Controllo sostenibile dei nematodi gastrointestinali nei ruminanti: per gli stakeholder europei è un investimento redditizio
La ricerca condotta nell’ambito del progetto SPARC Horizon Europe analizza atteggiamenti e barriere all’adozione delle strategie per il controllo mirato dei nematodi

Per 1.261 stakeholders provenienti da 13 Paesi europei il costo non è il principale ostacolo all’adozione di strategie di gestione parassitologica sostenibili. Medici veterinari e allevatori riconoscono nel controllo mirato e nella gestione del pascolo leve fondamentali per la redditività aziendale, ma chiedono maggior supporto operativo.
Garantire redditività e salute animale nei ruminanti al pascolo, è una sfida complessa ma “obbligatoria”: le strategie di controllo sostenibile dei nematodi (Sustainable Worm Control, SWC), infatti, non sono più un’opzione, ma una necessità. La loro complessità rispetto ai tradizionali trattamenti antiparassitari ha però alimentato dubbi sulla reale sostenibilità economica. Un recente studio condotto nell’ambito del progetto Europeo Sustainable Parasite Control in Grazing Ruminants (SPARC, Horizon Europe) ha indagato le percezioni di allevatori, veterinari e consulenti per capire cosa freni — e cosa possa accelerare — questo cambiamento.

Diagnostica: un investimento, non un costo
Uno dei dati più significativi riguarda la percezione dei test diagnostici. Il 56,7% degli intervistati ritiene che i benefici superino i costi. Le differenze geografiche sono però marcate. In paesi come Francia, Grecia e Paesi Bassi oltre il 75% dei professionisti considera la diagnostica un investimento vantaggioso. Su questa stessa linea di propensione si inseriscono i dati italiani: l’Italia, che ha contribuito al progetto con ben 176 professionisti (il secondo campione più ampio in Europa), registra un livello di accettazione delle strategie mirate (SWC Attitude Score) significativamente più alto rispetto alla media europea, a fronte di una percezione molto forte del peso economico che i parassiti hanno sui bilanci aziendali. Al contrario, in Romania e Turchia, paesi che solo recentemente stanno sviluppando una zootecnia organizzata e di alto profilo, persiste invece una visione più critica, con quote di scetticismo rispettivamente del 38,1% e 44,9%.
La propensione a utilizzare la diagnostica, evidentemente, è legata al livello di sviluppo delle filiere zootecniche del paese a cui si fa riferimento. Paesi che vantano una “storia zootecnica” di più vecchia data sono più inclini a migliorare la gestione parassitologica mediante monitoraggi diagnostici accurati.

Le strategie preferite da veterinari e allevatori
L’indagine evidenzia una precisa gerarchia di gradimento. A riscuotere il maggior consenso sono le pratiche che si integrano facilmente nella routine gestionale:
- Uso sostenibile degli antielmintici (si intende in questo caso trattamenti specifici guidati da diagnosi): ritenuta una scelta utile dal 94% dei veterinari e dall’88% degli allevatori.
- Quarantena e screening strategico: ritenuti vantaggiosi dal 92% dei veterinari e dall’83% degli allevatori.
- Gestione del pascolo: sostenuta dall’87% dei veterinari e dal 77% degli allevatori.
Maggiore perplessità riguardano invece la vaccinazione e l’impiego di funghi nematofagi, penalizzati dalla scarsa disponibilità di prodotti commerciali e dalla variabilità dei risultati in campo.

Oltre i costi: le vere barriere sono operative
Se il costo non è il freno principale, cosa ostacola una diffusione capillare delle pratiche sostenibili? Secondo lo studio, le barriere sono soprattutto di natura gestionale e comunicativa:
- Mancanza di tempo e carenza di manodopera in azienda.
- Complessità tecnica degli strumenti diagnostici.
- Lacune nel trasferimento della conoscenza tra consulenti e allevatori.
Il ruolo chiave dei giovani e dei veterinari
Significative anche le differenze demografiche: i giovani (18-30 anni) mostrano un atteggiamento decisamente più aperto verso le innovazioni sostenibili per il controllo dei parassiti rispetto alle fasce d’età più mature. I veterinari, grazie a una conoscenza più approfondita dell’epidemiologia parassitaria, si confermano figure centrali, con livelli di accettazione delle pratiche di SWC sistematicamente superiori a quelli degli allevatori.

Verso una consulenza “bottom-up”
La sfida ai parassiti non si vince soltanto con i farmaci, ma costruendo reti di conoscenza. È la direzione in cui si muove il progetto SPARC che coinvolge attivamente “ambasciatori” e comunità di pratica (incluso ricercatori del Centro Regionale Monitoraggio Parassitosi, Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Università degli Sudi di Napoli Federico II), per colmare il divario tra ricerca scientifica e realtà quotidiana degli allevamenti al pascolo.
La presente nota è una sinossi liberamente tratta dall’articolo “Perceptions on the Economic Feasibility of Sustainable Roundworm Control Practices in Grazed Livestock—A Short Survey Among European Farmers and Veterinarians” pubblicato nel mese di maggio 2026 sulla rivista Animals 2026, 16(10), 1552; https://doi.org/10.3390/ani16101552.
















































































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