Giovedì 3 settembre l’Europa bloccherà ufficialmente l’importazione di carne dal Brasile

Il Brasile non potrà più esportare animali vivi e derivati alimentari di origine animale rivolti al consumo umano verso il mercato comunitario, a causa delle divergenze sull'uso di antimicrobici. Il comparto bovino rischia un fermo prolungato fino al 2028

Brasile
1 Settembre, 2026

A partire da giovedì 3 settembre, il colosso sudamericano verrà rimosso dall’elenco dei partner certificati: sotto accusa per l’impiego di sostanze farmacologiche vietate dalle norme UE, incluse quelle che fungono da promotori della crescita. Nonostante l’implementazione di nuovi protocolli di monitoraggio dal 1° luglio, Brasília attende ora che Bruxelles ne verifichi la reale efficacia con audit sul campo. Se per avicoltura e apicoltura lo sblocco potrebbe concretizzarsi già a novembre dopo le ispezioni, la carne bovina sconta tempi di adeguamento decisamente più lunghi. Si prospetta un’assenza dagli scaffali europei per i prossimi quattro anni. Restano salve le partite certificate ed esportate prima della data limite di settembre.

Le motivazioni tecniche dell’esclusione

Ne avevamo parlato a maggio, quando è stata ufficializzata la revoca dalla lista dei fornitori certificati, e a luglio, con la risposta del Brasile, che aveva annunciato una nuova strategia di compliance per l’export di carni, prevedendo l’introduzione di un protocollo di certificazione volontaria focalizzato sul controllo rigoroso degli input produttivi, in particolare sulla presenza di antimicrobici, ritenuto non sufficiente dall’Europa. La decisione fa capo al Rapporto Finale di Audit DG(SANTE) 2024-8087, redatto a seguito delle ispezioni effettuate tra il 27 maggio e il 14 giugno 2024.

La risposta brasiliana

Brasília preme per revocare il blocco prima della fine degli audit. A rischio esportazioni nell’ordine di miliardi di dollari. Il presidente del paese sudamericano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha sollecitato l’UE a reinserire il Brasile nell’elenco dei fornitori certificati almeno per il pollo e il miele, in attesa che Bruxelles concluda le verifiche sui nuovi sistemi di monitoraggio degli antimicrobici. La richiesta, inoltrata il 31 luglio a Ursula von der Leyen, si scontra con il cauto pessimismo delle autorità europee riguardo a una possibile accelerazione dei tempi. L’esito dell’ispezione sul settore avicolo, condotta tra Paraná, San Paolo e Mato Grosso do Sul, è atteso per novembre. 

Il danno economico

Lo stop al pollame potrebbe causare perdite per 243 milioni in soli due mesi. Ancora più critica è la prospettiva per la carne bovina, la cui esclusione fino al 2028 minaccia un impatto economico da 1,83 miliardi di dollari.

Argentina e Uruguay, facenti anche loro parte del blocco del Mercosur, hanno già dimostrato la loro conformità agli standard europei. I burocrati europei hanno chiarito che la limitazione della carne brasiliana e gli accordi tra l’Europa e il Mercosur viaggiano su binari paralleli. Infatti, tutti gli alimenti che entrano nel territorio comunitario devono rispettare le stesse regole di sicurezza alimentare.

Gli ormoni sotto scacco

Il nodo critico è l’uso dell’estradiolo 17β, un ormone impiegato come promotore della crescita che, sebbene ammesso nelle pratiche zootecniche brasiliane, è rigorosamente proibito nell’Unione europea per le filiere alimentari, con lo scopo ultimo di tutelare la salute dei consumatori. Le verifiche effettuate dai tecnici della DG SANTE hanno evidenziato come le attuali procedure in Brasile non offrano garanzie sufficienti sull’assenza di trattamenti ormonali sui capi destinati al mercato comunitario. Il meccanismo di controllo, basato sull’autocertificazione dei produttori, non ha trovato riscontri attendibili presso il Ministero dell’Agricoltura (MAPA). L’assenza di un quadro normativo che imponga la registrazione obbligatoria dei trattamenti in azienda preclude, di fatto, una tracciabilità certa. Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi. 

Autore: Gabriele Scrofani

Da leggere - Agosto 2026

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