Il virus “Shamonda-like” arriva anche nelle stalle dei Paesi Bassi
Dopo Germania, Francia e Svizzera, il patogeno imparentato con lo Schmallenberg è stato confermato nelle stalle olandesi e sospettato in Belgio: febbre, diarrea e calo della produzione di latte i sintomi segnalati, mentre cresce l'attenzione per gli effetti sulle gravidanze

Il fronte europeo della nuova malattia virale che sta interessando gli allevamenti da latte del continente si allarga ai Paesi Bassi. Royal GD, l’organizzazione olandese per la salute animale, ha confermato nei giorni scorsi la presenza in diversi allevamenti bovini di un orthobunyavirus del sierogruppo Simbu, identificato attraverso analisi di sequenziamento genetico come “Shamonda-like virus“. La conferma arriva dopo che il servizio di sorveglianza Veekijker aveva ricevuto, a partire dalla scorsa settimana, un numero crescente di segnalazioni da parte di veterinari relative a episodi di febbre, diarrea e riduzione della produzione lattea tra i bovini in cura presso i propri clienti.
Le prime visite in azienda, condotte l’11 e il 13 agosto, hanno riguardato otto allevamenti nell’est del Paese. Su quattro di essi, l’analisi PCR dei campioni prelevati dagli animali malati ha rilevato la presenza di un orthobunyavirus, categoria che comprende anche il virus di Schmallenberg; il successivo sequenziamento, effettuato anche con la tecnica PathoSense, ha permesso di attribuire l’infezione al ceppo “Shamonda-like”, geneticamente molto simile al virus già individuato nelle settimane precedenti in Germania, Francia e Svizzera. I campioni sono stati inviati al Friedrich-Loeffler-Institut tedesco per un’ulteriore conferma diagnostica. Nei giorni successivi, segnalazioni con lo stesso quadro clinico sono giunte anche dalle province di Frisia e Limburgo, a testimonianza di una diffusione che appare più ampia di quanto rilevato nella prima fase. Un caso sospetto, ancora in corso di accertamento da parte di Sciensano, riguarda inoltre un bovino nelle Fiandre Occidentali, in Belgio.
Un virus imparentato con lo Schmallenberg
Il nuovo agente appartiene, come il virus di Schmallenberg comparso nel 2011, alla famiglia dei Bunyaviridae e al sierogruppo Simbu, un gruppo di virus a RNA segmentato diffusi principalmente da insetti ematofagi. Le analisi genomiche condotte dai laboratori francesi e tedeschi indicano una omologia superiore al 90% con il virus Shamonda, individuato per la prima volta in Nigeria nel 1965 e finora segnalato soprattutto in Africa e in Giappone; poiché il ceppo europeo non coincide esattamente con nessuna sequenza nota nei database internazionali, i ricercatori hanno scelto in via provvisoria la definizione “Shamonda-like”, in attesa di una classificazione definitiva. Si tratta della prima comparsa in Europa di un virus del genere diverso dallo Schmallenberg dopo oltre un decennio, circostanza che ha spinto diversi istituti di virologia a parlare apertamente di un fenomeno già visto, per dinamiche e velocità di diffusione, nel biennio 2011-2012.
Come lo Schmallenberg, anche il nuovo virus sembra trasmesso principalmente dai moscerini ematofagi del genere Culicoides, gli stessi insetti responsabili della diffusione della blue tongue e della malattia emorragica epizootica. Non risultano al momento evidenze di una trasmissione diretta tra animali, sebbene gli esperti non escludano del tutto questa possibilità in assenza di conferme sperimentali definitive. È invece documentata, per i virus del medesimo sierogruppo, la possibilità di trasmissione verticale dalla madre gravida al feto.
Il quadro clinico e le implicazioni per gli allevamenti
Nei bovini adulti il decorso appare finora limitato a una fase acuta, con febbre spesso superiore ai 40 gradi per uno o due giorni, diarrea, calo dell’appetito e una riduzione della produzione di latte che, secondo le prime esperienze raccolte in Germania, può arrivare a 5-10 litri al giorno per capo. Gli animali colpiti tendono a recuperare nell’arco di circa una settimana, con un ritorno ai livelli produttivi precedenti che dipende dalla gravità dei sintomi e dalla fase di lattazione, mentre il decorso complessivo a livello di mandria si protrae generalmente per due o tre settimane. Per sostenere gli animali malati, i tecnici tedeschi consigliano di favorire l’ingestione di alimento, privilegiando foraggi trinciati fini e, nelle razioni unifeed, un tenore di sostanza secca tra il 35 e il 40%, in modo da ridurre il fastidio delle componenti fibrose più grossolane; nei soggetti più compromessi può essere valutato, su indicazione del veterinario aziendale, il ricorso ad antinfiammatori.
La preoccupazione maggiore riguarda però gli effetti su bovine, pecore e capre gravide. Sulla base dell’esperienza maturata con lo Schmallenberg, gli enti sanitari olandesi e belgi ritengono probabile che un’infezione contratta in una fase vulnerabile della gestazione possa tradursi in aborti, nati morti o malformazioni congenite nei vitelli, in particolare a carico del sistema nervoso e dell’apparato locomotore. Per gli ovini, specie per cui il rischio nel 2011 si era rivelato più marcato in termini di malformazioni fetali rispetto ai bovini, il quadro resta ancora incerto: Royal GD ha comunque suggerito ai detentori di piccoli ruminanti di valutare, in via cautelativa, il posticipo della monta autunnale a dopo il mese di ottobre, in modo da far coincidere le fasi più delicate della gravidanza con un periodo di minore attività dei vettori.
Non risultano, ad oggi, evidenze di un rischio per la salute umana legato a questo virus, né attraverso il contatto con gli animali né tramite il consumo di latte o derivati. Gli istituti di riferimento europei, dal Friedrich-Loeffler-Institut all’Istituto svizzero di virologia e immunologia fino a Sciensano in Belgio, mantengono comunque una stretta collaborazione per definire con maggiore precisione l’epidemiologia del virus, le sue reali modalità di trasmissione e l’estensione della circolazione sul territorio. Per gli allevatori italiani, pur in assenza di casi accertati nel Paese, la vicenda rappresenta un utile richiamo all’importanza della sorveglianza clinica di routine: la comparsa improvvisa di febbre, diarrea e cali produttivi non altrimenti spiegabili in più capi della stessa mandria resta il segnale che giustifica una tempestiva segnalazione al servizio veterinario aziendale.
Fonti: Royal GD; Istituto federale di virologia svizzero; Istituto Friedrich Loeffler
















































































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