Dermatite nodulare: in Valle d’Aosta parte la campagna vaccinale
Sono in arrivo 35.000 dosi di vaccino per l’immunizzazione dei bovini contro la Lumpy Skin Disease. La Regione richiama l’obbligo vaccinale, ribadisce l’assenza di rischi per i consumatori e rafforza le misure di prevenzione a tutela del patrimonio zootecnico

La Valle d’Aosta si prepara ad avviare una nuova campagna di vaccinazione contro la dermatite nodulare bovina o Lumpy Skin Disease (LSD), con l’arrivo di 35.000 dosi destinate agli allevamenti regionali. L’iniziativa, annunciata dall’Assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali e dall’Azienda USL della Valle d’Aosta, si inserisce nel quadro delle misure di prevenzione messe in campo per proteggere un comparto considerato strategico per l’economia zootecnica del territorio.
Alla base della campagna c’è il Piano di vaccinazione ufficiale obbligatorio 2026, approvato con la deliberazione della Giunta regionale n. 339 del 27 marzo 2026 e validato dal Ministero della Salute e dal Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche. Il piano conferma che la vaccinazione è obbligatoria e che il mancato assoggettamento degli animali comporta sanzioni amministrative, oltre alle ulteriori conseguenze previste dalla normativa vigente.
La scelta di proseguire con la vaccinazione preventiva nasce dal quadro epidemiologico europeo. Nel documento regionale si ricorda infatti che, pur in assenza di focolai confermati in Valle d’Aosta al 26 febbraio 2026, la malattia continua a rappresentare una minaccia concreta per il territorio, anche per la vicinanza con la Francia, dove dal 29 giugno 2025 sono stati registrati 117 focolai distribuiti in diversi dipartimenti.
Sul piano sanitario, le autorità regionali hanno voluto ribadire con chiarezza un messaggio importante per allevatori, operatori e consumatori: la dermatite nodulare bovina colpisce esclusivamente i bovini e non è trasmissibile all’uomo, né per contatto né attraverso il consumo di alimenti di origine bovina. Di conseguenza, carne e latte restano sicuri e non vi sono indicazioni che mettano in discussione la salubrità dei prodotti provenienti da animali vaccinati.
Un altro punto su cui la Regione ha insistito riguarda la natura del vaccino impiegato. Si tratta di un vaccino a virus vivo attenuato, descritto come una tecnologia consolidata e utilizzata da oltre cinquant’anni. La veterinaria regionale Enrica Muraro ha inoltre precisato che non vengono utilizzati vaccini a mRNA e che il vaccino non provoca la malattia né è all’origine dei focolai osservati negli ultimi mesi.
Dal punto di vista operativo, la campagna sarà coordinata dalla Struttura Veterinaria regionale dell’Assessorato, mentre la programmazione e l’organizzazione sul territorio saranno affidate alla Struttura complessa di Sanità animale dell’Azienda USL della Valle d’Aosta. Il Servizio veterinario contatterà direttamente gli allevatori per definire tempi e modalità degli interventi, con l’obiettivo di assicurare una copertura capillare e una piena tracciabilità delle attività in allevamento. Nei giorni scorsi si è già svolto un incontro operativo con i veterinari coinvolti nell’attuazione del piano.
Alle operazioni vaccinali sarà inoltre garantito il supporto logistico e organizzativo di AREV e IAR, con la collaborazione di ANABORAVA e, se necessario, con il coinvolgimento del Dipartimento della Protezione civile e del Corpo forestale della Valle d’Aosta. Un assetto che conferma la volontà delle istituzioni regionali di affrontare la campagna con un approccio integrato, mettendo insieme sanità pubblica veterinaria, sistema allevatoriale e strutture di supporto territoriale.
Per la zootecnia valdostana, il tema non riguarda solo la prevenzione sanitaria, ma anche la tutela della continuità produttiva, della movimentazione degli animali e della fiducia lungo la filiera. In questo senso, la campagna vaccinale rappresenta uno strumento di biosicurezza che punta a contenere il rischio di diffusione della malattia e a preservare la stabilità di un comparto che, soprattutto nelle aree montane, ha un peso rilevante sotto il profilo economico, sociale e territoriale.


















































































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