Via libera del senato al Ddl agroalimentare: stretta su frodi, Dop e filiera bufalina
Il Senato approva senza voti contrari il Ddl “Tutela Agroalimentare”. Tra frodi, etichettatura, Dop e filiera bufalina, il provvedimento introduce un impianto organico di norme penali e amministrative pensate per rafforzare sicurezza, trasparenza e competitività della filiera italiana

Il Ddl “Tutela Agroalimentare” supera la prima lettura al Senato con un risultato politico non scontato: 80 voti favorevoli e nessun voto contrario, con 44 astensioni. Un consenso trasversale che il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, definisce «un passo avanti per tutelare il sistema agroalimentare, la salute dei cittadini e la trasparenza dei prodotti». Il provvedimento, composto da quindici articoli, nasce da un lavoro congiunto tra MASAF e Ministero della Giustizia, con l’obiettivo di aggiornare in modo organico gli strumenti normativi per contrastare frodi e comportamenti sleali lungo la filiera.
La nuova legge interviene infatti su tre assi principali: rafforzamento della tracciabilità, introduzione di nuovi reati penali e revisione del sistema sanzionatorio. Un impianto che mira a garantire condizioni di mercato più eque per le imprese che operano correttamente, riducendo gli spazi per agropirateria, contraffazioni e utilizzi ingannevoli di termini e indicazioni protette.
Al centro del provvedimento vengono introdotti due nuovi reati: Frode alimentare, che punisce chi commercializza alimenti non genuini o di provenienza diversa da quella dichiarata, e Commercio di alimenti con segni mendaci, rivolto a chi utilizza indicazioni o segni distintivi idonei a trarre in inganno sulla qualità o quantità degli alimenti. In entrambi i casi sono previste pene detentive più severe rispetto al passato, affiancate da tre aggravanti applicabili alle condotte più gravi: agropirateria, quando il comportamento illecito è organizzato e continuativo; quantità, qualora il volume dei prodotti sia particolarmente rilevante; e biologico, quando il falso riguarda alimenti dichiarati come tali senza esserlo. In queste circostanze, le pene vengono aumentate fino a un terzo.
Si rafforza inoltre la tutela delle Indicazioni geografiche. Il reato di contraffazione delle Dop e Igp, già presente nel codice penale, vede l’innalzamento della pena massima da due a quattro anni e delle multe fino a 50.000 euro. Un intervento che va nella direzione indicata dal Rapporto Ismea-Qualivita, secondo il quale il comparto IG vale 20,7 miliardi di euro, con 12,3 miliardi generati sui mercati esteri.
Il provvedimento introduce anche la confisca obbligatoria dei beni e dei prodotti oggetto del reato e prevede, per quelli commestibili, la loro destinazione ad enti territoriali, organizzazioni caritative o strutture per animali abbandonati, ampliando le possibilità di impiego previste dalla normativa vigente.
Uno dei passaggi più significativi riguarda la revisione delle sanzioni amministrative, ora riparametrate sulla gravità della violazione e sul fatturato dell’impresa, in modo da superare il paradosso per cui aziende di dimensioni molto diverse potevano essere colpite dallo stesso importo. Si tratta di un segnale richiesto da tempo dalle organizzazioni agricole, che salutano con favore un sistema più proporzionato e realmente deterrente.
La norma istituisce poi la Cabina di regia per i controlli amministrativi, presieduta dal MASAF e composta ai più alti livelli dalle amministrazioni e dalle forze preposte ai controlli. L’obiettivo è coordinare le attività ispettive, evitare sovrapposizioni e migliorare il tracciamento del cibo lungo la filiera.
Nel testo trova spazio anche il tema dell’uso improprio del termine “latte”. La legge vieta l’impiego della parola e delle denominazioni lattiero-casearie per prodotti vegetali quando presentati al consumatore senza la dovuta distinzione, introducendo sanzioni che vanno da 4.000 a 32.000 euro o fino al 3% del fatturato aziendale.
Ampio rilievo viene dedicato alla filiera bufalina, con misure straordinarie mirate a garantire trasparenza e contrastare pratiche irregolari. Tra queste, la creazione di una piattaforma nazionale per la tracciabilità del latte bufalino e dei suoi derivati, controlli a campione lungo tutte le fasi produttive, l’impiego di prove di laboratorio per verificare l’origine geografica del latte e la freschezza della materia prima. Le sanzioni previste arrivano fino a 48.000 euro o al 3% del fatturato.
Il mondo agricolo accoglie il provvedimento con favore. Coldiretti parla di «passo storico» per la tutela di una filiera che vale 707 miliardi di euro e della Dop Economy, che sfiora i 21 miliardi. L’organizzazione sottolinea l’importanza dell’introduzione del reato di agropirateria e delle nuove regole su etichettatura e origine, auspicando una rapida approvazione anche alla Camera.



















































































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