Commercio estero, formaggi in crescita. Aumentano gli acquisti di bovini e carni
Nel 2025 l’export lattiero-caseario italiano ha raggiunto 7,17 miliardi di euro, sostenuto soprattutto da Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Sul fronte delle importazioni crescono invece bovini da allevamento, carni bovine e produzioni ovicaprine. Il Rapporto CREA evidenzia anche il ruolo degli Stati Uniti e del Mercosur

Nel 2025 le esportazioni agroalimentari italiane hanno superato per la prima volta i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente. Le importazioni sono però aumentate più rapidamente, raggiungendo 72,45 miliardi di euro, il 10,1% in più rispetto al 2024.
Il saldo agroalimentare torna così leggermente negativo, per circa 426 milioni di euro, in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, politiche protezionistiche e oscillazioni dei prezzi internazionali. È quanto emerge dal Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2025, realizzato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia.
Il Made in Italy agroalimentare continua comunque a rappresentare il principale punto di forza dell’export nazionale. Nel 2025 ha generato vendite all’estero per 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% delle esportazioni agroalimentari complessive. Tra i comparti più dinamici figurano i formaggi, cresciuti complessivamente del 13,4% in valore.

Il lattiero-caseario supera i 7 miliardi di export
Nel complesso, le esportazioni italiane di prodotti lattiero-caseari hanno raggiunto 7,17 miliardi di euro, con una crescita del 13,7% in valore e del 9,3% in quantità. Le importazioni si sono attestate a 5,91 miliardi, in aumento del 10,7% in valore e del 2,6% in volume. Il comparto ha quindi generato un avanzo commerciale di circa 1,26 miliardi di euro.
A guidare le vendite all’estero sono ancora Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che insieme hanno raggiunto 1,79 miliardi di euro, segnando un incremento del 18,1% in valore, a fronte di una crescita delle quantità più contenuta, pari all’1,5%.
Positivo anche l’andamento delle cagliate e degli altri formaggi freschi, saliti a 1,63 miliardi di euro (+11,3% in valore e +7,3% in quantità), e dei formaggi grattugiati o in polvere, arrivati a 952 milioni (+15,4%). Crescono inoltre gli altri formaggi duri, mentre si registra una flessione per Pecorino e Fiore Sardo, con esportazioni in calo del 4,6% in valore e del 2,8% in quantità. Il Gorgonzola aumenta del 2,3% in valore, nonostante una riduzione dei volumi del 2,1%.
Sul versante degli acquisti dall’estero, le voci principali sono i formaggi semiduri, con 1,16 miliardi di euro (+6,9%), e le cagliate e gli altri formaggi freschi, con 1,08 miliardi (+8,7%). Particolarmente marcata la crescita delle importazioni di yogurt e latti fermentati, salite a 693 milioni di euro (+18,7% in valore e +15,4% in quantità), e di burro e grassi del latte, che hanno raggiunto 627 milioni (+29,7% in valore e +22,1% in volume).
Gli acquisti di latte liquido sfuso sono rimasti quasi stabili in valore, a 370 milioni di euro, ma sono diminuiti del 7,6% in quantità.
Bovini vivi e carni: importazioni in forte aumento
Il quadro appare differente per la filiera della carne. Nel 2025 le importazioni italiane di animali vivi sono cresciute del 61% in valore e del 44% in quantità, raggiungendo complessivamente 3,21 miliardi di euro.
La voce più rilevante è rappresentata dai bovini da allevamento, con acquisti per 1,97 miliardi di euro: il valore è aumentato del 74,7% e le quantità del 29,8%. La Francia si conferma nettamente il principale fornitore dell’Italia, con una quota vicina al 90%.
Aumentano anche gli acquisti di diverse tipologie di carne bovina. Le importazioni di carni bovine semilavorate fresche o refrigerate hanno raggiunto 1,42 miliardi di euro, con una crescita del 20,3% in valore ma una riduzione del 2,7% in quantità. Per le carni bovine disossate fresche, il valore è aumentato del 12,2% mentre i volumi sono diminuiti del 10,3%.
La crescita coinvolge invece entrambe le componenti per le carcasse e mezzene bovine fresche o refrigerate, salite del 28,8% in valore e del 7% in quantità, e per le carni bovine disossate congelate, aumentate rispettivamente del 48,3% e del 36,7%.
Anche le importazioni di carcasse e mezzene ovicaprine risultano in espansione: il valore ha raggiunto 183 milioni di euro, con incrementi del 26% in valore e del 21,4% in quantità.
Formaggi in controtendenza sul mercato statunitense
Gli Stati Uniti hanno ridotto complessivamente del 4,2% gli acquisti di prodotti agroalimentari italiani, portandoli a 7,55 miliardi di euro. La flessione si è concentrata nella seconda metà dell’anno, in concomitanza con l’aumento dei dazi.
I formaggi duri italiani mostrano tuttavia una dinamica diversa. Le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano verso gli USA hanno raggiunto 306,2 milioni di euro, crescendo del 21% in valore a fronte di quantità sostanzialmente stabili. Secondo il CREA, il risultato conferma la tenuta del segmento anche in un mercato caratterizzato da forte incertezza commerciale.

Dal Mercosur oltre 400 milioni di euro di carni bovine
Il Rapporto dedica un approfondimento anche agli scambi con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2025 l’Italia ha importato dal Mercosur prodotti agroalimentari per quasi 3,7 miliardi di euro, esportandone verso l’area per circa 492 milioni.
Per le filiere zootecniche assumono particolare rilievo gli acquisti di mangimi, semi di soia e carni bovine. Le importazioni di carni bovine disossate congelate dal Mercosur hanno raggiunto 288,1 milioni di euro e 41.500 tonnellate, rispettivamente il 43,8% e circa il 29% in più rispetto al 2024. Quelle di carni bovine disossate fresche o refrigerate sono salite a 113,3 milioni di euro e 9.400 tonnellate.
Dal Mercosur proviene ormai quasi il 70% delle carni bovine disossate congelate importate dall’Italia, mentre l’incidenza sulle carni disossate fresche o refrigerate si attesta intorno al 14%. L’area rappresenta inoltre un’importante fonte di approvvigionamento per la mangimistica italiana, con acquisti di panelli e mangimi per 632 milioni di euro nel 2025.
I primi cinque mesi del 2026 mostrano infine una sostanziale tenuta dell’export agroalimentare italiano, in calo dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, accompagnata da una riduzione del 4,3% delle importazioni. Tra i prodotti che proseguono la dinamica positiva figurano ancora Grana Padano e Parmigiano Reggiano.
Il quadro delineato dal CREA conferma quindi la competitività internazionale delle produzioni lattiero-casearie italiane, ma mette contemporaneamente in evidenza la crescente rilevanza degli approvvigionamenti esteri per la filiera della carne bovina e per alcune materie prime destinate all’alimentazione animale.
Fonte: Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari


















































































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