Cala ancora l’indice dei prezzi alimentari della FAO. Cereali verso scorte record nel 2025/26

Il benchmark globale cala a 126,4 punti (-1,6% su settembre) e rimane sotto i livelli di un anno fa; le nuove previsioni FAO indicano produzione, utilizzo e commercio cerealicolo in crescita, con il rapporto stock/consumi al massimo dal 2017/18

cereali
12 Novembre, 2025

L’indice FAO dei prezzi alimentari arretra per il secondo mese consecutivo e si attesta in media a 126,4 punti a ottobre, in calo dell’1,6% rispetto a settembre. Il movimento riflette ribassi diffusi per cereali, lattiero-caseari, carne e zucchero, parzialmente compensati dall’aumento degli oli vegetali.

Nel confronto storico, il FFPI resta leggermente al di sotto di ottobre 2024 e rimane più basso di 33,8 punti (-21,1%) rispetto al picco di marzo 2022, segnale di un progressivo allentamento delle tensioni sui mercati delle materie prime alimentari.

Nel comparto cereali, l’indice scende a 103,6 punti (-1,3% su settembre; -9,5% su base annua) con cali per tutte le principali colture. Il grano arretra dell’1,0% su ampia disponibilità globale, prospettive di produzione favorevoli nell’emisfero australe in fase di raccolta e regolare avanzamento delle semine del grano invernale a nord. I cereali secondari perdono l’1,1% tra orzo, mais e sorgo: sul mais, la pressione ribassista degli stock ampi è stata solo in parte attenuata dalle rese più contenute stimate nell’Unione europea – e potenzialmente negli Stati Uniti – e dalle intese commerciali in evoluzione tra Cina e USA. Il riso flette del 2,5% complice la maggiore concorrenza sui mercati e l’avvio dei raccolti principali nei paesi esportatori dell’emisfero nord.

L’indice della carne scende a 125,0 punti (-2,0% sul mese) ma resta superiore del 4,8% rispetto a un anno fa. La flessione è guidata da suino e pollame, con l’ulteriore indebolimento delle quotazioni europee del suino in presenza di abbondanti disponibilità e minori acquisti dalla Cina dopo l’introduzione di nuovi dazi all’import. Per il pollame pesano prezzi export più bassi dal Brasile, dove le restrizioni cinesi legate all’influenza aviaria ad alta patogenicità hanno dirottato volumi verso mercati a minore remunerazione. In controtendenza, la bovina prosegue sui massimi sostenuta da quotazioni più alte dall’Australia e da domanda internazionale vivace; l’ovina arretra con l’afflusso di offerta, in particolare dall’Australia.

Nei lattiero-caseari l’indice arretra del 3,4% a 142,2 punti, quarto calo mensile di fila, pur restando del 2,7% sopra i livelli di ottobre 2024. Scendono tutti i sottoindici: burro (-6,5%), latte intero in polvere (-6,0%), latte scremato in polvere (-4,0%) e formaggi (-1,5%). Sul burro incidono ampie disponibilità esportabili da UE e Nuova Zelanda, favorite da condizioni climatiche miti che hanno sostenuto la produzione di latte, a fronte di una domanda d’import più debole dall’Asia e dal Medio Oriente. Le polveri risentono di acquisti contenuti e concorrenza aggressiva all’export; i formaggi calano marginalmente, con debolezza in UE parzialmente bilanciata da prezzi più stabili in Oceania grazie a ordini asiatici solidi e scorte di inizio stagione più contenute.

Accanto alla fotografia di breve periodo, le nuove previsioni FAO per i mercati cerealicoli delineano un 2025/26 di ampia disponibilità. La produzione mondiale di cereali è stimata a 2.990 milioni di tonnellate (+4,4% sull’anno precedente), con aumenti attesi per tutte le principali colture. L’utilizzo crescerebbe dell’1,8% fino a 2.929 milioni di tonnellate, trainato da prezzi più bassi e offerta abbondante, con un ritmo più sostenuto per l’uso zootecnico. Di conseguenza, le scorte globali salirebbero del 5,7% al livello record di 916,3 milioni di tonnellate: il rapporto scorte/consumi è proiettato al 31,1%, massimo dal 2017/18, a conferma di prospettive di approvvigionamento confortevoli. Anche il commercio internazionale è atteso in aumento del 3,2% a 499,5 milioni di tonnellate, con scambi di grano in crescita,trainati in particolare dalle maggiori importazioni asiatiche, e lieve contrazione per il riso.

Nel monitoraggio delle condizioni di mercato, il Sistema Informativo sui Mercati Agricoli (AMIS) segnala inoltre un allentamento delle restrizioni all’export sui prodotti di base tra gennaio 2024 e giugno 2025, con passi indietro significativi da parte di Argentina, India e Federazione Russa. Un’analisi di dettaglio dei flussi e dei fondamentali sarà contenuta nel prossimo FAO Food Outlook, in uscita il 13 novembre.

Il quadro che emerge è duplice. Da un lato, l’arretramento dell’indice generale e la discesa di zucchero e lattiero-caseari segnalano un contesto di prezzi meno tesi che può riflettersi, con i consueti lag, sui costi delle filiere. Dall’altro, la dinamica degli oli vegetali e la forza della carne bovina ricordano che la volatilità rimane elevata in segmenti sensibili a fattori normativi, bioenergetici e sanitari. Sul versante cerealicolo, l’accumulo di stock verso livelli record e la crescita degli scambi contribuiscono a stabilizzare le prospettive per l’alimentazione umana e zootecnica nel 2025/26, fermo restando il ruolo delle variabili climatiche e geopolitiche nella seconda parte della campagna.

In sintesi, ottobre consegna un raffreddamento dei prezzi alimentari a livello globale e conferma una traiettoria di ricostituzione delle scorte di cereali. Se la tendenza sarà corroborata dalle prossime letture e dal Food Outlook, le filiere lattiero-casearie e delle carni potranno beneficiare di un contesto di input più prevedibile, pur mantenendo alta l’attenzione su logistica, bioenergie e sanità animale, fattori che negli ultimi mesi hanno dimostrato di saper spostare rapidamente gli equilibri di mercato.

Maggiori dettagli qui.

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