Carne bovina argentina, Italia Zootecnica chiede lo stop alle importazioni dopo il caso Brasile

In una lettera ai ministri Schillaci e Lollobrigida, l’associazione sollecita verifiche straordinarie e una sospensione cautelativa dell’import. Al centro, uno studio sui residui di antimicrobici nei terreni dei feedlot argentini: evidenze ambientali che aprono interrogativi sui controlli, senza dimostrare la presenza di residui nelle carni esportate

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5 Ottobre, 2026

Il confronto sulle garanzie sanitarie della carne bovina importata dal Sud America si allarga all’Argentina. Dopo le restrizioni alle importazioni dal Brasile, A.O.P. Italia Zootecnica chiede al Governo italiano di intervenire anche sulla filiera argentina, sollecitando verifiche sul sistema di produzione e certificazione e la sospensione cautelativa delle importazioni fino alla dimostrazione della conformità agli standard europei.

La lettera a firma dal presidente Alessandro De Rocco indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’associazione pone insieme tre questioni: sicurezza alimentare, contrasto all’antimicrobico-resistenza e concorrenza leale per gli allevatori europei. Si tratta di una richiesta rivolta alle istituzioni, non dell’annuncio di un blocco già disposto nei confronti dell’Argentina.

Il precedente brasiliano e le regole europee

Il riferimento è ad una vicenda che la redazione di Ruminantia ha seguito nei suoi diversi passaggi dall’annuncio delle restrizioni, nell’articolo “L’Europa vieterà l’import di carne bovina brasiliana da settembre 2026”, alla controdeduzione brasiliana, descritta nell’articolo“Brasile e Standard UE: la nuova strategia di compliance per l’export carni”, fino all’avvicinarsi della scadenza del 3 settembre, affrontato in questo approfondimento.

Il punto di collegamento con la nuova iniziativa è l’affidabilità delle garanzie sull’impiego degli antimicrobici lungo la filiera. Come chiarisce la Commissione europea, le disposizioni applicabili alle importazioni dal 3 settembre 2026 estendono ai fornitori extra-UE il divieto di utilizzare antimicrobici per promuovere la crescita o aumentare la resa e di impiegare quelli riservati nell’Unione al trattamento di determinate infezioni nell’uomo. L’accesso al mercato richiede garanzie di conformità, con autorizzazioni distinte per specie e prodotti.

Il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189, che aggiorna l’elenco pertinente, include l’Argentina per la categoria bovina. È su questa situazione che Italia Zootecnica chiede una nuova valutazione: secondo l’associazione, il precedente brasiliano impone di approfondire anche gli elementi emersi sugli allevamenti argentini.

Che cosa emerge dallo studio sui feedlot

La lettera richiama una ricerca pubblicata il 4 settembre u.s. sulla rivista Antibiotics, intitolata“Assessment of Veterinary Antimicrobial Residues in Feedlot Soils in Argentina”. Lo studio ha analizzato residui di 15 antimicrobici nei terreni di 27 feedlot commerciali, strutture nelle quali i bovini sono allevati in recinti per l’ingrasso.

La monensina è stata rilevata in tutti gli allevamenti esaminati. Sono emerse anche concentrazioni localmente elevate di ossitetraciclina. Nel 40,7% dei feedlot, inoltre, sono state individuate sostanze non riportate nei registri disponibili sull’impiego degli antimicrobici: un risultato che merita attenzione sul piano della documentazione dei trattamenti e del monitoraggio ambientale.

La distinzione essenziale riguarda però la matrice analizzata: i campioni provengono dal terreno, non dalla carne. I risultati documentano la presenza di residui nell’ambiente degli allevamenti studiati, ma non dimostrano una contaminazione delle carni esportate nell’UE né, da soli, la non conformità dell’intera filiera argentina. La stessa Italia Zootecnica riconosce nella lettera che queste evidenze non costituiscono una prova diretta di residui nella carne destinata all’Europa.

Le richieste ai ministri

L’associazione chiede che l’Italia si attivi presso la Commissione europea per una verifica straordinaria del sistema argentino di produzione e certificazione della carne bovina. Sollecita inoltre la pubblicazione integrale dei dati sui controlli effettuati sugli animali e sulle carni importate, l’applicazione del principio di precauzione attraverso una sospensione cautelativa e il rispetto della reciprocità sanitaria e produttiva nelle relazioni commerciali.

Per Italia Zootecnica, la questione riguarda anche le condizioni nelle quali competono le aziende. La lettera sottolinea gli obblighi documentali, i controlli e i costi sostenuti dagli allevatori italiani ed europei, chiedendo che i prodotti importati offrano garanzie equivalenti. La posizione dell’associazione è che la tutela della salute e la credibilità delle regole non possano essere subordinate alle esigenze commerciali.

Dalle evidenze ambientali alla verifica della filiera

Il caso argentino riporta quindi al centro un tema già emerso nella vicenda brasiliana, la capacità dei sistemi di controllo di rendere verificabili le condizioni di produzione degli animali destinati all’Europa. Per gli operatori della filiera bovina, la richiesta di Italia Zootecnica apre un confronto sulla trasparenza dei controlli e sull’effettiva applicazione dei requisiti di accesso al mercato.

Il passaggio decisivo sarà la valutazione delle autorità competenti, approfondire le evidenze ambientali, verificare la documentazione e accertare le condizioni della filiera esportatrice. È da questi riscontri che potranno derivare eventuali nuove misure sulle importazioni argentine.

Fonte: A.O.P. ITALIA ZOOTECNICA

 

Da leggere - Settembre 2026

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