Indice dei prezzi FAO in aumento per il terzo mese consecutivo
Crescono le quotazioni della carne bovina e del latte scremato in polvere, mentre rallentano burro e formaggi per la maggiore disponibilità di materia prima in Europa

Cereali: clima e costi energetici sostengono le quotazioni
L’indice FAO dei cereali ha raggiunto ad aprile 111,3 punti, con un incremento dello 0,8% rispetto al mese precedente. A incidere sono stati soprattutto i rialzi di grano, mais e riso, mentre sorgo e orzo hanno registrato un andamento opposto. Per il frumento, il mercato internazionale continua a essere influenzato dalle condizioni climatiche. La siccità in alcune aree produttive degli Stati Uniti e le prospettive di precipitazioni inferiori alla media in Australia stanno alimentando timori sulla disponibilità futura. A questo si aggiunge una possibile riduzione delle superfici coltivate nel 2026, legata all’elevato costo dei fertilizzanti, fortemente influenzato dai rincari energetici e dalle criticità logistiche internazionali. Anche il mais mostra un trend rialzista, sostenuto da una minore disponibilità stagionale e dalle incertezze climatiche in Brasile e negli Stati Uniti. Un ruolo importante è giocato inoltre dalla domanda di etanolo, favorita dagli elevati prezzi del petrolio greggio. In crescita anche il riso (+1,9%), con quotazioni spinte dall’aumento dei costi produttivi e di trasporto nei principali Paesi esportatori asiatici. Al contrario, il sorgo ha registrato una flessione del 4%, principalmente per il rallentamento della domanda cinese.
Latte: rallentano burro e formaggi, ma il latte in polvere resta forte
Nel comparto lattiero-caseario l’indice FAO si è attestato a 119,6 punti, in lieve calo (-1,1%) rispetto a marzo. Il ridimensionamento è stato determinato soprattutto dalla diminuzione delle quotazioni internazionali di burro e formaggi, mentre continua la crescita del latte scremato in polvere (SMP). Il mercato europeo ha avuto un ruolo centrale nell’evoluzione dei prezzi. Il picco stagionale della produzione di latte nell’Unione Europea, insieme a una produzione superiore alle attese in Oceania, ha aumentato la disponibilità di panna e materia prima destinata alla trasformazione casearia. Questa maggiore offerta ha contribuito a rafforzare la produzione di formaggi e ad aumentare la pressione competitiva sui mercati internazionali. Il calo delle quotazioni del formaggio riflette quindi un contesto di ampia disponibilità produttiva e di domanda internazionale più prudente, soprattutto da parte di alcuni grandi importatori asiatici. Di segno opposto invece il mercato del latte scremato in polvere, che ha raggiunto i livelli più elevati dall’ottobre 2022 grazie alla forte domanda proveniente da Nord Africa, Medio Oriente e Sud-est asiatico. Si tratta di un elemento importante anche per il settore lattiero europeo, poiché conferma il dinamismo della domanda internazionale di ingredienti proteici destinati all’industria alimentare. Più stabile il latte intero in polvere (WMP): i ribassi registrati in Oceania, legati all’ampia disponibilità export e alla debole domanda cinese, sono stati compensati da quotazioni più sostenute nell’Unione Europea.
Carne: il bovino tocca nuovi massimi storici
Il dato più significativo per la zootecnia arriva dal comparto carne. L’indice FAO ha raggiunto ad aprile 129,4 punti, segnando un nuovo massimo storico, con un aumento dell’1,2% su base mensile e del 6,4% rispetto allo scorso anno. A trainare il mercato sono soprattutto le carni bovine. Le quotazioni internazionali hanno raggiunto nuovi record a causa della limitata disponibilità di animali pronti per la macellazione, in particolare in Brasile, dove è ancora in corso la fase di ricostituzione delle mandrie. La riduzione dell’offerta si accompagna però a una domanda internazionale molto sostenuta. In questo contesto la Cina continua a rappresentare un attore chiave. Le importazioni cinesi di carne bovina restano elevate e le quote previste dal nuovo sistema di salvaguardia triennale si stanno rapidamente esaurendo, contribuendo a mantenere forte la pressione sui prezzi mondiali. Anche il comparto suinicolo mostra segnali di tensione, soprattutto in Europa, dove la domanda stagionale ha sostenuto le quotazioni. In Brasile, invece, l’ampia disponibilità di prodotto ha limitato gli aumenti. Per quanto riguarda il pollame, il mercato internazionale continua a beneficiare della forte domanda africana, che ha compensato le difficoltà logistiche verso il Medio Oriente dovute alle tensioni nel Mar Rosso. Più stabile infine il mercato ovino: le quotazioni australiane sono aumentate per la ridotta disponibilità export, ma il rallentamento della domanda cinese verso la Nuova Zelanda ha bilanciato il quadro complessivo.
Nel complesso, i dati FAO confermano come il settore zootecnico globale stia entrando in una fase caratterizzata da una crescente volatilità, dove disponibilità produttiva, costi energetici, geopolitica e domanda internazionale risultano sempre più interconnessi.



















































































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