A noi che ci occupiamo di latte e carne è utile capire fino in fondo la dieta mediterranea

La Dieta Mediterranea unisce salute, ambiente e tradizione agroalimentare, valorizzando anche gli alimenti animali. Ne abbiamo parlato in questa intervista esclusiva con la Prof.ssa Anna Tagliabue - medico Specialista in Scienza dell'Alimentazione e Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

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18 Settembre, 2025

Esiste un modo chiaro e convincente per restituire agli allevamenti e ai prodotti di origine animale una solida reputazione agli occhi dell’opinione pubblica. Il nostro mestiere, antico e nobile, è da tempo oggetto di denigrazione crescente, che oggi assume forme nuove: l’attivismo vegano e i colossi del cibo artificiale non puntano più su attacchi diretti e aggressivi, ma su strategie più sottili ed efficaci.

Spesso si tende a minimizzare il problema ricordando che, a livello mondiale, il consumo di prodotti di origine animale è in crescita. Tuttavia, un interessante studio scientifico pubblicato sulla rivista Food, intitolato (in traduzione) “Verso diete sane e sostenibili: comprendere le tendenze del consumo alimentare nella UE”, mostra un quadro diverso per l’Europa. Analizzando i dati di vendita dal 2008 al 2021, i ricercatori hanno suddiviso gli Stati membri in due cluster: nei Paesi dell’Europa orientale (cluster blu) i consumi sono aumentati, mentre nel resto dell’UE (cluster arancione) risultano in calo, con poche eccezioni.

Questi dati scientificamente robusti confermano un fenomeno noto: i Paesi emergenti, in crescita economica e sociale, tendono ad aumentare il consumo di proteine, soprattutto di origine animale, mentre i Paesi maturi seguono la tendenza opposta.

Un punto di svolta nella riflessione sul rapporto tra alimentazione e salute fu la pubblicazione, nel 1975, del libro scritto dal fisiologo statunitense Ancel Keys e da sua moglie Margaret, che introdusse il concetto di Dieta Mediterranea. Si tratta non solo di un modello alimentare, ma di un vero stile di vita, comune ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e ad alcune Nazioni confinanti. Secondo Keys, questo approccio è tra i più salutari per l’uomo, e lo dimostrò con basi scientifiche.

Soltanto dopo 42 anni, nel 2017, venne pubblicata in Italia da Slow Food la traduzione con il titolo “La Dieta Mediterranea: come mangiare bene e stare bene”. Nel 2010, questo stile di vita è stato riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

Ruminantia è convinta che un solido argine alla delegittimazione degli alimenti di origine animale (da parte dell’attivismo vegano) e di quelli naturali (messi in discussione dalle multinazionali del cibo ultraprocessato) sia rappresentato proprio dalla Dieta Mediterranea. Un segnale importante in questa direzione è arrivato da Legacoop Agroalimentare (colosso cooperativo italiano con circa 1,4 miliardi di euro di fatturato), che il 15 luglio 2025 ha presentato il Manifesto della Dieta Mediterranea: un documento in 10 punti per rilanciare questo antico stile alimentare a favore della salute umana, dell’ambiente e delle filiere agroalimentari italiane.

Nonostante l’apparente semplicità, la Dieta Mediterranea non è priva di complessità: nel tempo è stata talvolta strumentalizzata per interessi diversi. Nella sua essenza, però, si fonda su un consumo parsimonioso e bilanciato di tutti gli alimenti, inclusi latte, uova e carne.

Per offrire ai lettori di Ruminantia un’analisi chiara e autorevole, ci siamo rivolti alla professoressa Anna Tagliabue, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione, Direttore del Centro Interdipartimentale in Nutrizione Umana e Disturbi del Comportamento Alimentare e Responsabile del Laboratorio di Terapia Metabolica Chetogenica dell’Università degli Studi di Pavia. La professoressa è anche Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

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