Indice FAO dei prezzi alimentari: dicembre in calo, ma il 2025 chiude in crescita

Su base annua l’indice resta sotto i livelli del 2024 e lontano dal picco del 2022, mentre la media del 2025 cresce, trainata dai forti rincari registrati nella prima metà dell’anno

12 Gennaio, 2026

L’ Indice FAO dei prezzi alimentari* (FFPI) ha registrato una media di 124,3 punti a dicembre 2025, in calo di 0,8 punti (0,6%) rispetto a novembre, poiché il calo degli indici dei prezzi di prodotti lattiero-caseari, carne e oli vegetali ha più che compensato gli aumenti di cereali e zucchero. L’indice si è attestato a 3,0 punti (2,3%) al di sotto del livello di un anno fa e a ben 35,9 punti (22,4%) al di sotto del picco raggiunto a marzo 2022. Per l’anno 2025, l’indice ha registrato una media di 127,2 punti, 5,2 punti (4,3%) in più rispetto alla media del 2024.

L’  Indice FAO dei prezzi della carne, a dicembre si è attestato a 123,6 punti, in calo dell’1,3% rispetto a novembre, ma ancora superiore del 3,4% rispetto a un anno prima. La flessione ha interessato tutte le tipologie di carne, con riduzioni più marcate per bovini e pollame. Il ribasso dei prezzi della carne bovina è stato influenzato soprattutto dall’Australia, dove la siccità ha favorito la riduzione delle mandrie e aumentato l’offerta di animali da macello. I prezzi del pollame sono scesi a causa di un’elevata disponibilità per l’export che ha superato la domanda mondiale. La carne ovina ha registrato solo un lieve calo, nonostante l’aumento stagionale delle forniture, mentre la carne suina è diminuita leggermente per la debole domanda internazionale, in particolare nell’Unione Europea. Nel complesso del 2025, l’indice ha segnato una media di 123,2 punti, in aumento del 5,1% rispetto al 2024, sostenuto dalla forte domanda globale e dalle incertezze legate a malattie animali e tensioni geopolitiche. Su base annua, i prezzi di carne bovina e ovina sono cresciuti sensibilmente per la domanda elevata e la scarsa disponibilità all’export, mentre quelli di suino e pollame sono diminuiti, rispettivamente per la debolezza della domanda e per l’abbondanza dell’offerta.

L’ Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è sceso di 5,9 punti (4,4%) a dicembre. I prezzi del burro e del latte intero in polvere sono calati in modo marcato per l’aumento stagionale dell’offerta e la debole domanda internazionale. Più contenuta la diminuzione dei prezzi del latte scremato in polvere e del formaggio. Nonostante questi ribassi, nel 2025 l’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è risultato nettamente più alto rispetto al 2024, grazie ai forti aumenti registrati nella prima parte dell’anno, trainati soprattutto da formaggio, burro e latte intero in polvere. 

Per quel che riguarda l’Indice FAO dei prezzi dei cereali, a dicembre è salito leggermente rispetto a novembre, spinto soprattutto dalle tensioni sulle esportazioni del Mar Nero che hanno sostenuto le quotazioni del grano, nonostante l’abbondanza dell’offerta mondiale. I prezzi del mais e del sorgo sono aumentati grazie alla buona domanda internazionale e alla forte produzione di etanolo in Brasile e negli Stati Uniti. Anche il riso ha registrato un rialzo mensile, sostenuto da una domanda più dinamica e da interventi di politica agricola.
Nel complesso del 2025, però, i prezzi dei cereali risultano in calo rispetto al 2024, raggiungendo il livello medio annuo più basso dal 2020. Il riso segna la riduzione più marcata, penalizzato da elevate disponibilità, forte concorrenza tra esportatori e minori acquisti da parte di alcuni paesi asiatici.

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