Chi sono i giovani agricoltori italiani? L’identikit di Rete PAC
Propensi alla tecnologia e alla multifunzionalità, attenti all’ambiente e alla diversificazione: ecco quanto emerge dal documento sul ricambio generazionale realizzato nell’ambito del Programma Rete Nazionale della PAC

Il futuro del sistema agroalimentare italiano ed europeo passa oggi dalla capacità di gestire un ricambio generazionale sempre più urgente. Con un’età media degli imprenditori agricoli pari a 57 anni e appena il 12% dei conduttori sotto i 40 anni a livello europeo, diventa fondamentale comprendere chi siano i nuovi protagonisti del settore e quale direzione stiano imprimendo al cambiamento.
Il rapporto “Il ricambio generazionale sotto la lente: il volto dell’agricoltura che cambia“, pubblicato il 31 marzo scorso su Rete Nazionale PAC, offre una lettura integrata del fenomeno, basandosi sui dati divulgati da tre fonti ufficiali: il 7° Censimento Generale dell’Agricoltura dell’ISTAT, il Registro delle Imprese di InfoCamere e la Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA). Un insieme di informazioni che consente di analizzare non solo la struttura del settore, ma anche le sue dinamiche economiche e sociali.
Dal punto di vista strutturale emerge un elemento chiave: le aziende guidate da giovani nel nostro Paese rappresentano solo il 9,3% del totale, ma risultano mediamente più grandi e organizzate. La superficie agricola utilizzata raggiunge infatti i 18,3 ettari, quasi il doppio rispetto a quella delle aziende condotte da over 40. In alcune regioni del Mezzogiorno, come Calabria, Puglia e Abruzzo, il peso delle imprese giovanili risulta particolarmente significativo.
L’accesso alla terra
Resta però il nodo dell’accesso alla terra: oltre il 60% delle superfici gestite dai giovani è in affitto, segno di una barriera ancora rilevante all’ingresso. Il modello prevalente nell’agricoltura italiana resta ancora quello legato alla tradizione familiare, il 56% infatti gestisce un’azienda ereditata, ma i dati evidenziano con chiarezza una crescente propensione dei giovani a intraprendere percorsi imprenditoriali autonomi. Il 28% dei giovani avvia infatti un’azienda agricola partendo da zero, senza un background familiare nel settore.
Si tratta di un fenomeno più diffuso nel Nord e nel Centro Italia, dove rispettivamente il 35% e il 34% dei giovani sceglie la strada della start-up. In questo contesto, si osserva anche un ruolo interessante dell’imprenditoria femminile: pur in un quadro ancora dominato dalla tradizione, le donne mostrano una maggiore propensione ad avviare nuove attività rispetto agli uomini, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro, contribuendo così a rendere il settore agricolo più dinamico e aperto al cambiamento.

Il cambiamento culturale della nuova imprenditoria
Accanto alla dimensione aziendale, c’è un altro aspetto che segna la vera discontinuità con il passato, la formazione dei titolari. I giovani agricoltori presentano livelli di istruzione più elevati, con oltre il 19% laureato (di cui 4,5% in discipline agrarie e 14,8 % in discipline non agrarie) e circa la metà in possesso di un diploma superiore. In particolare, oltre un terzo dei giovani agricoltori possiede un diploma di scuola media superiore non agraria (35,9%), mentre un ulteriore 13,8% ha conseguito un diploma di scuola media superiore ad indirizzo agrario.
Questo si traduce in una maggiore apertura all’innovazione: più di un terzo utilizza strumenti digitali, una quota nettamente superiore rispetto alle generazioni precedenti. Le priorità cambiano in base alla geografia: a Nord si punta sulla meccanizzazione (macchinari moderni ed efficienti) mentre a Sud e nelle Isole, dove l’emergenza ambientale è più forte, gli investimenti servono all’adattamento climatico (es. sistemi di irrigazione avanzati). Anche sul fronte della sostenibilità ambientale si registra un cambio di passo, con quasi un’azienda su tre impegnata in agricoltura biologica e una maggiore propensione agli investimenti, che risultano quasi doppi rispetto a quelli degli over 40.
La diversificazione come leva strategica
Un altro elemento distintivo è la multifunzionalità. Il 12% dei giovani imprenditori agricoli, contro appena il 5% dei non giovani, tendono a diversificare le attività, integrando produzione, trasformazione, ospitalità e energie rinnovabili. Questa strategia si è rivelata decisiva anche durante la pandemia, quando le aziende giovanili hanno mostrato una maggiore capacità di adattamento, raggiungendo livelli di sopravvivenza superiori rispetto a quelle tradizionali grazie anche all’uso dei canali digitali.
Le scelte di diversificazione dei giovani imprenditori variano notevolmente lungo la Penisola. Nel Centro Italia prevalgono le strutture agrituristiche, che rappresentano circa il 53% di queste attività. Nelle regioni meridionali, invece, chi diversifica punta maggiormente sulla filiera corta, concentrandosi sulla trasformazione e lavorazione dei prodotti con l’obiettivo di trattenere sul territorio il maggior valore aggiunto possibile. Al Nord lo scenario cambia ancora, con una netta propensione verso la produzione di energie rinnovabili e il contoterzismo.

Importante è anche il contributo dell’imprenditoria femminile: oltre un quarto delle aziende giovanili è guidato da donne. Pur operando su superfici mediamente più ridotte, queste realtà si distinguono per una gestione attenta e spesso più redditizia, soprattutto nei settori della trasformazione e dell’agriturismo.
Il sostegno della politica all’insediamento dei giovani
Negli ultimi vent’anni il sostegno al ricambio generazionale in agricoltura è passato da semplici sussidi a strumenti strutturati per l’imprenditorialità. Il premio d’insediamento è cresciuto fino a 100.000 euro, legato a business plan che ne dimostrino la validità economica. L’UE ha introdotto pagamenti diretti specifici per under 40, integrati da incentivi ambientali, mentre le recenti misure puntano su formazione e affiancamento, garantendo competenze tecniche e manageriali per guidare la transizione ecologica e digitale del settore. Le risorse destinate al ricambio generazionale dalla PAC 2023-2027 ammontano in Italia a circa 696 milioni di euro.
Il premio medio per l’insediamento dei giovani agricoltori è di circa 47.000 euro, con importi più elevati in alcune regioni del Sud. L’obiettivo complessivo del nostro Paese è favorire l’ingresso di 15.000 nuovi imprenditori entro il 2027. Veneto e Sicilia si confermano le regioni più ambiziose, prevedendo oltre 1.500 nuovi insediamenti ciascuna, mentre numeri più contenuti si rilevano in Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Molise, complici le dimensioni geografiche e la prevalenza di aree montane.
Nel complesso, i dati mostrano come il ricambio generazionale non sia semplicemente una sostituzione anagrafica, ma una trasformazione profonda del settore. I giovani agricoltori risultano essere i veri protagonisti della transizione digitale, ecologica ed economica, delineando un nuovo modello di agricoltura più dinamico, professionale ed attento.

















































































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