CDM e Conferenza Stato-Regioni: le novità per l’agroalimentare e le filiere zootecniche
Più risorse per il grano duro, regole operative sul riuso delle acque e stretta sui “green claims”: tre tasselli che impattano direttamente pianificazione colturale, approvvigionamenti e comunicazione ambientale delle imprese agro-zootecniche

Il Consiglio dei ministri del 5 novembre 2025 e l’intesa in Conferenza Stato-Regioni consegnano al settore un pacchetto di decisioni con effetti immediati su programmazione produttiva, gestione idrica e comunicazione al consumatore. In sintesi: arrivano ulteriori risorse al Fondo Grano Duro, viene varata, in esame preliminare, la cornice nazionale per il riutilizzo delle acque reflue affinate in agricoltura in attuazione del Regolamento (UE) 2020/741, e si recepisce la Direttiva (UE) 2024/825 con un giro di vite contro il greenwashing. Tre misure diverse che, lette insieme, disegnano un quadro di maggiore integrazione filiera-ambiente-mercato in cui anche gli allevamenti, a partire da foraggi, mangimi e comunicazione di prodotto, sono chiamati a posizionarsi con chiarezza.
La leva economica: altri 10 milioni al Fondo Grano Duro nel 2025
Con l’intesa Stato-Regioni, il MASAF stanzia ulteriori 10 milioni di euro per il 2025 a favore delle imprese che sottoscrivono contratti di filiera triennali nel comparto del grano duro. La dotazione per l’anno sale così a 20 milioni, mentre nel biennio 2024-2025 le risorse complessive raggiungono 52 milioni. L’obiettivo dichiarato è stabilizzare i rapporti tra agricoltori e trasformatori, contribuendo a ridurre la dipendenza dall’estero: nel 2024 la produzione nazionale ha coperto il 54,8% del fabbisogno. In termini operativi, la gestione passa ad AGEA, che, tramite SIAN e con il supporto dei CAA, curerà l’istruttoria e la verifica dei requisiti. Per il mondo zootecnico il messaggio è duplice: da un lato si rafforza la prevedibilità per i produttori cerealicoli che riforniscono mangimifici e filiere DOP/IGP; dall’altro, l’incentivo ai contratti pluriennali può agevolare la definizione di formule di fornitura più stabili, con ricadute su costi e disponibilità di sfarinati e semole destinati ai mix mangimistici.
La leva idrica: regole chiare sul riuso delle acque reflue affinate
Sul fronte climatico, il CDM approva in esame preliminare un DPR che disciplina criteri, modalità e condizioni per l’uso in sicurezza delle acque reflue affinate a fini irrigui, dando attuazione al Regolamento (UE) 2020/741. Il perno del sistema è il Piano di gestione dei rischi, che definisce ruoli e responsabilità di gestori e utilizzatori finali per tutelare salute umana, animale e ambiente. Il Ministro dell’Ambiente evidenzia l’urgenza di una risposta strutturale alla scarsità idrica; il MASAF sottolinea che l’accesso al riuso non dovrà generare costi aggiuntivi per gli agricoltori. Per le filiere foraggere, e quindi per latte e carne, la novità apre uno spazio concreto per stabilizzare le rotazioni e salvaguardare rese e qualità in aree a stress idrico cronico, a condizione di calibrare i piani irrigui su classi di qualità dell’acqua, colture, suoli e tempi di carenza. In prospettiva, la disponibilità di riuso regolata da standard nazionali può ridurre la volatilità produttiva dei prati-misti, medica, mais da insilato e altre colture foraggiere, con benefici su benessere e performance alimentari degli animali. Resta centrale l’allineamento tra gestori del servizio idrico, consorzi di bonifica e aziende agricole, sia per la definizione dei piani di monitoraggio sia per l’adeguamento delle infrastrutture di distribuzione.
La leva reputazionale: stop ai “carbon neutral” generici e trasparenza rafforzata
Il decreto legislativo che recepisce la Direttiva (UE) 2024/825 amplia la lista delle pratiche commerciali vietate nel Codice del consumo e mette nel mirino asserzioni ambientali vaghe o non verificabili. Termini come “neutro” o “a impatto zero” non potranno essere usati senza basi tecniche solide, comparabili e verificabili; vengono introdotte definizioni puntuali di marchio di sostenibilità, durabilità e riparabilità, oltre a nuovi obblighi informativi, anche per i contratti online, come l’avviso armonizzato sulla garanzia legale e un’etichetta armonizzata che renda immediatamente leggibile la durata dei beni. La vigilanza è affidata all’AGCM, con l’applicazione delle sanzioni previste per le pratiche scorrette. Per chi opera nelle filiere zootecniche, questo significa due cose: primo, i messaggi su riduzione delle emissioni (metano enterico, energia rinnovabile in stalla, packaging “verde”) dovranno appoggiarsi a standard, metodologie LCA e certificazioni riconoscibili; secondo, occorrerà evitare scorciatoie comunicative, claim generici, loghi autoreferenziali, offsetting opaco, privilegiando invece metriche trasparenti, confini di sistema dichiarati e audit di terza parte. Anche i fornitori di input (mangimi, additivi, attrezzature) dovranno adeguare la documentazione tecnica a supporto dei propri claim.
Un filo comune: pianificazione, dati e responsabilità condivise
Se il rafforzamento del Fondo Grano Duro spinge verso accordi di lungo periodo e programmazione dell’offerta, la norma sul riuso delle acque reflue affinate chiede alle aziende di incorporare la gestione del rischio idrico nella routine agronomica; la stretta sui green claims obbliga infine a una rendicontazione più matura e tracciabile degli impatti ambientali. In ciascuno di questi fronti la parola chiave è “integrazione”: tra colture e allevamenti; tra fornitori di acqua, agricoltori e allevatori; tra uffici marketing e uffici tecnici quando si parla di sostenibilità. La capacità di dimostrare, contrattualizzare e monitorare, con dati e responsabilità chiare, diventa un vantaggio competitivo, oltre che un requisito regolatorio.



















































































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