Distress metabolico riferito al caldo eccessivo nei bovini da carne: effetti sul rumine e il ruolo di Aspergillus oryzae

Il caldo eccessivo nei bovini da carne può alterare l’equilibrio del rumine e ridurre l’efficienza digestiva. L’integrazione con Aspergillus oryzae aiuta a contrastare questi effetti stabilizzando il pH ruminale, stimolando la microflora benefica, migliorando la digeribilità delle fibre e riducendo il calore metabolico

copertina articolo Akron giugno 25 - caldo
26 Giugno, 2025

Il termine “distress a livello metabolico” si riferisce a uno stato di squilibrio o sovraccarico del metabolismo, che può compromettere le normali funzioni fisiologiche dell’organismo. In pratica, è una condizione di sofferenza metabolica dovuta a stimoli interni o esterni che superano la capacità dell’organismo di adattarsi o compensare.

Esempi di distress metabolico in zootecnia e veterinaria 

In animali da allevamento, come i suini o i ruminanti, si può parlare di distress metabolico in caso di:

  • cambiamenti improvvisi nella dieta,
  • caldo eccessivo (stress termico),
  • infezioni o infiammazioni intestinali,
  • eccessivo uso di energia per combattere uno stato infiammatorio o infettivo.

Questo può portare a riduzione dell’appetito, calo della crescita e alterazioni nei parametri biochimici (glucosio, lattato, ammoniaca, ecc.).

Segni e conseguenze del distress metabolico:

  • Aumento del cortisolo e di altri ormoni dello stress.
  • Catabolismo muscolare (per fornire energia).
  • Infiammazione sistemica.
  • Alterazione della microflora intestinale (soprattutto nei monogastrici).
  • Compromissione del sistema immunitario.

Obiettivo nutrizionale in caso di distress metabolico

In caso di distress metabolico è utile utilizzare mangimi complementari o additivi che:

  • supportano il sistema immunitario,
  • riducono l’infiammazione,
  • migliorano la digestione e l’assorbimento,
  • forniscono sostanze antiossidanti o protettive a livello cellulare.

Quando il caldo non è solo una questione di temperatura

Durante l’estate, i bovini da carne sono esposti a condizioni ambientali che spesso superano i limiti fisiologici della loro capacità di adattamento. Il problema non è solo l’alta temperatura, ma la combinazione tra calore e umidità, che determina un aumento della temperatura percepita, cioè la temperatura effettiva che l’animale “sente” e che può facilmente oltrepassare la zona di termoneutralità.

Quando ciò accade, l’animale attiva i propri meccanismi di termodispersione (aumento della frequenza respiratoria, vasodilatazione periferica, riduzione dell’ingestione di alimento), che però possono diventare inefficaci o controproducenti, generando stress metabolico, alterazioni fisiologiche e perdita di performance.

Cosa succede al rumine e alla microflora?

Il rumine è un ecosistema microbico delicato e sensibile. Durante lo stress da caldo, il bovino riduce il consumo di alimento e modifica la frequenza dei pasti, spesso concentrandoli nelle ore più fresche. Questo comportamento alimentare “discontinuo” ha effetti negativi su:

  • pH ruminale – tende ad abbassarsi per l’accumulo di acidi, specie se aumenta la proporzione di carboidrati fermentescibili.
  • Popolazione microbica – si osserva un calo della microflora utile (batteri e protozoi fibrolitici) e un aumento di microrganismi acidofili, meno efficienti e potenzialmente patogeni.
  • Attività digestiva – si riduce la capacità di degradare le fibre, con conseguente calo dell’efficienza alimentare e peggioramento dell’indice di conversione.

Inoltre, la produzione di calore metabolico durante la fermentazione ruminale contribuisce ulteriormente al carico termico interno, innescando un circolo vizioso.

Strategie integrate contro lo stress da caldo

Per contrastare questi effetti, le strategie efficaci sono multifattoriali e includono:

  • Adeguata ventilazione e ombreggiamento
  • Alimentazione bilanciata, con attenzione alla qualità delle fibre e all’integrazione elettrolitica
  • Somministrazione di additivi microbiologici che sostengano la funzionalità ruminale

Il ruolo di Aspergillus oryzae

In questo contesto, l’impiego di Aspergillus oryzae come bioattivatore ruminale rappresenta un’opzione concreta e sicura. Si tratta di una muffa probiotica non tossica, priva di micotossine e riconosciuta come GRAS (Generally Recognized As Safe).

aspergillus oryzae

I suoi benefici si manifestano attraverso diversi meccanismi:

1. Stimolazione della microflora fibrolitica

– favorisce la crescita di batteri ruminali benefici come Fibrobacter succinogenes e Ruminococcus spp., migliorando la digestione delle fibre.

L’integrazione con Aspergillus oryzae (AO) ha dimostrato di aumentare la popolazione di batteri ruminali anaerobi totali, inclusi quelli cellulolitici e fungini. In uno studio condotto su vacche alimentate con foraggio di Cenchrus purpureus e concentrato, l’aggiunta di 2 g/giorno di AO ha portato a un aumento significativo dei batteri anaerobi totali (p = 0,0054) e delle popolazioni di batteri e funghi cellulolitici (p < 0,0001).

2. Stabilizzazione del pH ruminale

– contribuisce a ridurre l’accumulo di acidi, abbassando il rischio di acidosi subclinica.

L’uso di AO può contribuire a mantenere il pH ruminale entro limiti fisiologici, riducendo il rischio di acidosi subacuta. In uno studio su pecore Hu, l’integrazione con 20 g/giorno e 40 g/giorno di AO ha mantenuto il pH ruminale più stabile dopo l’alimentazione, rispetto al gruppo di controllo, suggerendo un effetto tampone sull’acidità ruminale.

3. Riduzione del calore metabolico

– migliorando l’efficienza fermentativa, riduce la quantità di calore prodotta nella digestione delle fibre.

4. Migliore utilizzo della sostanza secca

– aumenta l’ingestione e l’appetito, contrastando il calo alimentare tipico delle ondate di caldo.

Quando utilizzato in sinergia con altre misure ambientali e nutrizionali, A. oryzae consente di mantenere più stabile il microbiota ruminale, sostenere le performance produttive e migliorare il benessere animale anche nelle fasi più critiche della stagione estiva.

L’integrazione con AO ha mostrato di migliorare l’assunzione e la digeribilità della sostanza secca (DM). Nello stesso studio su vacche alimentate con Cenchrus purpureus, l’aggiunta di AO ha aumentato significativamente l’assunzione di DM (p = 0,0171) e la digeribilità apparente della DM (p = 0,0023).

(Per approfondire “Effect of Aspergillus oryzae on ruminal fermentation, feed intake and dry matter digestibility in cows fed forage-based diets”)

Conclusione

Lo stress termico rappresenta una minaccia concreta e crescente per l’allevamento estensivo e intensivo dei bovini da carne. Intervenire precocemente e con strumenti integrati è la chiave per limitare i danni.

L’utilizzo mirato di microrganismi benefici come Aspergillus oryzae offre un vantaggio competitivo: sicurezza, efficacia, sostenibilità. In un mondo che cambia, anche la microbiologia deve diventare alleata dell’allevatore.

 

 

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