Il pascolo che rigenera: la prova sul campo
Reportage della giornata dimostrativa del Progetto SIPARI — Parte 2: la sessione in campo a Dossena

Dopo la mattinata in teatro a Serina, la giornata dimostrativa del 6 giugno 2026 si è spostata sul campo: pomeriggio all’Azienda Agricola Vivi Grass Fed Farm di Hans Quarteroni, a circa 1.100 m di quota nei pressi di Dossena (BG), dove una mandria di circa sessanta bovini di razza Highland vive esclusivamente al pascolo. Qui la teoria del mattino — la logica outcome-based della gestione olistica, i quattro processi ecosistemici, il sovrapascolamento come questione di tempo — è passata alla prova del terreno, guidata da Philipp Nauer (Gestione Olistica Italia) e Simon Goodall (Savory Institute). Ecco il reportage della seconda parte.

La sessione pratica ha riunito una cinquantina di partecipanti, saliti in azienda per la parte in campo, in un percorso che ha alternato lettura del paesaggio, osservazione diretta e un esercizio partecipativo. Il filo conduttore era uno solo: verificare sul terreno ciò che al mattino era stato illustrato a parole.
Due pascoli a confronto
La prima attività — per la quale il gruppo è stato suddiviso in due — ha messo i partecipanti davanti a due appezzamenti confinanti con storie di pascolamento opposte, da “leggere” attraverso i quattro processi ecosistemici — ciclo dell’acqua, ciclo dei minerali, flusso di energia e dinamiche delle comunità biologiche.
Il primo, soggetto alla presenza continua degli animali, mostrava una discreta diversità vegetale (10-12 specie, soprattutto graminacee perenni con qualche annuale e leguminosa), ma piante basse, poco vigorose e fortemente sovrapascolate. Circa il 30% di suolo nudo segnalava copertura ridotta e maggiore vulnerabilità all’erosione e alla perdita di umidità; le deiezioni erano numerose e in decomposizione, la lettiera vegetale pressoché assente. Processi ecosistemici compromessi, dunque, ma con un elevato potenziale di recupero a patto di garantire un adeguato periodo di riposo.
Il secondo appezzamento, non pascolato da circa due mesi, raccontava l’opposto: vegetazione vigorosa, alta fino al bacino, con molte piante prossime alla fase riproduttiva; diversità floristica ancora più elevata (almeno 15 specie), con gruppi funzionali diversi — leguminose, perenni microterme, annuali e perfino una graminacea macroterma insolita per la quota. Suolo coperto quasi ovunque (meno del 10% nudo), lettiera in piedi a segnalare un riposo prolungato, deiezioni ormai invisibili: indice di una decomposizione rapida e di un ciclo dei nutrienti efficiente.
Il confronto ha reso evidente il punto centrale della gestione olistica: entrambi gli appezzamenti presentavano criticità speculari. Il primo, segnali di eccessiva frequenza di pascolamento; il secondo, i primi sintomi di sovrariposo. L’obiettivo della gestione rigenerativa, hanno spiegato i relatori, non è né il pascolamento continuo né l’esclusione prolungata degli animali, ma il raggiungimento di un equilibrio dinamico tra utilizzo e recupero delle piante.
Lungo il percorso: erosione e radici
Il trasferimento tra i punti di osservazione è diventato esso stesso occasione di lettura del paesaggio. Lungo una strada aziendale il gruppo ha analizzato alcuni fenomeni erosivi, ragionando sui meccanismi di formazione dell’erosione e sugli indicatori utili a riconoscerla precocemente sul terreno.
Una sosta in un campo non pascolato, ai margini di un piccolo bosco, ha permesso di approfondire gli effetti ecotonali e di osservare un blocco di suolo estratto. Le radici poco profonde hanno offerto lo spunto per discutere come un pascolamento correttamente gestito possa stimolare in continuo la crescita radicale e la produzione di essudati, alimentando l’attività biologica del suolo e — è la prospettiva su cui la ricerca sta ancora lavorando — contribuendo al sequestro di carbonio.
La mandria simulata: l’impatto animale
L’ultima attività ha portato la teoria dentro un recinto. In una dimostrazione partecipativa, i presenti hanno simulato il comportamento di una mandria, con la consegna di raccogliere preferibilmente trifoglio e, in sua assenza, altre specie foraggere.
L’esercizio ha mostrato in modo immediato come gli animali selezionino naturalmente alcune specie rispetto ad altre, generando aree di sovrautilizzo e zone quasi intatte. Dal confronto del materiale raccolto — per quantità e diversità — e degli effetti prodotti sul prato è nata una discussione su temi molto concreti: le conseguenze ecologiche della selezione alimentare, il ruolo del calpestio nella formazione di pacciamatura naturale, la necessità di garantire tempi di recupero alle specie più appetite e l’importanza di distribuire l’impatto animale in modo uniforme.
Il filo conduttore, ribadito in chiusura, è anche il messaggio più sintetico dell’intera giornata: il bestiame non è di per sé né benefico né dannoso — è la gestione a fare la differenza. La funzione che un tempo svolgevano i grandi predatori, tenere gli erbivori raggruppati e in movimento, può essere ricreata oggi da una pianificazione attenta del pascolo, favorendo la rigenerazione dei processi ecosistemici e la salute complessiva del paesaggio.
Dalla teoria al terreno
Così si è chiusa la giornata dimostrativa «Il pascolo che rigenera», tenendo insieme i due piani: al mattino l’inquadramento scientifico e i principi, al pomeriggio la verifica sul campo, dove gli stessi concetti si sono fatti leggibili in pochi metri quadri di prato. Un modo concreto di mostrare che cosa significhi, nella pratica, “gestione rigenerativa” — che è poi l’obiettivo dimostrativo di SIPARI. Il progetto prosegue ora con le attività di analisi sulla qualità delle carni e sull’impatto ambientale e con il lavoro sul disciplinare volontario di etichettatura.
Prossimo appuntamento
Dal 20 al 22 luglio 2026, sempre alla Vivi Grass Fed Farm di Dossena, il progetto prosegue con tre giornate dimostrative in campo dedicate al rilevamento della baseline ecologica secondo il protocollo EOV — Ecological Outcome Verification (Savory Institute), con Philipp Nauer, Simon Goodall e i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano – DIVAS. L’iniziativa è rivolta a professionisti e tecnici del settore agronomico e zootecnico; partecipazione gratuita previa iscrizione, posti limitati (info@progettosipari.it).

Iniziativa dimostrativa del Progetto SIPARI, cofinanziata dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione Lombardia. Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027, intervento SRH05. Capofila: Università degli Studi di Milano – DIVAS. Partner operativo: TRUSTiCERT S.r.l. CUP G13C25000620002.



















































































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