L’utilizzo dell’azoto non proteico (urea) a lento rilascio nella dieta dei ruminanti (VIDEO)

Una nuova tecnologia slow release brevettata

14 Aprile, 2025

Le fonti proteiche vegetali, in particolar modo le farine d’estrazione di soia, sono le commodity per eccellenza avendo, anche nel corso di intervalli temporali ristretti, dei prezzi di vendita con elevatissime oscillazioni che mettono in difficoltà sia i produttori di mangime che gli allevatori.

Non poter prevedere con sufficiente precisione i costi di produzione mette in difficoltà ogni impresa, sia per la gestione corrente che nel programmare investimenti.

Inoltre, la soia è un alimento molto attenzionato dalle associazioni ambientaliste e dall’opinione pubblica in quanto la maggiore produzione si ha, in ordine decrescente, negli USA, in Brasile e in Argentina.

Questi Stati da soli producono il 50% del seme di soia disponibile nel mondo. In Brasile, in particolare, è localizzata il 60% della foresta amazzonica e, negli anni, molta di questa è stata disboscata per far posto alla coltivazione di soia sollevando la protesta di ampie fasce delle popolazione mondiale.

In questo contesto poter ridurre l’impiego delle farine d’estrazione di soia nell’alimentazione dei ruminanti è di sicuro interesse.

I ruminanti hanno la singolare capacità di trasformare l’azoto non proteico che trovano in natura in proteine di alto valore biologico, come quelle contenute nella carne e nel latte, e la caratteristica di poter produrre urea attraverso il ciclo dell’urea.

E’ per queste ragioni che si utilizza spesso l’urea nell’alimentazione dei ruminanti, a meno che non sussista uno specifico divieto d’uso nei disciplinari dei Consorzi di tutela come ad esempio quelli del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano.

Disponibile per l’alimentazione dei ruminanti troviamo quella che viene definita urea zootecnica ma, negli ultimi anni, anche preparazioni a lento rilascio che, se ben fatte, permettono dosaggi d’impiego dell’urea superiori a quella non a lento rilascio.

Queste preparazioni, anche dette slow release, devono ben sincronizzarsi con le degradazioni ruminali e il tempo di transito dei nutrienti per evitare da un lato una massiva e pericolosa liberazione ruminale di azoto non proteico e dall’altro che possa bypassare il rumine una quantità troppo elevata di urea rumino protetta.

In questa video intervista abbiamo volentieri ospitato la Nutrivit del dott. Giulio Gabaldo che ha messo a punto una tecnologia slow release brevettata (PROTINAT® PROCESS Brevetto IT/102022000014362 PCT/IB2023056515) sicuramente interessante.

Per mettere a punto questa tecnologia Gabaldo ha voluto coinvolgere il Prof. Antonio Ubaldi e il Dott. Marco Bellini che lo hanno supportato sia nella fase teorica di sviluppo del brevetto che in quella pratica delle prove di campo.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Dott. Giulio Gabaldo scrivendo a giulio@gabaldo.com.

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