Il pascolo estensivo: una risorsa strategica per la tutela degli habitat e la sicurezza del territorio
Un nuovo rapporto dell'EEA evidenzia come un terzo degli habitat protetti dall’Unione Europea dipenda dal pascolo per la propria sopravvivenza, un dato che sottolinea l'urgenza di invertire il declino del settore per salvaguardare la biodiversità

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha presentato il 15 aprile 2026 uno studio approfondito che afferma come il mantenimento di circa 7,8 milioni di capi di bestiame sia essenziale alla conservazione della biodiversità europea, spiegando come l’integrazione tra zootecnia e tutela ambientale sia necessaria per rispondere agli obiettivi del Green Deal.
Il report esordisce ricordandoci che il paesaggio europeo, così come lo conosciamo oggi, è il risultato di millenni di interazione tra l’essere umano, il bestiame e l’ambiente naturale. Storicamente, gli animali domestici, come bovini, ovini e caprini, hanno occupato la nicchia ecologica lasciata vuota dai grandi erbivori selvatici come l’uro o il bisonte, ormai estinti, anche a causa nostra, contribuendo a mantenere un mosaico di ecosistemi aperti e semi-aperti. Questa azione di disturbo moderato, esercitata dal brucamento e dal calpestio, favorisce la diversità strutturale della vegetazione, impedendo che i pascoli vengano colonizzati da arbusti e boschi fitti, contribuendo alla perdita di specie rare. La presenza del bestiame è dunque una funzione ecosistemica che va ben oltre la sola produzione di carne o di latte.
Il declino silenzioso di un sistema tradizionale
Nonostante l’importanza ecologica, i sistemi di allevamento estensivo stanno affrontando una crisi strutturale senza precedenti, dovuta a pressioni economiche e mutamenti tecnologici. Secondo il rapporto, tra il 2010 e il 2020 il numero di aziende agricole specializzate nell’allevamento estensivo o misto è crollato di oltre il 70%, riflettendo una tendenza all’intensificazione produttiva e all’abbandono delle terre meno redditizie. Negli allevamenti moderni, gli animali sono spesso stabulati per gran parte dell’anno, privando i pascoli naturali del concime organico e della gestione meccanica naturale che solo il pascolamento può offrire. Questo spostamento verso i bassopiani produttivi ha lasciato le regioni montane e remote vulnerabili all’abbandono, mettendo a rischio la sopravvivenza di habitat che non possono essere mantenuti in altro modo.
I dati del pascolamento
Per quantificare il reale fabbisogno di bestiame necessario alla conservazione, l’EEA ha utilizzato un approccio basato su pareri di esperti e modelli statistici raggruppati sotto la definizione di “fabbisogno di pascolo Halada“. Lo studio rivela che almeno 35 milioni di ettari di terreno agricolo europeo, pari al 22% della superficie totale, trarrebbero beneficio da un regime di pascolo o di sfalcio regolare. Analizzando 63 tipi di habitat elencati nella Direttiva Habitat dell’UE, è emerso che circa il 10-15% dell’intera popolazione di ruminanti dell’UE-27 sarebbe sufficiente a gestire queste aree, se distribuita in modo appropriato sul territorio. Il carico di bestiame ideale varia significativamente in base alle condizioni pedoclimatiche, oscillando tra 0,1 e oltre 1,0 unità di bestiame per ettaro per rispettare la produttività del suolo e i regimi di piovosità.
Biodiversità specifica
I dati mostrano tuttavia un preoccupante scollamento geografico tra la posizione dei capi di bestiame e gli habitat che ne avrebbero bisogno. Mentre in paesi come Belgio o Paesi Bassi solo il 5% del bestiame nazionale sarebbe necessario per coprire le aree protette, in nazioni come Portogallo, Romania o Svezia la percentuale richiesta supera il 40% del patrimonio zootecnico totale. Questa discrepanza evidenzia come la tutela della biodiversità dipenda in modo critico dalle popolazioni di farfalle e uccelli di prato. Si stima, infatti, che il 92% delle specie di farfalle protette dalla legge UE dipenda strettamente dai pascoli gestiti estensivamente, così come un’altissima percentuale di uccelli legati alle praterie permanenti.
La prevenzione incendi
Oltre alla conservazione delle specie, il pascolo estensivo svolge un ruolo determinante nella prevenzione degli incendi boschivi. Gli animali al pascolo riducono l’accumulo di biomassa infiammabile, creando interruzioni naturali che limitano la propagazione dei roghi, soprattutto nelle regioni mediterranee dove la severità degli incendi è in aumento. Questa sinergia tra agricoltura e protezione civile è stata riconosciuta anche dalle accademie scientifiche europee, che raccomandano il reinserimento del bestiame come strategia di adattamento per rendere l’Europa più resiliente agli incendi boschivi. La vitalità socio-economica delle comunità rurali è quindi un pilastro per la sicurezza pubblica dell’intero continente.
L’anno dei pastori
La sussistenza dell’allevamento estensivo, secondo il rapporto della FAO, dipenderà dalla capacità delle politiche pubbliche di riconoscere e incentivare economicamente i servizi ecosistemici forniti dagli allevatori. La Commissione Europea è attualmente al lavoro su una strategia per il bestiame, volta a favorire la competitività e la sostenibilità del settore e integrare gli obiettivi della Strategia sulla Biodiversità per il 2030. Il 2026, dichiarato dalle Nazioni Unite come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, rappresenta l’occasione per valorizzare il lavoro di chi gestisce il territorio con attenzione all’ambiente. Solo attraverso un dialogo costante tra allevatori, ecologi e istituzioni sarà possibile trasformare la tutela ambientale in una reale opportunità di reddito e di sviluppo per le aree marginali d’Europa.


















































































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