OGM: secondo l’UE il sistema italiano presenta diversi punti deboli sul controllo di sementi e mangimi

Varie le criticità sulle metodiche di controllo attuate in Italia sui mangimi e le sementi, che sono emerse a seguito dell'attività di audit effettuata dagli ispettori della Dg Sante tra il 21 al 31 gennaio 2025

pellet-mangime-vacche-feed-razione
10 Luglio, 2025

Pubblicato il report inerente le verifiche condotte per la valutazione del sistema di controlli ufficiali attuato per gli alimenti, i mangimi e le sementi che contengono, sono costituiti o prodotti a partire da organismi geneticamente modificati, al fine di assicurare la conformità alle prescrizioni del diritto dell’Unione europea. Si tratta del secondo audit effettuato in Italia dalla DG Salute e sicurezza alimentare sugli OGM.

Il contesto

L’Unione Europea ha predisposto un registro degli OGM autorizzati per l’uso negli alimenti e nei mangimi (consultabile QUI), e riporta le colture di cotone, mais, colza, soia, barbabietola da zucchero e rutabaga, contenenti questi OGM autorizzati, che possono essere e sono coltivate al di fuori dell’UE e i prodotti alimentari o i mangimi che ne derivano possono essere esportati nell’UE. L’unica coltura geneticamente modificata (GM) la cui coltivazione è attualmente autorizzata nell’UE è il mais MON 810.

Il Ministero della Sanità ha fornito dati secondo cui circa un terzo dei mangimifici in Italia non utilizza materie prime GM per mangimi. Ha aggiunto di stimare, sulla base dei dati del settore, che l’85 % della soia e delle materie prime per mangimi derivate dalla soia, utilizzate nei mangimi per animali, siano GM, mentre il mais e i prodotti derivati dal mais, nonché altre materie prime per mangimi, di solito non sono geneticamente modificati. L’MS ha confermato che in Italia alcuni mangimi per animali sono commercializzati con l’etichetta “senza OGM” o “privo di OGM”. Ha affermato, inoltre, che tali prodotti non rappresentano uno specifico obiettivo del programma di campionamento e analisi e che, in assenza di una normativa dell’UE in merito a tali indicazioni riportate sull’etichetta, a questi prodotti si applica la tolleranza dello 0,9 % di materiale GM. Ma vediamo le singole categorie di prodotti analizzati.

Controlli sugli OGM negli alimenti

Nel 2022 e 2023, le ASL hanno raccolto rispettivamente 634 e 635 campioni di alimenti dal mercato interno per analizzare la presenza di OGM, superando di poco il numero previsto di 628 campioni. Quasi tutte le regioni hanno rispettato il numero stabilito. Circa la metà dei campioni era costituita da materie prime e prodotti intermedi, quindi non è stato raggiunto l’obiettivo nazionale, che prevedeva il 60%. Inoltre, i campioni prelevati all’importazione (escluso il riso cinese) hanno rappresentato solo il 30-40% di quelli previsti. Per questo motivo, nel report si legge che le autorità competenti non hanno applicato completamente il piano basato sul rischio previsto dall’articolo 9 del regolamento (UE) 2017/625.  Nel 2022 e 2023 non sono state trovate irregolarità nei controlli, e lo stesso vale per i dati preliminari del 2024. In quei due anni, alcuni campioni (19 nel 2022 e 17 nel 2023) contenevano tracce di OGM, ma sempre sotto lo 0,9%, cioè entro i limiti consentiti. Inoltre, si trattava solo di OGM autorizzati e quasi sempre in quantità molto basse, difficili da misurare. Questi controlli servono a verificare se le aziende rispettano le regole sull’etichettatura degli alimenti che contengono più dello 0,9% di OGM.

Controlli sugli OGM nei mangimi

Nel 2023 le ASL hanno prelevato 546 campioni (il 99 % del numero previsto) di mangimi per animali (155 dei quali su materie prime per mangimi e 391 su mangimi composti) che sono stati analizzati per individuare OGM. Nei primi nove mesi del 2024 sono stati prelevati e analizzati per individuare OGM 246 campioni (l’86 % del numero previsto fino a quel momento dell’anno) di mangimi per animali (di cui 79 materie prime per mangimi e 197 mangimi composti). Sebbene il PNAA affermi chiaramente che almeno il 50 % dei campioni dovrebbe essere costituito da materie prime per mangimi, in entrambi gli anni meno del 30 % dei campioni di mangimi era costituito da materie prime per mangimi; non è stato quindi pienamente attuato il programma basato sul rischio previsto dall’articolo 9 del regolamento (UE) 2017/625. Nel 2023 sono state rilevate otto non conformità; due sono state rilevate nei primi nove mesi del 2024. In tutti i casi la risultanza riguardava la presenza di OGM autorizzati a un livello superiore allo 0,9 % senza la necessaria dichiarazione sull’etichetta.

Controlli sulle sementi

La designazione in corso di laboratori ufficiali che non sono in grado di effettuare le analisi richieste ha comportato notevoli ritardi nel trattamento dei campioni di alimenti e mangimi; le non conformità non sono pertanto rilevate tempestivamente. Benché si investano notevoli risorse operative nel controllo delle sementi, sussistono punti deboli significativi in materia di campionamento e analisi; il sistema di controllo non offre pertanto ragionevoli garanzie che le sementi seminate in Italia siano prive di organismi geneticamente modificati. La necessità di istituire un sistema di controllo efficace è dimostrata dal fatto che nel 2024, nonostante i punti deboli nei controlli, il 3 % dei campioni di semi di soia importati e quasi il 4 % dei campioni di semi di soia sottoposti a prove mediante controlli effettuati dagli operatori stessi contenevano OGM.

Conclusioni 

I controlli ufficiali offrono un elevato livello di garanzia che gli OGM nelle prove sul campo non pongano alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente. I controlli ufficiali sugli alimenti segnalano livelli di conformità pari praticamente al 100 % e offrono pertanto un elevato livello di garanzia che gli alimenti commercializzati in Italia, compresi il riso e i prodotti a base di riso importati dalla Cina, siano conformi ai requisiti dell’Unione europea in materia di OGM.

Sebbene l’Italia abbia istituito un sistema completo di controlli ufficiali per gli OGM nei mangimi, vi è una serie di punti deboli, tra cui il fatto che non sono stati affrontati in modo soddisfacente i rischi connessi alle materie prime per mangimi importate e l’assenza di controlli documentati relativi all’etichettatura e alla tracciabilità degli OGM. Di conseguenza i controlli ufficiali non offrono un livello soddisfacente di garanzia che i mangimi commercializzati in Italia siano conformi ai requisiti dell’Unione europea in materia di OGM.

Il testo completo del report è disponibile QUI!

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Maggio 2026

Condividi questa notizia!