Ricerca europea e innovazione nei campi: arrivano le strategie AgRI 2040 e Food 2040

La Commissione europea lancia il nuovo piano strategico per l'agroalimentare basato su AgRI 2040 e Food 2040, per portare tecnologie avanzate, IA e modelli sostenibili direttamente nelle aziende agricole e nelle stalle europee

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9 Settembre, 2026

L’esecutivo europeo definisce una risposta alle sfide produttive del settore primario. La Commissione europea, guidata dai commissari Christophe Hansen ed Ekaterina Zaharieva, ha adottato l’8 settembre 2026 a Bruxelles la Comunicazione su un nuovo approccio strategico per la ricerca e l’innovazione nell’agroalimentare. L’iniziativa coinvolge l’intero territorio dell’Unione Europea con l’obiettivo di trasformare l’eccellenza scientifica in soluzioni concrete per agricoltori, allevatori, silvicoltori e operatori della filiera. In tempi recenti, vi è stato un drastico calo degli investimenti privati nel settore tecnologico primario, che, congiunto alla continua crisi climatica, all’aumento dei costi degli input e all’instabilità geopolitica, minaccia la sicurezza alimentare. Nella pratica si combinerà la ricerca applicata con l’impianto industriale, mobilitando le risorse del futuro programma Horizon Europe 2028-2034 e del nuovo Fondo Europeo per la Competitività.

Le strategie AgRI 2040 e Food 2040

Il settore agroalimentare europeo richiede strumenti innovativi per rimanere competitivo sui mercati. L’agricoltura e le filiere alimentari costituiscono un pilastro economico e sociale fondamentale per l’Europa, garantendo cibo sicuro, accessibile e di alta qualità a 450 milioni di cittadini. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili impone, tuttavia, un aggiornamento delle strategie di ricerca nel settore agricolo. In questo contesto nascono i due quadri interconnessi AgRI 2040 e Food 2040, concepiti per indirizzare gli investimenti futuri lungo l’intera catena del valore. Il primo quadro, AgRI 2040, è focalizzato sull’agricoltura, la silvicoltura e lo sviluppo delle aree rurali, affrontando aspetti essenziali quali la salute dei suoli, la protezione delle colture, la sostenibilità degli allevamenti, la bioeconomia e la digitalizzazione. Il secondo quadro, Food 2040, estende lo sguardo ai sistemi alimentari complessivi, includendo la pesca, l’acquacoltura e la lavorazione industriale, con particolare attenzione alle diete sane, all’efficienza delle risorse, alle proteine alternative e alle tecnologie alimentari avanzate.

Colmare il divario scientifico nelle campagne

Secondo la nuova strategia della Commissione, i risultati delle ricerche devono trasformarsi rapidamente in pratiche aziendali applicabili sul campo. L’Unione Europea produce una conoscenza scientifica di altissimo livello nei settori agricolo e alimentare, ma incontra ostacoli nel trasformare la ricerca di base in prodotti e servizi commerciali idonei al mercato. Questo fenomeno, noto come divario tra laboratorio e produzione, è accentuato dalla prevalenza di piccole e medie imprese, dalla limitata capacità di investimento e dall’elevata mole di lavoro che caratterizzano le strutture agricole. 

Laboratori a cielo aperto

Per superare questo blocco, il nuovo approccio promuove i Living Labs, ovvero laboratori territoriali condivisi in cui agricoltori, ricercatori e imprese co-creano e testano le innovazioni direttamente in condizioni reali di utilizzo. Al contempo, l’integrazione di strumenti come le sandbox normative, ovvero contesti regolatori flessibili e controllati, permetterà di sperimentare tecnologie emergenti, facilitando l’approvazione, prima della commercializzazione, di soluzioni biologiche per la difesa vegetale e la nutrizione. Per sostenere le aziende agricole più dinamiche e le startup, la Commissione intende inoltre potenziare l’impiego dell’intelligenza artificiale, della robotica e della sensoristica, semplificando le procedure finanziarie, fornendo supporto alla proprietà intellettuale e garantendo finanziamenti rapidi per la validazione commerciale delle tecnologie.

I numeri del settore agroalimentare europeo

I dati numerici evidenziano l’urgenza di un cambio di passo strutturale. Nel 2023, il settore agroalimentare dell’Unione Europea ha generato svariati miliardi di euro di valore aggiunto, occupando circa 30 milioni di persone, pari al 15% della forza lavoro complessiva. La sola industria alimentare e delle bevande conta 300.000 imprese e 4,8 milioni di occupati, rappresentando il primo settore manifatturiero dell’Unione, con un valore aggiunto di 296 miliardi. L’Europa si conferma inoltre il principale esportatore mondiale con un surplus commerciale agroalimentare di 50 miliardi di euro registrato nel 2025. 

Urge un cambio di passo

Le aree rurali coprono oltre il 75% del territorio europeo e ospitano il 25% della popolazione. A fronte di queste cifre imponenti, gli investimenti in tecnologie agroalimentari in Europa sono crollati del 67% tra il 2020 e il 2024, posizionando il continente nettamente alle spalle degli Stati Uniti e del Canada, dove la spesa tecnologica è risultata superiore tra il 50% e il 70%. Per invertire questa tendenza, le nuove strategie punteranno sul consolidamento dell’approccio multi-attore, già reso obbligatorio in oltre il 70% dei bandi di ricerca di Horizon Europe, e sul rafforzamento dei sistemi di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) per trasferire il sapere tecnico ai produttori attraverso consulenti aziendali e sintesi pratiche aggiornate. L’infrastruttura di ricerca sarà poi supportata dal nuovo Centro di Scienza per le Politiche, gestito dal Joint Research Centre (JRC), e dalla conferenza europea AgRI 2040 prevista a Bruxelles il 24 e 25 settembre 2026.

Prospettive future

L’innovazione coordinata tra le parti è la chiave per garantire un settore florido, secondo il rapporto della Commissione. L’adozione congiunta di AgRI 2040 e Food 2040 offre un’opportunità strategica per ammodernare i sistemi produttivi e valorizzare la posizione dei produttori primari lungo le catene del valore. Le principali opportunità risiedono nella bioeconomia e nell’energia rinnovabile, nel ridurre i costi di produzione tramite l’agricoltura di precisione e nello sviluppo di sementi e nella selezione di razze animali più resistenti agli stress climatici e alle patologie, puntando sulle razze locali. Non mancano tuttavia rischi rilevanti, legati soprattutto alla burocrazia, alla frammentazione dei finanziamenti e all’inaccessibilità delle innovazioni per le piccole e medie realtà agricole. Gli sviluppi futuri dipenderanno anche dalla capacità dei Paesi membri di garantire che la formazione professionale prepari adeguatamente i giovani e le donne che intendono fare impresa nelle aree rurali. La competitività del settore primario europeo è più che mai legata a doppio filo alla velocità con cui il sapere scientifico si trasforma in valore economico e tutela ambientale per i territori agricoli.

Fonte: Commissione europea

Da leggere - Agosto 2026

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