Vitelli allevati in gruppo: opportunità per il benessere, dubbi per gli allevatori

Uno studio canadese rivela che gli allevatori riconoscono i benefici del gruppo, ma esprimono timori su salute, costi e requisiti normativi

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12 Dicembre, 2025

IN BREVE

Studi recenti hanno evidenziato che allevare i vitelli in coppie o piccoli gruppi fin dalla giovane età può migliorare il loro benessere, spingendo alcuni responsabili politici a promuovere questa pratica. Su questa spinta, il Codice di condotta canadese richiede l’adozione di box multipli per i vitelli allevati al chiuso entro il 2031. Sono state condotte 23 interviste con 13 allevatori in Alberta e Columbia Britannica per valutare l’accettazione di questa misura, esplorando atteggiamenti, costi, eticità e fiducia nel processo di sviluppo del Codice. I risultati mostrano opinioni varie: alcuni riconoscono i benefici della socializzazione, altri esprimono preoccupazioni sui nuovi requisiti e sulla rappresentanza degli interessi degli allevatori. Si sottolinea la necessità di supportare gli agricoltori e approfondire la comprensione delle loro opinioni sulle politiche agricole.

Sono ormai molti gli studi che evidenziano che allevare i vitelli da latte in coppie o piccoli gruppi fin dalle prime settimane favorisce il loro benessere, facilitando il passaggio dal latte al cibo solido e permettendo lo sviluppo di capacità cognitive e comportamentali più solide rispetto ai vitelli allevati individualmente. L’allevamento sociale offre anche vantaggi per chi si prende cura degli animali: l’uso di alimentatori automatici può ridurre il carico di lavoro e permettere una gestione più flessibile. Tuttavia, alcuni allevatori continuano a preferire la stabulazione individuale per garantire cure personalizzate e controllare la salute dei vitelli.

Sebbene il contatto sociale possa aumentare la trasmissione di patogeni, numerosi studi non hanno riscontrato effetti negativi significativi sulla salute, sottolineando invece l’importanza di colostro di qualità e igiene delle attrezzature.

In Canada, il Codice NFACC richiederà entro il 2031 che i vitelli tenuti al chiuso siano allevati in box multipli. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of British Columbia di (Canada), pubblicato sul Journal of Dairy Science lo scorso novembre 2025, ha indagato l’accettazione di questa misura tra gli allevatori, analizzando atteggiamenti, percezioni di efficacia e fattori che influenzano l’adozione di questa pratica.

Materiali e metodi

Lo studio ha utilizzato il Quadro Teorico di Accettabilità (TFA) per valutare l’accettazione della stabulazione sociale dei vitelli da parte degli allevatori. Il TFA include sette costrutti principali: l’atteggiamento affettivo, che riflette la percezione dell’intervento da parte degli allevatori; l’onere, ossia lo sforzo percepito per attuare i requisiti; l’etica, ovvero la coerenza con i valori dell’allevatore; la coerenza dell’intervento, che misura la comprensione dei requisiti; i costi opportunità, cioè i benefici o profitti a cui si deve rinunciare; l’efficacia percepita, ossia la convinzione nel raggiungimento dello scopo; e l’autoefficacia, la fiducia nella propria capacità di rispettare i requisiti. È stato aggiunto un ottavo costrutto, la fiducia degli allevatori nel processo di sviluppo del Codice, per valutare quanto essi si sentissero rappresentati.

Reclutamento dei partecipanti

I partecipanti sono stati reclutati tramite incontri in presenza al Western Canadian Dairy Seminar 2024 a Red Deer, Alberta, contatti personali, social media e campionamento a valanga, ovvero con interventi dei partecipanti che identificano altri potenziali intervistati (Miles et al., 2014). Il campione finale comprendeva 13 allevatori provenienti da Alberta (n=10) e British Columbia (n=3), con dimensioni aziendali variabili (media ± DS: 170 ± 105 vacche in lattazione) e diverse pratiche di allevamento dei vitelli.

Tabella 1 – Dati demografici dell’azienda agricola per i partecipanti allo studio, comprese le dimensioni della mandria e i dettagli sugli attuali sistemi di allevamento dei vitelli

Raccolta dati

Lo studio ha previsto interviste ripetute svolte tra marzo e agosto 2024, una strategia comune nella ricerca qualitativa a lungo termine che favorisce approfondimento, verifiche incrociate e un migliore rapporto tra ricercatori e partecipanti. Le interviste ripetute hanno permesso chiarimenti, follow-up e una più solida qualità dei dati, oltre a sostenere la continua riflessione metodologica del team.

Per la prima intervista è stata elaborata una guida semistrutturata basata sui costrutti del TFA (Theoretical Framework of Acceptability), presentata in Tabella 2, con domande organizzate per favorire narrazione e approfondimento libero. Dopo alcune domande introduttive utili a creare relazione, i ricercatori hanno seguito la traccia adattandola quando necessario all’andamento della conversazione. La guida è stata affinata attraverso tre interviste pilota. Le interviste finali, realizzate da TD via telefono, sono state registrate previo consenso informato dei 13 partecipanti.

Tabella 2 – Guida per interviste semistrutturate sviluppata utilizzando il TFA (vedere Sekhon et al., 2017 ) e utilizzata per facilitare le conversazioni con gli allevatori di bovini da latte per indagare i fattori che hanno influenzato la loro accettazione del requisito del Codice lattiero-caseario canadese secondo cui tutti i vitelli allevati al chiuso devono essere alloggiati in comunità entro il 2031.

Risultati

Coerenza dell’intervento

I partecipanti mostravano livelli molto diversi di comprensione del requisito sulla stabulazione in gruppo, basandosi su fonti eterogenee come workshop, consultazione pubblica o semplici scambi con colleghi. Alcuni riferivano una conoscenza approfondita, altri solo superficiale, altri ancora incertezza rispetto all’origine o ai contenuti del requisito. Nel complesso emerge un quadro di consapevolezza variabile e costruita attraverso canali informativi differenti.

Atteggiamento affettivo

Le emozioni e le opinioni espresse verso la stabulazione in gruppo erano contrastanti. Una parte dei partecipanti attribuiva valore alla socializzazione dei vitelli e ne riconosceva i possibili vantaggi, mentre altri esprimevano timori legati alla salute o manifestavano una reazione negativa all’idea di un requisito imposto. Questo senso di imposizione, percepito come esterno all’esperienza dell’allevatore, generava resistenza anche tra chi già adottava questo sistema, segnalando una distinzione tra atteggiamento favorevole alla pratica e atteggiamento verso il vincolo normativo.

Efficacia percepita

Le percezioni di efficacia si sono articolate in due direzioni principali: i benefici per il benessere dei vitelli e dell’allevatore, e l’impatto sulla percezione pubblica del settore lattiero-caseario. Molti allevatori hanno riportato effetti positivi sul comportamento, sulla crescita e sulla gestione, insieme alla possibilità di ridurre il carico di lavoro con la giusta organizzazione. Altri, invece, dubitavano che il cambiamento potesse migliorare l’immagine pubblica, ritenendo il pubblico poco informato sulle pratiche di allevamento. La percezione dell’efficacia risultava quindi influenzata sia dall’esperienza diretta con la stabulazione in gruppo sia dal rapporto con l’opinione pubblica.

Costi opportunità e oneri

Le principali preoccupazioni riguardavano la suzione incrociata, il rischio di malattie e i costi strutturali necessari per adattare gli spazi. Alcuni allevatori hanno riportato esperienze problematiche, mentre altri hanno descritto strategie efficaci per ridurre il problema, come aumentare il latte pre-svezzamento. Il timore di investimenti onerosi era particolarmente sentito dagli allevamenti con strutture al chiuso. Rimaneva inoltre un disaccordo sui tempi di lavoro richiesti da ciascun sistema, spesso legato alla presenza o meno di alimentatori automatici. Nonostante ciò, gli allevatori più esperti in questo tipo di stabulazione raccontavano che una gestione accurata e costante poteva mitigare molte criticità.

Autoefficacia

Gli allevatori variavano nella fiducia verso la propria capacità di adottare la stabulazione sociale. Alcuni si consideravano adattabili e ritenevano il cambiamento gestibile; altri, pur sentendosi in grado, esprimevano una forte resistenza al requisito, convinti che le loro pratiche attuali funzionassero bene e non dovessero essere modificate. Questa resistenza nasceva spesso dalla convinzione che nuovi protocolli dovessero essere introdotti solo in presenza di problemi reali e non per imposizione esterna.

Eticità

Il tema centrale riguardava il ruolo morale dell’allevatore nei confronti dei vitelli. La salute e la crescita erano considerate priorità assolute e parte integrante della “buona vita” del giovane animale. Alcuni partecipanti esprimevano inoltre un apprezzamento per i benefici intrinseci dell’alloggiamento sociale, descrivendo il comportamento vivace dei vitelli in gruppo come un indicatore di benessere. Ne emerge una visione etica basata principalmente sulla salute, ma con un riconoscimento crescente dell’importanza della socializzazione.

Fiducia

La fiducia nel processo di sviluppo delle linee guida era disomogenea. Una parte degli allevatori percepiva una scarsa rappresentanza delle proprie esigenze, ritenendo che le decisioni fossero influenzate da attori esterni o poco coinvolti nella pratica quotidiana. Altri, invece, riferivano esperienze positive grazie alla partecipazione ai periodi di consultazione o al confronto con figure professionali come veterinari o consulenti del settore, considerati interlocutori affidabili. Nel complesso, emergono sentimenti misti tra partecipazione attiva, scetticismo e richiesta di maggiore coinvolgimento diretto degli allevatori.

Conclusioni

E’ stata valutata l’accettazione da parte degli allevatori di bovini da latte della stabulazione in gruppo per i vitelli e di un nuovo requisito nelle politiche sul benessere animale. I partecipanti hanno riconosciuto i benefici di questa tipologia di stabulazione per il benessere dei vitelli, ma alcuni hanno espresso preoccupazioni su come gestire la transizione, prevenendo la suzione incrociata e controllando le malattie, e sull’efficienza del loro lavoro.

Le opinioni sull’impegno lavorativo necessario per la stabulazione sociale rispetto a quella individuale erano divergenti. Nonostante ciò, molti allevatori si sentivano fiduciosi nella propria capacità di adottare la nuova pratica. L’accettazione del requisito variava: alcuni hanno apprezzato la possibilità di fornire feedback, mentre altri hanno percepito una scarsa rappresentanza dei loro interessi e si sono opposti all’obbligo di modificare pratiche che funzionavano nelle loro aziende.

Il TFA si è dimostrato utile per mappare l’accettazione dei nuovi requisiti di stabulazione dei vitelli, e future ricerche potrebbero includere veterinari, altri contesti agricoli o sviluppare nuovi strumenti per valutare valori e prospettive degli allevatori. Pur limitato a 13 partecipanti del Canada occidentale, lo studio fornisce risultati trasferibili ad altri contesti regionali e culturali, suggerendo la necessità di approfondimenti sull’adozione e la gestione della stabulazione in gruppo.

 

Fonte: “Social housing for dairy calves: Farmer acceptance of Canadian industry-led requirements”, Katherine E. Koralesky, Taylor Dyck, Christine Kuo, Marina A. G. von Keyserlingk, Daniel M. Weary. Journal of Dairy Science Vol. 108 No. 11, 2025. https://doi.org/10.3168/jds.2025-26881

"Iniziare bene conviene"

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Da leggere - Luglio 2026

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