Lo stato della digitalizzazione nell’agricoltura dell’UE
La digitalizzazione agricola UE è uno strumento chiave per la competitività, la sostenibilità e la resilienza ma l'adozione è ancora disomogenea

La digitalizzazione del settore agricolo dell’Unione Europea è un elemento centrale sia dell’Agenda Digitale europea sia della Politica Agricola Comune (PAC). Essa mira a rafforzare competitività, sostenibilità e resilienza dell’agricoltura e delle aree rurali attraverso la trasformazione digitale.
Le tecnologie digitali sono considerate un catalizzatore per modernizzare le pratiche agricole e affrontare sfide cruciali quali competitività, cambiamento climatico, perdita di biodiversità e sicurezza alimentare. In questo contesto, la Commissione Europea ha elaborato politiche e iniziative volte a favorire l’integrazione del digitale in agricoltura, promuovendo efficienza, innovazione e sostenibilità.
E’ stato pubblicato in questi giorni un nuovo rapporto del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea, intitolato “Lo stato della digitalizzazione nell’agricoltura dell’UE: approfondimenti dalle indagini agricole“, che offre spunti su come la tecnologia sta cambiando l’agricoltura europea.
Il rapporto raccoglie dati provenienti da indagini aziendali sulla digitalizzazione in agricoltura nell’UE, utili a definire una baseline di riferimento per monitorare i progressi rispetto agli obiettivi delineati nell’Agenda Digitale e nella PAC.
L’analisi si basa su dati ottenuti da 1.444 aziende agricole in nove Stati membri (Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Ungheria e Polonia), raccolti tra giugno e ottobre 2024 tramite interviste dirette, telefoniche e online. Il rapporto combina statistiche descrittive con stime econometriche, offrendo un quadro ampio e dettagliato del grado di digitalizzazione agricola nell’UE.
Risultati principali
Connettività e strumenti digitali
L’85% delle aziende agricole dispone di copertura internet adeguata, mentre il 15% soffre ancora di connessioni insufficienti. La diffusione di dispositivi digitali è ampia, soprattutto degli smartphone, e l’uso prevalente riguarda attività pratiche come comunicazione e ricerca di informazioni, mentre l’e-commerce e il networking professionale risultano meno frequenti.
Adozione delle tecnologie digitali
L’adozione è disomogenea: il 93% delle aziende utilizza almeno uno strumento IT (Information Tecnology) e il 68% tre o più, mentre le tecnologie specifiche per colture e allevamenti hanno una diffusione compresa tra il 3% e il 23%.
Nel complesso, il 79% delle aziende ha adottato almeno una tecnologia per le colture (ma solo il 29% tre o più) e l’83% almeno una per l’allevamento (ma solo il 17% tre o più). Dopo una crescita sostenuta tra il 2008 e il 2020, l’adozione ha subito un rallentamento a partire dal 2020, probabilmente a causa delle incertezze economiche, e le prospettive di investimento per i prossimi anni restano contenute.
Costi e accessibilità
Le tecnologie zootecniche sono considerate le più costose, seguite da quelle per le colture. Gli strumenti IT e i software gestionali sono invece percepiti come accessibili. In generale, più una tecnologia è percepita come onerosa, minore è il tasso di adozione.
Fattori determinanti
L’adozione è favorita da dimensioni aziendali maggiori, buona connettività, vendita diretta, status di agricoltore a tempo pieno e formazione specializzata digitale e agricola. Le aziende più grandi adottano dal 10% all’84% di tecnologie digitali in più; una connessione scarsa riduce l’adozione del 4–30%; i part-time adottano dal 10% al 33% in meno; la formazione aumenta l’adozione dal 14% al 71%.
L’età ha effetti limitati e leggermente negativi; un livello di istruzione più alto favorisce l’uso di strumenti IT generici, mentre l’adozione di tecnologie specifiche dipende meno dal titolo di studio. Gli Stati membri del sud e le aziende specializzate in colture e allevamenti adottano più strumenti, mentre la proprietà parziale o l’affitto dei terreni si associano a maggiore uso di tecnologie zootecniche.
Driver e barriere
I driver percepiti (fattori che spingono un agricoltore ad adottare una tecnologia digitale) hanno un’influenza maggiore rispetto alle barriere. Efficienza, riduzione dei costi, miglioramento della qualità della vita, crescita delle opportunità e pressione del mercato sono associati a incrementi dell’adozione compresi tra l’8% e il 38%. Le barriere più citate sono la mancanza di competenze, lo scarso interesse, la percezione di errori e i costi elevati, ma il loro peso effettivo è inferiore rispetto ai benefici percepiti.
Sostenibilità e resilienza
La maggior parte degli agricoltori attribuisce alle tecnologie digitali un impatto positivo sulla sostenibilità: il 76% sul piano economico, il 72% su quello ambientale e il 67% su quello sociale. Inoltre, il 68% ritiene che esse possano accrescere la resilienza di fronte a crisi e interruzioni.
Pratiche sui dati
La raccolta e gestione dei dati resta prevalentemente manuale o basata su strumenti semplici, come fogli elettronici o registri scansionati, mentre solo una minoranza utilizza software specializzati o sistemi automatizzati. I dati raccolti spaziano da quelli finanziari a quelli sul suolo, sugli animali, sugli input e sul mercato, con frequenze molto variabili (dal giornaliero all’annuale).
La condivisione dei dati rimane selettiva: gli agricoltori tendono a condividere con soggetti fidati (consulenti, colleghi o cooperative), mentre il ricorso a istituzioni finanziarie, agri-tech, ricercatori o amministrazioni pubbliche è scarso. Le aziende più grandi e i giovani agricoltori si mostrano più aperti alla condivisione. Le barriere principali riguardano privacy, sicurezza e controllo sull’uso dei dati, mentre i benefici indiretti costituiscono il principale incentivo alla condivisione.
Discussione e implicazioni politiche
Nonostante i benefici ampiamente riconosciuti, l’adozione delle tecnologie digitali rimane bassa e disomogenea. Mentre gli strumenti IT sono ormai diffusi, le tecnologie più specifiche e costose risultano meno adottate, a causa soprattutto dei costi percepiti, dei benefici non sempre chiari e della scarsa personalizzazione delle soluzioni. Da ciò emerge la necessità di politiche mirate, di programmi di formazione digitale specializzata e di un maggiore coinvolgimento degli attori esterni, come i servizi di consulenza e i centri di ricerca.
La gestione dei dati, ancora manuale o semi-digitale, contribuisce ad accrescere l’onere amministrativo degli agricoltori. L’adozione di strumenti digitali avanzati, unita alla piena interoperabilità dei sistemi, potrebbe ridurre tale carico e favorire la trasformazione digitale del settore. Tuttavia, la diffidenza verso la condivisione dei dati rimane forte: regole trasparenti e vantaggi concreti sono indispensabili per rafforzare la fiducia degli agricoltori.
Infine, il crescente interesse per l’intelligenza artificiale (IA) in agricoltura rende questi risultati particolarmente rilevanti. L’adozione dell’IA dipenderà, come per altre tecnologie, da costi, benefici percepiti e adattabilità ai diversi contesti regionali e tipologie aziendali. Poiché l’IA richiede un uso estensivo dei dati, sarà fondamentale affrontare le questioni di sicurezza, proprietà e controllo, offrendo al contempo vantaggi chiari e servizi personalizzati per favorirne la diffusione.
Consulta qui il rapporto integrale.



















































































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