Dalla teoria al campo: la scommessa di Nutristar con il progetto Lactafarm

Dall’analisi nutrizionale alla gestione ambientale, passando per il benessere animale e la sperimentazione scientifica sul campo: un approccio a 360°, che trasforma l’azienda agricola in un centro di innovazione applicata dove testare i risultati di anni di ricerca e sviluppo.

28 Agosto, 2025

Spesso tra teoria e pratica si apre un divario difficile da colmare, che può dar luogo a fraintendimenti sia sull’effettiva applicabilità di alcune soluzioni proposte, sia nella comunicazione tra le persone. L’aiuto concreto cui si può ricorrere è rappresentato dalle sperimentazioni in campo, ed è proprio da questa riflessione che ha preso spunto il progetto “Lactafarm” di Nutristar!

Per chi ancora non la conoscesse, Nutristar è un’azienda moderna e dinamica che progetta, realizza e sviluppa mangimi ed integratori per ruminanti, in particolare per vacche da latte. E’ stata una delle prime a credere in Ruminantia, contribuendo fin da subito in qualità di sponsor, ed oggi, che si è lanciata in una nuova sfida, siamo noi a voler sostenere lei!

Cosa è Lactafarm?

«Lactafarm è innanzitutto una bella azienda agricola situata in un bel posto, nel comune di Maniago, ai piedi delle montagne in provincia di Pordenone. Quando si è presentata l’occasione di acquisire questa realtà – ci spiega il dr. Alessandro Lotto, intervistato in qualità di presidente – l’abbiamo colta come un’ottima opportunità che ci avrebbe consentito di valutare direttamente, su nostri animali, gli effetti dei prodotti che realizziamo e commercializziamo».

Una volta indossata questa nuova veste di allevatori, da dove siete partiti?

«Innanzitutto, abbiamo partecipato ai bandi PSR e fatto tanti investimenti; la nostra idea, sin dall’inizio, è stata, infatti, quella di costruire una realtà che rispettasse al meglio i parametri previsti per il benessere animale, nonché che potesse generare reddito dalla produzione del latte alimentare, e rappresentasse, inoltre, un vero e proprio polo didattico per i clienti che vogliono partecipare alle sessioni formative ed informative che organizziamo. Abbiamo pertanto lavorato un pò su tutte le aree: dalla vitellaia, alla stalla per le primipare, per arrivare all’ammodernamento della mungitura robotizzata. Sono attualmente presenti quattro nuovi robot per circa 170 animali in lattazione, che in prospettiva arriveranno a 220. Gli animali presenti sono principalmente di razza Frisona e alcuni di Rossa Friulana, e sono quasi tutti genotipizzati. Per me, a dire il vero, non è tutto completamente nuovo, perché all’inizio della mia formazione lavorativa avevo avuto modo di fare esperienza all’interno di aziende agricole trascorrendo diverso tempo sul campo, e di capire le difficoltà che si possono presentare per far girare tutto in maniera armoniosa».

Quali sono i principali obiettivi che perseguite?

«Ci interessa ottenere dei risultati concreti e verificabili sulla gestione a 360°, non solo sulla nutrizione, che comunque resta il nostro cavallo di battaglia. Attraverso l’azienda i tecnici commerciali che girano sul territorio hanno, ad esempio, la possibilità di vedere e valutare le performance dei prodotti. In più abbiamo la possibilità di effettuare misurazioni e prove, come quelle che effettuiamo con i due strumenti installati per il rilevamento del metano e della CO2, al fine di confrontare le variazioni provenienti dall’utilizzo di alcuni additivi in razione. Questo ci consente di mettere in piedi delle vere e proprie sperimentazioni, per condurre le quali ci avvaliamo anche del supporto scientifico di diversi atenei con cui collaboriamo, come le Università di Udine, Parma e Padova. Ad esempio, proprio in questo periodo siamo coinvolti in uno studio dell’Università di Parma che indaga la relazione tra latte e dieta».

Quali sono le principali innovazioni introdotte da voi in azienda?

«I lavori sono iniziati da oltre un anno e sono state introdotte diverse migliorie, tra queste abbiamo l’impianto fotovoltaico e l’impianto idraulico, grazie al quale siamo riusciti a garantire una quantità sufficiente di acqua sempre disponibile. Mi soffermo su questo punto perché troppo spesso l’acqua, come alimento, viene trascurato in termini di quantità da rendere disponibile. La sua presenza è invece fondamentale, soprattutto per fare latte. Altro punto cruciale che abbiamo affrontato è stata la ventilazione: abbiamo installato in tutti i gruppi il raffrescamento, e quest’anno che tutto è andato a regime: anche con l’arrivo del caldo abbiamo mantenuto una produzione media attorno ai 38 litri. Dal punto di vista strutturale, al fine di garantire maggiore spazio agli animali, abbiamo creato un tensostruttura con lettiera in paglia per le manze tra i 4 e i 16 mesi. Tutto il resto della mandria si trova su cuccette. Per ciò che concerne i vitelli, dai tre giorni di vita vengono stabulati in box collettivi su lettiera in segatura».

Ci può dare qualche dettaglio in più sull’organizzazione della vitellaia?

«Secondo noi i box collettivi permettono di monitorare molto meglio delle gabbiette lo stato di salute dei vitelli, consentendo di rilevare ed agire tempestivamente su eventuali problematiche. Certo è fondamentale l’igiene e l’implementazione di piani vaccinali. Per i primi giorni la somministrazione di latte avviene tramite “milk bar”, sono poi disponibili abbeveratoi per l’acqua e mangiatoie per il mangime. Una cosa che piace molto ai vitelli, e aiuta nella gestione dello svezzamento, è il ricorso ad una palla contenente del foraggio, con cui loro giocano e iniziano pian piano ad assaggiare dell’alimento. L’arricchimento ambientale ed il miglioramento delle strutture hanno portato subito risultati tangibili a livello di incrementi ponderali. E proprio per misurare oggettivamente questo aspetto abbiamo deciso di installare anche una bilancia fissa per effettuare le pesate in momenti prestabiliti, ovvero a 2, 30 e 60 giorni di vita».

Guardando al futuro, quali sono i prossimi passi che intendete fare?

«Attualmente stiamo lavorando sulla valutazione di alcune diete a base di insilati addizionate con additivi naturali per comprendere l’effetto di questi ultimi sulla riduzione della produzione di metano enterico. Dai primi risultati si quantifica un 6-7-10%, che è già un ottimo risultato, peccato solo che al momento sono poche le aziende che si stanno muovendo concretamente in questa direzione. A proposito di gestione dei reflui, oltre ad avere in programma la copertura della vasca dei liquami, nonostante per la Regione Friuli-Venezia-Giulia non sia ancora previsto alcun obbligo in merito, abbiamo un progetto già avviato per produrre un grande impianto di biometano, che non sarà solo nostro, ma verrà realizzato in condivisione con diverse aziende limitrofe, sia suine che bovine. Dovremmo riuscire a realizzarlo entro la fine del 2026, massimo inizio 2027. La cosa interessante è che questo tipo di impianto è molto innovativo e consente la produzione di biometano ma anche di solfato di ammonio, un prodotto che useremo come concime al posto dell’urea».

Nutristar-stalla-cuccette

Insomma, le innovazioni implementate con la leadership Nutristar sono davvero moltissime, si ritiene soddisfatto di come stanno procedendo le cose?

«Sicuramente non è stato semplice questo processo di rinnovamento, ma devo dire che qui c’è un gruppo di lavoro molto in gamba che ha contribuito, e contribuisce tuttora, a far sì che le cose funzionino bene. I sistemi innovativi sono molto importanti, ma, come sempre, ciò che fa la differenza sono le persone! Dunque sì, siamo soddisfatti della scelta fatta e di ciò che stiamo apprendendo da questa esperienza, perché lo scopo era anche quello di riuscire a capire le difficoltà che gli allevatori si trovano a fronteggiare ogni giorno, anche in termini di gestione economica dell’azienda. Su quest’ultimo punto mi sento di sottolineare l’importanza di effettuare un corretto bilancio e una tenuta della contabilità come quelle che vengono fatte in tutte le altre realtà imprenditoriali, perché avere un’idea chiara delle entrate e delle uscite è uno strumento fondamentale e imprescindibile per fare delle scelte manageriali consapevoli e ponderate».

"Pesa e misura, mai paura!"

Rubrica a cura di

 

Da leggere - Aprile 2026

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