Acqua UE, tra progressi e criticità: il ruolo chiave dell’agricoltura

Crescono depurazione e trattamento delle acque reflue, ma per il settore agricolo restano aperti i nodi della qualità delle acque, dei nutrienti e della scarsità idrica, aggravata da siccità sempre più frequenti

crescere - piantina - acqua
24 Marzo, 2026

Nel quadro europeo della sostenibilità, l’acqua si conferma una delle sfide più delicate anche per l’agricoltura. I dati diffusi da Eurostat in occasione della Giornata mondiale dell’acqua mostrano infatti un’Unione europea che migliora sul fronte dei servizi igienico-sanitari e del trattamento delle acque reflue, ma che continua a registrare criticità rilevanti sulla qualità delle acque e sulla disponibilità della risorsa. Ed è proprio qui che il settore primario entra in gioco in modo diretto, perché fertilizzanti, reflui zootecnici, irrigazione e cambiamenti climatici incidono in misura crescente sull’equilibrio dei corpi idrici.

Servizi migliori, ma il quadro resta disomogeneo

Uno dei dati più significativi riguarda la popolazione collegata ad almeno un impianto di trattamento secondario delle acque reflue. Nel 2023 la quota nell’UE ha raggiunto l’80,7%, in aumento rispetto al 77,3% del 2013 e sostanzialmente stabile sul 2022. Si tratta di un progresso importante, perché il trattamento secondario consente di ridurre in modo molto più efficace l’inquinamento organico rispetto al solo trattamento primario.

Resta però un limite strutturale che interessa da vicino il mondo agricolo: nelle aree rurali a bassa densità abitativa, il collegamento alle reti di raccolta e trattamento può risultare più complesso e costoso. Per questo la gestione dei reflui e la tutela delle acque nei territori agricoli continuano a essere un tema centrale, anche alla luce della revisione della direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane.

Nitrati: lieve miglioramento, ma la pressione agricola pesa ancora

Sul fronte della qualità delle acque, Eurostat segnala un lieve miglioramento delle concentrazioni di nitrati nelle falde: nel 2023 il valore medio nell’UE è stato pari a 18,14 mg di NO3 per litro, contro i 18,80 mg/L del 2013. Il dato resta ampiamente al di sotto della soglia di 50 mg/L fissata dalla Direttiva Nitrati per le acque non idonee al consumo umano, ma non basta a cancellare un problema ancora diffuso.

Le principali fonti di apporto di nutrienti alle acque restano infatti l’uso di fertilizzanti e i reflui animali in agricoltura, oltre agli scarichi civili e industriali non adeguatamente trattati. In altre parole, il settore agricolo continua a essere uno dei principali osservati speciali nella partita sulla qualità dell’acqua. I segnali di miglioramento ci sono, ma la velocità del cambiamento appare ancora insufficiente rispetto agli obiettivi europei di riduzione delle perdite di nutrienti.

Fosfati in aumento: il segnale più critico

Se il dato sui nitrati lascia intravedere qualche progresso, quello sui fosfati nei fiumi è decisamente più preoccupante. Dopo i miglioramenti registrati nei primi anni del periodo osservato, le concentrazioni hanno ripreso a salire e nel 2022 sono risultate superiori del 10,4% rispetto al 2017.

Secondo Eurostat, questa inversione di tendenza può essere legata anche al più lento calo delle emissioni di fosforo dal settore agricolo e all’aumento del consumo di fertilizzanti fosfatici nell’UE. Per l’agricoltura è un passaggio cruciale, perché l’eccesso di nutrienti nei corsi d’acqua favorisce l’eutrofizzazione e mette sotto pressione ecosistemi già fragili, soprattutto nei territori a maggiore intensità produttiva.

Fiumi meno inquinati sul piano organico

Un elemento più favorevole arriva invece dalla domanda biochimica di ossigeno (BOD) nei fiumi, indicatore dell’inquinamento organico. Tra il 2007 e il 2022 i valori medi sono scesi da 3,0 a 2,7 mg/L, segnalando un miglioramento legato sia al potenziamento del trattamento delle acque reflue sia a una migliore gestione delle matrici organiche, compresi i letami.

È un dato che interessa da vicino anche il comparto zootecnico, perché dimostra come una gestione più efficiente dei reflui possa produrre effetti concreti sulla qualità delle acque superficiali.

Scarsità idrica e siccità: la vera emergenza per l’agricoltura

Il fronte più critico resta però quello della disponibilità di acqua. Eurostat rileva che, pur restando mediamente contenuto a livello europeo, lo sfruttamento idrico mostra un peggioramento nel breve periodo, soprattutto a causa di siccità più frequenti e più intense. Nel 2022 il 34% della popolazione dell’UE e il 40% del territorio sono stati colpiti da condizioni di scarsità idrica in almeno un trimestre dell’anno.

Per l’agricoltura europea, in particolare per quella dell’Europa meridionale, questo è il punto più sensibile. L’irrigazione, insieme all’approvvigionamento idrico pubblico e al turismo, aumenta la pressione su risorse già limitate. A ciò si aggiunge l’impatto crescente della siccità sugli ecosistemi e sulla produttività della vegetazione, con effetti diretti sulle rese e sulla stabilità produttiva.

Il messaggio che arriva dai dati europei è chiaro: l’UE ha rafforzato alcuni strumenti infrastrutturali e ha ottenuto risultati incoraggianti sul trattamento delle acque reflue e sull’inquinamento organico, ma sul terreno agricolo la sfida è tutt’altro che risolta. Nitrati, fosfati, scarsità idrica e siccità confermano che la gestione dell’acqua è ormai una questione centrale non solo per la sostenibilità ambientale, ma anche per la competitività e la resilienza dell’agricoltura europea.

Consulta qui lo studio integrale.

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