Il ruolo del veterinario nella biosicurezza negli allevamenti ovicaprini

L'EFSA e l’Istituto James Hutton hanno pubblicato una revisione sistematica sulle prassi di biosicurezza nella filiera ovicaprina del Nord del mondo, evidenziando come costi, tempi e la fiducia nel veterinario guidino l'adozione delle misure preventive

pecore e capre
5 Ottobre, 2026

La biosicurezza, ovvero le misure volte a prevenire l’ingresso e la diffusione di agenti patogeni all’interno della stalla, è da tempo al centro dell’attenzione degli operatori del settore zootecnico. Gli allevatori di ovini e caprini generalmente hanno fiducia nella gestione autonoma della salute animale all’interno delle proprie aziende. Tuttavia, l’applicazione concreta dei protocolli di prevenzione spesso incontra ostacoli operativi e finanziari. Adottare pratiche preventive dipende dalla sostenibilità economica e dalla fattibilità quotidiana dei singoli interventi. Per comprendere meglio il fenomeno nel settembre 2026 è stato pubblicato un rapporto, sotto forma di review, nell’ambito delle pubblicazioni di supporto dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, redatto dalla ricercatrice Orla Shortall del James Hutton Institute, insieme a Joana S. Lourenço e Sotiria Eleni Antoniou dell’EFSA. 

Barriere della prevenzione

capre

Le principali barriere emerse nell’attività professionale riguardano il costo diretto delle misure, il tempo necessario per l’esecuzione e la loro reale praticabilità nei contesti aziendali estensivi o semi-intensivi. Tradurre le conoscenze teoriche in un effettivo cambiamento delle routine gestionali è un processo complesso, che dimostra come erogare semplicemente materiale informativo non sia sufficiente a modificare i comportamenti sul campo. La valutazione delle misure sanitarie deve inoltre considerare gli impatti complessi sul benessere animale, sull’inquinamento ambientale, sulla tutela del patrimonio culturale legato alla pastorizia e sulla salute mentale degli allevatori.

Materiali e metodi

La revisione ha esaminato 39 lavori scientifici selezionati in due fasi di ricerca bibliografica. L’indagine si è concentrata sugli allevamenti di piccoli ruminanti situati nel Nord del mondo, comprendendo Europa, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda. La produzione scientifica analizzata si è rivelata nettamente sbilanciata verso il settore ovino, con soli sei articoli che hanno incluso l’allevamento caprino. Dal punto di vista geografico, la maggioranza dei contributi proviene dal Regno Unito con 23 articoli, e dall’Australia con sei lavori. Per quanto riguarda le metodologie d’indagine impiegate nei singoli studi, i sondaggi sono risultati lo strumento più utilizzato, seguiti dalle interviste qualitative.

Risultati: il ruolo centrale del consulente veterinario 

La relazione professionale tra l’allevatore e il medico veterinario è il principale motore per migliorare la biosicurezza. Dai risultati emerge che il veterinario è considerato la fonte di informazione più affidabile e rispettata dai produttori. Un elemento determinante per il successo dei piani sanitari è il passaggio da una gestione veterinaria di emergenza a una consulenza continuativa e preventiva. Consultare il veterinario in modo programmato per pianificare le strategie sanitarie aziendali garantisce risultati migliori rispetto al suo impiego occasionale limitato al trattamento delle epidemie in corso. La letteratura evidenzia tuttavia che la maggior parte delle ricerche si è concentrata sugli atteggiamenti generali e sulle barriere percepite, mentre sono pochi gli studi che hanno valutato in modo sistematico l’efficacia reale delle singole misure di intervento adottate nelle stalle.

Prospettive future per la biosicurezza del settore ovicaprino

Dalla review si evince che per incrementare il livello di biosicurezza negli allevamenti non è sufficiente spingere sulla teoria, ma occorre investire per rafforzare l’assistenza veterinaria specialistica in azienda. Il rischio principale è il mancato adeguamento dei protocolli alle specificità del pascolo e delle strutture tradizionali. Al contrario, è possibile progettare interventi su misura che considerino la biosicurezza come componente integrata della gestione aziendale, in grado di tutelare contemporaneamente la redditività dell’allevamento, la salute degli animali e la qualità della vita degli operatori. Gli studi futuri dovranno orientarsi verso una ricerca che misuri l’impatto economico diretto delle singole pratiche e sostenga gli allevatori attraverso un affiancamento costante sul territorio.

Fonte: Orla Shortall¹, Joana S. Lourenço², Sotiria Eleni Antoniou, Biosecurity in Sheep and Goat Farming: A Rapid Review of Farmers’ Attitudes, Barriers and Drivers in the Global North, EFSA Supporting Pubblications, Volume 23, Issue 9, pubblicato online il 30 settembre 2026. DOI: https://doi.org/10.2903/sp.efsa.2026.EN-10373

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Da leggere - Settembre 2026

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