Virus Shamonda, primi riscontri negli allevamenti bovini del Nord Italia: cosa sapere e come riconoscerlo

Dopo le segnalazioni in diversi Paesi europei, il virus è stato rilevato anche nelle province di Trento e Bolzano e in alcuni bovini provenienti dalla Francia. Il Ministero della Salute ha diffuso una nota informativa per chiarire le caratteristiche dell'infezione, i sintomi da monitorare e le misure di prevenzione

18 Settembre, 2026

Il virus Shamonda (SHAV) è arrivato anche in Italia. Dopo i casi confermati nei Paesi Bassi e le segnalazioni in diversi Stati dell’Europa centro-occidentale, nel mese di agosto 2026 la sua presenza è stata rilevata in alcuni allevamenti di vacche da latte delle province di Trento e Bolzano, oltre che in alcuni bovini introdotti sul territorio nazionale dalla Francia.

Alla luce di questi riscontri, il Ministero della Salute ha diffuso una nota informativa con l’obiettivo di fornire chiarimenti sulle caratteristiche del virus, sulle modalità di trasmissione e sulle possibili conseguenze sanitarie per gli animali, richiamando l’attenzione di allevatori e veterinari sull’importanza di riconoscere tempestivamente eventuali manifestazioni cliniche.

Sebbene l’infezione non sia attualmente soggetta a obblighi specifici di notifica e controllo nell’ambito della normativa europea sulla sanità animale, la sua comparsa negli allevamenti italiani merita attenzione, soprattutto per le possibili ripercussioni sulla produzione di latte e sulla salute riproduttiva dei bovini.

Che cos’è il virus Shamonda e dove è stato individuato

Il virus Shamonda è un ortobunyavirus appartenente al sierogruppo Simbu, a cui appartiene anche il virus della malattia di Schmallenberg (SBV). Individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60, era stato segnalato sporadicamente in Africa, Australia e Giappone.

Nell’estate del 2026 è stato rilevato per la prima volta in diversi Paesi dell’Europa centro-occidentale, in particolare Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria.

I bovini sono considerati gli ospiti principali, ma il virus è stato rilevato anche in ovini, caprini, alpaca e cavalli.

Il 16 settembre, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ha segnalato che il Friedrich-Loeffler-Institut tedesco aveva confermato infezioni anche in cavalli, alpaca, ovini e caprini.

Come si trasmette: il ruolo dei Culicoides

La trasmissione del virus Shamonda avviene principalmente attraverso insetti vettori appartenenti al genere Culicoides, piccoli moscerini ematofagi coinvolti anche nella diffusione di altre importanti malattie degli animali, come la febbre catarrale degli ovini (Bluetongue) e la malattia emorragica epizootica (EHD).

Attualmente non esistono prove di una significativa trasmissione diretta da animale ad animale. Fa eccezione la possibilità di trasmissione verticale, dalla madre al feto durante la gestazione.

Un aspetto importante riguarda la sicurezza alimentare: il virus Shamonda non è considerato trasmissibile all’uomo e non rappresenta un rischio per la salute pubblica, neppure attraverso il consumo di latte e carne.

I sintomi nei bovini e nelle altre specie

Nei bovini, i quadri clinici descritti sono caratterizzati prevalentemente da febbre, diarrea e significativa riduzione della produzione di latte.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la sfera riproduttiva. Il virus è stato infatti individuato anche in associazione a eventi abortivi, sebbene siano ancora necessari approfondimenti per definire con maggiore precisione il suo ruolo e le conseguenze dell’infezione durante la gestazione.

Nei piccoli ruminanti, i segni clinici finora descritti sembrano generalmente più lievi rispetto a quelli osservati nei bovini.

Una situazione differente riguarda gli equini. In alcuni cavalli positivi al virus sono state osservate gravi manifestazioni neurologiche.

In Germania, il virus è stato individuato nel tessuto cerebrale di un cavallo che aveva manifestato disturbi del sistema nervoso centrale prima del decesso. La presenza di un’elevata carica virale suggerisce una possibile associazione tra l’infezione e la sintomatologia osservata. Questo aspetto distingue il virus Shamonda dal virus Schmallenberg (SBV), incluso nello stesso sierogruppo, al quale non sono generalmente associati analoghi disturbi neurologici.

Gli esperti sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori indagini per chiarire il ruolo patogeno del virus nelle diverse specie e definire meglio le caratteristiche della variante attualmente circolante in Europa.

Nessun obbligo di notifica e nessun vaccino disponibile

Dal punto di vista normativo, l’infezione da virus Shamonda non rientra attualmente tra le malattie elencate dalla normativa dell’Unione europea in materia di sanità animale.

Di conseguenza, non è soggetta a obbligo di notifica né a specifiche misure ufficiali di sorveglianza e controllo previste per le malattie listate.

Questa circostanza non esclude, tuttavia, l’opportunità di approfondire i casi sospetti, soprattutto considerando che si tratta di un’infezione di recente comparsa sul territorio nazionale e che le conoscenze sulle sue conseguenze cliniche ed epidemiologiche sono ancora in evoluzione.

Al momento non è disponibile alcun vaccino contro il virus Shamonda. La prevenzione si basa pertanto principalmente sulla riduzione dell’esposizione degli animali agli insetti vettori.

Come proteggere gli allevamenti: le indicazioni del Ministero

In assenza di strumenti vaccinali, il Ministero della Salute richiama l’attenzione sulla necessità di adottare misure finalizzate a limitare la presenza e l’attività dei Culicoides negli ambienti di allevamento.

Tra gli interventi indicati figurano:

  • La riduzione dei possibili siti di sviluppo degli insetti, prestando particolare attenzione agli effluenti liquidi e alle zone caratterizzate da ristagni d’acqua.

  • L’adozione di interventi di controllo dei vettori negli ambienti aziendali.

  • La disinfestazione dei mezzi di trasporto, per ridurre il rischio associato alla presenza degli insetti.

Si tratta di misure che devono essere inserite in una più ampia strategia di gestione igienico-sanitaria dell’allevamento, tenendo conto delle caratteristiche delle strutture e delle condizioni ambientali.

Cosa devono fare allevatori e veterinari in caso di sospetto?

La nota ministeriale contiene indicazioni specifiche rivolte sia agli allevatori sia ai medici veterinari.

Agli allevatori viene raccomandato di prestare attenzione alla comparsa di febbre, diarrea, cali della produzione lattea e aborti, soprattutto durante il periodo di attività degli insetti vettori. In presenza di questi sintomi, è opportuno contattare il proprio medico veterinario, che potrà valutare le condizioni degli animali, impostare eventuali terapie di supporto e stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti diagnostici.

Il Ministero invita inoltre i veterinari liberi professionisti e pubblici a considerare l’infezione da virus Shamonda nell’ambito della diagnosi differenziale quando si trovino di fronte a quadri clinici compatibili o ricevano segnalazioni da parte degli allevatori.

La presenza dei sintomi descritti, infatti, non è sufficiente da sola a confermare l’infezione, poiché manifestazioni analoghe possono essere associate anche ad altre patologie.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici di laboratorio, il Centro di Referenza Nazionale (CRN) provvederà a fornire le necessarie indicazioni alla rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali

Fonti: Nota informativa del Ministero della Salute sul virus Shamonda, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

 

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