Asciutta strategica: come le pratiche di gestione influenzano infezioni e guarigioni
Uno studio tedesco su 765 allevamenti di bovine da latte conferma l'importanza cruciale di questa fase sulla redditività e sulla sanità della mandria

La fase di asciutta rappresenta un passaggio cruciale nel ciclo produttivo della vacca da latte, determinante per la salute della mammella e le performance della lattazione successiva. È proprio in questo periodo, infatti, che il tessuto mammario si rigenera e si creano le condizioni per una nuova produzione efficiente; allo stesso tempo, però, aumenta la vulnerabilità alle infezioni intramammarie.
Lo studio
Un ampio studio condotto in Germania su 765 allevamenti distribuiti tra nord, est e sud del Paese offre una fotografia dettagliata delle pratiche di gestione adottate e dei loro effetti, valutati attraverso indicatori basati sulla conta delle cellule somatiche (SCC), parametro chiave per monitorare lo stato sanitario della mammella.
Sono state visitate complessivamente 253 aziende agricole nel nord ( NR ), 252 nell’est ( ER ) e 260 nel sud ( SR ). Il numero medio di vacche in lattazione per azienda era di 105 in NR, 355 in ER e 45 in SR, con una produzione media di latte di 9.062 kg/vacca all’anno in NR, 9.222 kg/vacca all’anno in ER e 7.606 kg/vacca all’anno in SR.
Il 77% (n = 199) delle aziende agricole in SR allevava oltre l’80% di vacche di razza Simmental. Al contrario, la razza Holstein Friesian era dominante nelle altre 2 regioni (NR: 84% [n = 204]; ER: 79% [n = 198]). In NR ed ER, la durata più comune del periodo di asciutta è stata di 6 settimane (35%, n = 89; 36%, n = 90), mentre in SR è stata di 8 settimane (35%, n = 90). La messa in asciutta brusca è stata il metodo più comune in NR (79%, n = 199), ER (85%, n = 214) e SR (56%, n = 146). Un piccolo numero di aziende agricole ha segnalato un metodo di cessazione della lattazione dipendente dalla singola vacca (ovvero, graduale o improvvisa; 6%, n = 15 in NR; 2%, n = 5 in ER e 6%, n = 16 in SR).
La terapia antibiotica al momento dell’asciutta era frequentemente utilizzata negli allevamenti visitati. In NR, il 63% (n = 158) degli allevamenti utilizzava la BDCT (l’uso di agenti antibiotici al momento dell’asciutta per tutte le vacche). Questa percentuale era leggermente più alta in ER (65%; n = 163), mentre era inferiore in SR (24%; n = 61). In SR, la terapia selettiva per le vacche in asciutta ( SDCT, uso mirato di agenti antibiotici al momento dell’asciutta per singole vacche secondo criteri specifici dell’allevamento) era dominante con il 56% (n = 146), mentre il 20% (n = 52) degli allevatori ha dichiarato di non utilizzare alcun agente antibiotico per l’asciutta. Solo 14 (6%) allevamenti in NR e 20 (8%) allevamenti in ER asciugavano tutte le vacche senza usare antibiotici.

Risultati
Dall’analisi emerge innanzitutto una forte eterogeneità gestionale. La durata dell’asciutta raccomandata di 45-60 giorni ( Tho Seeth et al., 2015 ), è seguita solamente dal 57% (n = 439) della popolazione sottoposta allo studio. Riguardo le modalità di messa in asciutta, variano sensibilmente tra le diverse aree: l’interruzione brusca della mungitura è la pratica dominante, soprattutto nel nord e nell’est del Paese, mentre nel sud si osserva una maggiore diffusione della sospensione graduale. Quest’ultima, seppur meno utilizzata, è generalmente considerata più favorevole perché consente di ridurre progressivamente la produzione di latte, limitando lo stress per l’animale e il rischio di nuove infezioni nelle fasi iniziali della lattazione successiva.
La terapia antibiotica generalizzata alla messa in asciutta (BDCT) è ancora diffusa, adottata da circa il 50% degli allevamenti, anche se meno frequente nel sud della Germania rispetto al nord e all’est. A livello internazionale si osservano differenze marcate: in Francia la diffusione è intorno al 58%, mentre in Nord America raggiunge valori molto elevati, compresi tra il 78% e il 94%. Al contrario, in Finlandia si registra una prevalenza decisamente più bassa, pari a circa il 13%. Per quel che riguarda, invece, la terapia selettiva alla messa in asciutta (SDCT), nello studio analizzato, era adottata dal 39% degli allevamenti, ed ha dimostrato di consentire una riduzione dell’uso di antibiotici fino al 50% senza effetti negativi sulla salute della mammella. L’11% dei partecipanti non utilizzava affatto antibiotici. A livello internazionale, la diffusione della SDCT è molto variabile: più bassa in Canada (31%), intermedia in Francia (42%) e Svizzera (52%), e più elevata in Finlandia (74%) e Austria (78%).
Un ruolo importante nella prevenzione delle infezioni è svolto anche dai sigillanti per capezzoli, che agiscono come barriera fisica contro l’ingresso di patogeni durante l’asciutta. Tuttavia, anche in questo caso l’adozione risulta disomogenea: più diffusa nelle aziende dell’est, decisamente meno nel sud, dove prevale un approccio più conservativo.
Discussione
Uno degli elementi più critici messi in evidenza dallo studio riguarda la scarsa diffusione della diagnostica microbiologica. Nella maggior parte degli allevamenti, infatti, non vengono effettuati esami del latte prima della messa in asciutta, limitando così la possibilità di identificare con precisione le infezioni presenti e di impostare trattamenti realmente mirati. Questo aspetto rappresenta uno dei principali ostacoli alla piena implementazione di strategie selettive efficaci.
Per valutare l’efficacia delle diverse pratiche, lo studio ha analizzato due indicatori chiave: il rischio di nuove infezioni durante l’asciutta (NIRD) e il tasso di guarigione delle infezioni preesistenti (CRD), entrambi calcolati sulla base delle variazioni della conta cellulare prima e dopo il parto. I risultati mostrano valori medi piuttosto simili tra le diverse regioni, con circa un quarto delle vacche che sviluppa una nuova infezione durante l’asciutta e una percentuale di guarigione che si colloca intorno al 60%.
Il dato più interessante, tuttavia, non è tanto il valore medio quanto la forte variabilità tra allevamenti. Alcune aziende mostrano performance molto elevate, con bassi livelli di nuove infezioni e buoni tassi di guarigione, mentre altre evidenziano criticità significative. Questa dispersione suggerisce chiaramente l’esistenza di un ampio margine di miglioramento, legato più alle scelte gestionali che a fattori strutturali o geografici.
L’analisi conferma inoltre che la terapia antibiotica generalizzata è associata, in media, a una riduzione del rischio di nuove infezioni e a un aumento del tasso di guarigione. Tuttavia, questi benefici devono essere bilanciati con la necessità di contenere l’uso di antibiotici. In questo senso, la terapia selettiva rappresenta una soluzione intermedia promettente: se supportata da adeguati strumenti diagnostici e da una corretta valutazione della conta cellulare, consente di mantenere buoni livelli di salute della mammella riducendo significativamente il ricorso ai farmaci.
Conclusioni
Nel complesso, lo studio evidenzia come la gestione dell’asciutta sia ancora caratterizzata da approcci molto diversi e spesso non ottimizzati. La transizione verso modelli più mirati, basati sull’analisi dei dati e sulla valutazione individuale degli animali, appare oggi una necessità non solo per migliorare la salute e il benessere delle vacche, ma anche per rispondere alle crescenti richieste di sostenibilità del settore lattiero-caseario. In definitiva, la fase di asciutta non dovrebbe essere considerata una semplice pausa produttiva, ma un momento strategico in cui si gioca una parte importante della redditività e della sanità della mandria.
Sinossi tratta dall’articolo “Drying-off practices and cell count–based new infection and cure risk over the dry period on 765 German dairy farms“di Andreas R. Böker Roswitha Merle Phuong Do Duc Antonia Hentzsch Annegret Stock Frederike Reichmann Alexander Bartel Svenja Woudstra Martina Hoedemaker, pubblicato sul Journal of Dairy Science del 17 Ottobre 2025 DOI: 10.3168/jdsc.2025-0782


















































































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