La Commissione registra l’iniziativa dei cittadini europei sul diritto al cibo
La Commissione ha formalmente accolto l'Iniziativa dei cittadini europei che promuove il diritto al cibo e chiede di integrarlo nel quadro giuridico dell'UE

La Commissione europea ha registrato il 9 luglio l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) dal titolo “Il cibo è un diritto umano per tutti! Garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili”. L’obiettivo: rendere il diritto al cibo una realtà e integrarlo nel quadro giuridico dell’UE.
Secondo i promotori dell’ICE, almeno un quinto degli europei non ha accesso a un’alimentazione adeguata.
“I sistemi alimentari industriali – si legge nel testo – aggravano l’insicurezza alimentare, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, lo sfruttamento del lavoro e il maltrattamento animale“. Per questo, l’iniziativa chiede all’UE di riconoscere e garantire sistematicamente il diritto al cibo e di promuovere sistemi alimentari sani, giusti, umani e sostenibili, per le generazioni attuali e future.
Per raggiungere obiettivi concreti in termini di giustizia sociale, sostenibilità ambientale e diritto al cibo, si propone che la Commissione europea intraprenda una serie di azioni legislative coordinate e ambiziose.
La prima richiesta è l’introduzione di una regolamentazione quadro sui sistemi alimentari equi e sostenibili, che riconosca esplicitamente il diritto al cibo come principio guida delle politiche europee. A supporto di questa visione, si sollecita la creazione di un Consiglio alimentare dell’UE con funzioni di coordinamento strategico, in grado di rappresentare adeguatamente le realtà meno ascoltate e affrontare le disuguaglianze nell’accesso a risorse e potere decisionale.
Per rafforzare la dimensione sociale delle politiche alimentari, si propone una direttiva che sostenga le iniziative nazionali di protezione sociale, promuova la cooperazione tra Stati membri e introduca indicatori comuni per monitorare l’insicurezza alimentare, rendendo effettivo il diritto al cibo per tutti.
Allo stesso tempo, si sottolinea l’urgenza di riconoscere che i prodotti agricoli e alimentari non sono semplici merci: serve una cornice normativa che garantisca redditi dignitosi per contadini e lavoratori delle filiere, accesso universale a cibo sano e sostenibile, anche attraverso strumenti fiscali come la riduzione dell’IVA, e il contenimento del potere delle grandi aziende agroalimentari. In questo senso, si richiede anche la modifica della normativa MiFiD II per vietare la speculazione finanziaria sulle materie prime agricole.
Sul fronte agricolo, si auspica una profonda revisione della Politica Agricola Comune che concentri gli aiuti su piccole aziende, agroecologia contadina, agricoltura biologica e sistemi territoriali, riducendo la dipendenza da pesticidi sintetici, fertilizzanti chimici e antimicrobici.
Un altro fronte cruciale della proposta è quello della terra: si chiede un intervento normativo per contrastare la concentrazione fondiaria, favorire il ricambio generazionale e promuovere l’equità di genere nell’accesso al suolo agricolo.
Per salvaguardare la biodiversità e l’autonomia agricola, si propone una regolamentazione che tuteli i sistemi sementieri contadini e valorizzi varietà adatte alla produzione biologica o a basso input chimico. In parallelo, si esorta a ritirare la proposta di deregolamentazione delle nuove tecniche genomiche o, in subordine, ad assicurare per queste tecnologie lo stesso livello di controllo previsto per gli OGM convenzionali, compresi tracciabilità, etichettatura e divieto di brevettabilità in assenza di trasparenza nei processi. Per i promotori dell’iniziativa è inoltre essenziale sostenere la ricerca scientifica indipendente per valutare i rischi legati a queste tecnologie.
Tra gli interventi ambientali, l’ICE evidenzia la necessità di una direttiva per la gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura e nella pesca, così come l’adozione di un regolamento che rafforzi gli standard di benessere animale, in linea con iniziative precedenti come “End the Cage Age”, e accompagni la graduale riduzione della produzione e del consumo di carne da allevamento intensivo.
Per quanto riguarda la salute pubblica e le abitudini alimentari, si sollecita una direttiva che promuova il consumo di frutta e verdura, regolamenti la commercializzazione di alimenti ultra-processati e favorisca diete sane e sostenibili. A questo si aggiunge la richiesta di garantire, in tutti gli Stati membri, l’accesso universale a pasti scolastici sani e sostenibili, anche gratuiti, attribuendo maggiore autonomia alle autorità locali nel gestire i sistemi alimentari territoriali.
La trasparenza verso i consumatori è un altro punto chiave: si propone una riforma dell’etichettatura alimentare che renda più chiare le informazioni su valori nutrizionali, origine geografica, metodi produttivi, standard sociali e sostanze potenzialmente nocive. Contestualmente, andrebbe regolata la pubblicità degli alimenti non salutari, in particolare per la protezione dei minori.
Per contrastare lo spreco, si propone una direttiva che riconosca la natura strutturale delle perdite lungo la filiera e imponga obiettivi vincolanti per la riduzione dello spreco alimentare. È altrettanto importante rafforzare il principio di responsabilità lungo tutta la catena alimentare, modificando le normative UE in materia di due diligence per garantire il rispetto del diritto al cibo a ogni livello della filiera.
Infine, si richiede coerenza tra le politiche interne ed esterne dell’UE. In quest’ottica, si invita la Commissione a subordinare tutti gli accordi commerciali al rispetto del diritto al cibo, vietare l’esportazione di prodotti agricoli a prezzi dannosi per l’agricoltura contadina nei Paesi terzi e impedire l’esportazione di pesticidi e fertilizzanti vietati in Europa.
La Commissione, dopo un’analisi giuridica, ha ritenuto l’iniziativa ammissibile alla registrazione, ma non si è ancora espressa sul merito. La registrazione non implica un impegno ad agire: la Commissione valuterà eventuali azioni solo se l’iniziativa raggiungerà almeno 1 milione di firme in 7 Paesi UE entro 12 mesi.
Gli organizzatori hanno ora 6 mesi per avviare la raccolta firme. Se verrà raggiunta la soglia prevista, la Commissione sarà tenuta a rispondere, motivando la propria decisione.



















































































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