Non un semplice convegno sull’allevamento siciliano
A Ragusa Ibla, ricercatori, operatori del settore e studenti si sono confrontati sulle più recenti evidenze scientifiche riguardo la zootecnia siciliana e dell'areale mediterraneo

Nella giornata di venerdì 14 novembre a Ragusa Ibla, all’interno dell’ex convento di Santa Teresa, si è svolto l’incontro “Strategie e tecnologie aziendali per migliorare la sostenibilità dei sistemi zootecnici”. L’evento, svoltosi grazie al contributo del dipartimento di agricoltura alimentazione e ambiente dell’Università di Catania e incastonato nella cornice del progetto Agritech, è stato un prezioso momento di confronto sulla ricerca zootecnica dell’ecosistema siciliano e non solo.
Le relazioni avvicendatesi hanno affrontato un ampio ventaglio di argomenti.
La Dott.ssa Serena Tumino nel suo intervento intitolato “Razze bovine autoctone e resilienza al caldo: dati omici e fenotipici”, ha analizzato due razze presenti nel territorio ragusano, la Modicana e la Cinisara, e la loro resilienza termica. Dai risultati preliminari, ottenuti tramite approcci fenotipici innovativi e genomici, parrebbe che la razza Cinisara abbia una maggiore capacità di gestire lo stress termico.
A seguire, la Dott.ssa Provvidenza Rita D’Urso, nella sua relazione “Modellizzazione della distribuzione delle emissioni di ammoniaca e gas climalteranti in allevamenti di bovine da latte”, ha presentato strumenti innovativi IOT (Internet of Things) per la rilevazione delle emissioni climalteranti in stalla e gli sforzi della ricerca per ridurre i costi della strumentazione, senza privarsi del rigore e del livello di accuratezza.
Lo studio “Adattamento di specie foraggere all’ambiente mediterraneo” della Dott.ssa Antonella Iurato ha analizzato le essenze foraggere mediterranee, in particolare varie sementi di leguminose che potrebbero sostituire le controparti commerciali, come la soia.
Lo studio “Effetti dell’integrazione con pellicina di pistacchio sulla composizione lipidica e sulla stabilità ossidativa della carne di agnello” presentato dal Dott. Fabrizio Mangano ha proposto questo sottoprodotto, tipico della zona di Adrano, Bronte e Randazzo, come interessante alternativa, non riportando effetti negativi dall’introduzione nella formula mangimistica e riscontrando un miglior profilo lipidico e una riduzione nell’ossidazione della carne d’agnello.
Sempre nell’ambito ovino, lo studio “Panello di semi di sesamo come fonte proteica alternativa negli ovini in accrescimento” presentato dal Dott. Guido Mangione ha chiarito come Ragusa sia una località strategica nella produzione di sesamo italiana. Dai dati sperimentali non risultano differenze di colore e di ritenzione idrica nella carne, riportando che includere il 10% di panello di sesamo può ridurre il costo della formula mangimistica.
Continuando sul versante sottoprodotti, ma spostandoci sulla percezione del pubblico, lo studio “Cosa pensano i consumatori dei prodotti lattiero-caseari ottenuti da bovini alimentati con sottoprodotti?” presentato dalla Dott.ssa Nour Ouzari ha chiarito, grazie a un campione di più di 1800 risposte valide, come gusto, prezzo e certificazioni di qualità siano alla base delle scelte degli italiani davanti agli scaffali del supermercato e come gli intervistati abbiano una ridotta “willingness to pay” per i prodotti lattiero-caseari e carnei provenienti da animali alimentati con sottoprodotti rispetto al prezzo di mercato. La soluzione proposta è una campagna di divulgazione e trasparenza per creare maggiore consapevolezza sulla salubrità degli alimenti ottenuti da sottoprodotti.
Spostando la lente dai consumatori agli allevatori, la Dott.ssa Stefania Lombardo ha presentato “Evidenze sulla disponibilità a pagare degli allevatori per l’utilizzo di sottoprodotti agro-industriali per alimentare i ruminanti”. Dai risultati emerge che il 44% degli intervistati è disposto a provare i sottoprodotti al prezzo di 15 centesimi al chilo. I veri innovatori (disposti a testare in fiducia) rappresentano il 6% degli intervistati. Le principali preoccupazioni rimangono i costi di trasporto e di conservazione. Anche in questo caso, come nel lavoro precedente, gli autori consigliano un lavoro di divulgazione e dimostrazione per creare maggiore fiducia nel mercato dei sottoprodotti.
Al suo secondo intervento, intitolato “Il valore economico e sociale dell’Opuntia spp.: nuove prospettive per l’alimentazione animale e le aree marginali”, la Dott. Nour Ouzari ha messo in luce il valore del fico d’india nella razione mangimistica. Si tratta di uno studio che compara la letteratura sul tema mostrando come il fico d’india, se associato ad altri foraggi, contribuirebbe ad aumentare la capacità digestiva, la produzione e la qualità del latte, oltre che la qualità della carne, il tutto con le capacità tipiche di questa cactacea, quali l’efficienza idrica, la resilienza in terreni poveri e il basso costo. Il limite attuale d’uso risiede nell’investimento iniziale e nel trasferimento di competenze tecniche.
Successivamente, il Dott. Nicola Furnitto ha presentato una ricerca dal titolo “Telerilevamento e zootecnia di precisione: i risultati di uno studio condotto nell’entroterra siciliano”, portando avanti una sperimentazione sul campo su un terreno coltivato di sulla (Sulla coronaria) per comprendere la biomassa sfruttando tre sistemi: taratura a mano, uso di droni e via satellite. Dai risultati emerge come il telerilevamento possa essere una valida alternativa da cui possono essere sviluppate app per smartphone, al fine di aiutare l’allevatore a comprendere quando entrare in campo per il pascolo, in base allo stato vegetativo.
Il Dott. Marco Bonfanti attraverso la ricerca “Sviluppo di un sistema prototipale per il monitoraggio real-time del comportamento e per la rilevazione degli estri nelle vacche da latte in allevamenti a stabulazione libera” ha mostrato i risultati di un prototipo AI-based e stampato in 3D per il rilevamento degli estri nelle bovine, sommando i dati sulla variazione dell’attività motoria antecedente l’estro con video-registrazioni. Il progetto poggia sulle spalle di un lavoro precedente “cowtech”, successivamente affinato geometricamente per meglio adattarsi all’anatomia dei bovini e alla comodità di presa del dato. A questo è stato affiancato anche un importante miglioramento software con ottimi risultati.
Infine, il Dott. Salvatore Bognanno ha esposto lo studio “Realizzazione di una piattaforma software per la stima del comportamento alimentare al pascolo dei ruminanti” che permette, attraverso un sapiente uso di telecamere e microfoni giustapposti in modo non invasivo attorno all’animale, di rilevare le singole prensioni al pascolo. Un meccanismo di machine learning ha permesso di “guidare” un’opportuna piattaforma nel rilevamento delle prensioni. In questo modo è possibile rilevare eventuali comportamenti animali e, se necessario, intervenire. Si sta lavorando per estendere il sistema agli ovini.
Dopo le interessanti presentazioni, si è svolta un’ora di confronto e dibattito con il pubblico, ricca di spunti di riflessione e di contributi da parte degli studenti, dei professori e degli spettatori.
Come rivista Ruminantia è consapevole dell’importanza strategica quanto umana e professionalizzante di questi incontri e momenti di confronto. Riemerge forte la speranza che eventi di questo tipo possano essere sempre più diffusi, creando fertili commistioni e ricchi, quanto liberi, scambi di opinioni.



















































































GDPR Compliant