle soglie regionali risultate dall’applicazione del protocollo per il 2025.




















































































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