Pratiche sleali, clima e relazioni con il Regno Unito: le ultime mosse dell’UE che incidono su agricoltura e agroalimentare

Nuove regole contro le pratiche commerciali sleali, semplificazione della rendicontazione di sostenibilità e della due diligence, obiettivo climatico al 2040, aggiustamenti alla legge UE contro la deforestazione e mandato per un accordo SPS con il Regno Unito: cosa cambia per le filiere agroalimentari

campo-ue-agricoltura
14 Novembre, 2025

Giorni intensi a Bruxelles, dove Parlamento e Consiglio hanno messo mano a diversi capitoli chiave per l’agricoltura europea: rapporti di filiera, sostenibilità, clima, commercio e deforestazione. Le misure non sono ancora tutte definitive, ma tracciano già l’orientamento delle politiche che interesseranno imprese agricole, trasformatori e operatori del settore. Di seguito una sintesi delle principali novità.

Pratiche commerciali sleali: più poteri alle autorità e tutela anche oltre i confini UE

Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico su un regolamento che rafforza l’applicazione della Direttiva sulle pratiche commerciali sleali (UTP) nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare. L’obiettivo è colmare uno dei punti deboli della normativa del 2019: i casi in cui fornitori e acquirenti si trovano in Stati membri diversi o fuori dall’Unione.

Il nuovo quadro rende obbligatoria la cooperazione tra le autorità nazionali incaricate del controllo, che dovranno scambiarsi informazioni e coordinare le indagini sui casi transfrontalieri, utilizzando il Sistema di informazione del mercato interno. Gli Stati membri saranno inoltre chiamati a intervenire d’ufficio, senza attendere un reclamo formale da parte degli agricoltori o dei piccoli trasformatori, riprendendo la logica di protezione già vista per le Indicazioni Geografiche.

Per evitare che le norme vengano eluse spostando la sede legale fuori dall’UE, le tutele si estenderanno anche alle pratiche sleali messe in atto da acquirenti extra-UE, che dovranno designare una persona di contatto responsabile nell’Unione per facilitare le indagini. È previsto anche un quadro più ampio per la cooperazione tra autorità nei Paesi che hanno vietato ulteriori pratiche rispetto alle sedici già elencate dalla Direttiva, come la vendita al di sotto dei costi di produzione.

Secondo i promotori del provvedimento, tra cui il relatore Stefano Bonaccini, si tratta di un passo avanti per riequilibrare i rapporti di forza nella filiera e garantire una remunerazione più equa agli agricoltori in un mercato in cui circa il 20% dei prodotti agricoli e alimentari consumati nell’UE proviene da un altro Stato membro. L’accordo dovrà ora essere formalmente approvato da Parlamento e Consiglio; il regolamento entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e si applicherà 18 mesi più tardi.

Rendicontazione di sostenibilità e due diligence: meno oneri per la maggior parte delle imprese

Sempre a Strasburgo, il Parlamento ha adottato la propria posizione sulla proposta di semplificazione degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e di due diligence per le imprese, nell’ambito del pacchetto Omnibus I. La linea scelta dagli eurodeputati è quella di concentrare gli obblighi sulle realtà più grandi, alleggerendo in modo significativo il carico amministrativo per le altre.

Per quanto riguarda il reporting di sostenibilità, l’obbligo di redigere il bilancio sociale e ambientale si applicherebbe solo alle aziende con più di 1.750 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Solo queste imprese dovrebbero fornire informazioni in base alle norme sulla “tassonomia” delle attività sostenibili. Gli standard di rendicontazione verrebbero semplificati, con meno dettagli qualitativi, mentre la rendicontazione settoriale diventerebbe volontaria.

Sul fronte della due diligence, la responsabilità di monitorare e gestire gli impatti negativi su persone e ambiente sarebbe limitata alle società con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato. Per queste imprese verrebbe richiesto un approccio basato sul rischio, evitando di scaricare in modo sistematico richieste di informazioni sui partner più piccoli, che potrebbero essere coinvolti solo come “ultima risorsa”. Cade inoltre l’obbligo di predisporre un piano di transizione per allineare il modello di business all’Accordo di Parigi: le aziende resterebbero però responsabili, a livello nazionale, delle violazioni degli obblighi di due diligence e tenute a risarcire integralmente le vittime.

Per favorire la compliance, il Parlamento chiede l’istituzione di un portale digitale unico con modelli, linee guida e informazioni aggiornate su tutti gli obblighi di rendicontazione UE, accessibile gratuitamente alle imprese. I negoziati con i governi degli Stati membri inizieranno il 18 novembre, con l’obiettivo di chiudere il fascicolo entro la fine del 2025.

Clima: obiettivo -90% di emissioni al 2040 e rinvio di ETS2

Sul fronte climatico, il Parlamento sostiene l’idea di fissare un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, come tappa intermedia verso la neutralità climatica al 2050 già prevista dalla legge europea sul clima.

Il testo introduce però diverse flessibilità. Dal 2036, fino a cinque punti percentuali della riduzione complessiva potranno essere raggiunti tramite crediti di carbonio internazionali di alta qualità provenienti da Paesi partner, una quota superiore rispetto ai tre punti proposti inizialmente dalla Commissione. Gli Stati membri potrebbero inoltre utilizzare rimozioni permanenti di carbonio per compensare le emissioni più difficili da abbattere nei settori coperti dall’ETS e gestire con maggiore elasticità la ripartizione degli sforzi tra strumenti e comparti.

Un altro tassello importante è lo slittamento di un anno, dal 2027 al 2028, dell’entrata in funzione del nuovo sistema ETS2, che riguarderà le emissioni legate ai combustibili per edifici e trasporti stradali, con potenziali impatti sui costi energetici anche per il settore agricolo. È prevista una revisione biennale dei progressi verso il target 2040, che potrà portare, se necessario, a modifiche della legge sul clima o dell’obiettivo stesso.

La posizione del Parlamento apre la strada ai negoziati con gli Stati membri sulla forma definitiva della revisione.

Deforestazione: via rapida alla revisione della EUDR

Il Parlamento ha inoltre deciso di ricorrere alla procedura d’urgenza per esaminare una proposta di modifica del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR), che mira ad assicurare che i prodotti immessi sul mercato europeo non provengano da terreni deforestati.

Come già approfondito nell’articolo “Legge sulla Deforestazione: proposto ufficialmente rinvio di un anno, ma solo per le piccole imprese” il regolamento, in vigore dal giugno 2023, si applicherà a decorrere dal 30 dicembre 2025 alle grandi imprese e dal 30 giugno 2026 alle micro e piccole imprese. Le nuove modifiche puntano a ridurre gli obblighi per i micro e piccoli operatori primari dei Paesi classificati a basso rischio e per gli operatori e i commercianti che si limitano a commercializzare nell’UE prodotti già immessi sul mercato.

La procedura accelerata riflette la volontà di intervenire rapidamente su uno strumento che, pur essendo centrale nella strategia europea contro la deforestazione legata a merci come cacao, caffè, olio di palma, soia, legno, gomma, carta stampata e bestiame, ha sollevato forti preoccupazioni operative tra gli operatori economici, inclusi quelli delle filiere. Come analizzato anche nel nostro articolo Legge deforestazione (EUDR): rinvio parziale della Commissione accende tensioni sul mercato della soia, i nodi applicativi restano numerosi, soprattutto per gli operatori zootecnici.

Il Parlamento voterà il contenuto della proposta durante la sessione plenaria di fine novembre.

UE–Regno Unito: verso uno spazio sanitario comune per gli scambi agroalimentari

Infine, dal Consiglio arriva un segnale importante per il commercio agroalimentare con il Regno Unito. I ministri dei Ventisette hanno formalmente autorizzato la Commissione ad avviare i negoziati su un accordo per uno spazio sanitario e fitosanitario comune (SPS) e sul collegamento dei rispettivi sistemi di scambio delle quote di emissione (ETS).

L’intesa mirata sul capitolo SPS mira ad allineare gli standard sanitari e fitosanitari britannici a quelli dell’UE, con l’effetto di ridurre in modo significativo certificazioni e controlli su animali, piante e prodotti di origine animale che circolano tra le due sponde della Manica. Attraverso il Windsor Framework, i benefici si estenderebbero anche ai movimenti tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, salvaguardando il duplice accesso di quest’ultima al mercato unico UE e al mercato interno britannico.

Il collegamento dei sistemi ETS, invece, punta a prevenire la fuga di carbonio e a garantire condizioni di concorrenza leale tra imprese europee e britanniche, definendo settori coperti e modalità di cooperazione. Un effetto rilevante, per le produzioni esportate, sarebbe la possibilità di beneficiare di esenzioni reciproche dai meccanismi di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), a determinate condizioni.

Con il mandato negoziale ora in mano alla Commissione, il dossier entra nella fase operativa: gli eventuali accordi dovranno poi essere approvati dal Consiglio prima di entrare in vigore. Per le filiere agroalimentari, in particolare per quelle più orientate all’export, si tratta di un percorso da seguire con attenzione, perché potrebbe ridisegnare in modo significativo i costi e le modalità degli scambi tra UE e Regno Unito.

 

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!