Legge deforestazione (EUDR): rinvio parziale della Commissione accende tensioni sul mercato della soia

La Commissione europea propone il rinvio di un anno l’applicazione della Legge sulla Deforestazione solo per le piccole imprese, ma FEFAC, Assalzoo e Anacer denunciano il pericolo di un blocco nelle forniture di soia. Prezzi in rialzo, mercato “congelato” e rischio fino a 1,5 miliardi di euro di costi aggiuntivi per il settore mangimistico europeo

soia - agricoltore
3 Novembre, 2025

La proposta di semplificazione mirata del Regolamento sulla Deforestazione (EUDR) presentata dalla Commissione europea a fine ottobre 2025 ha generato nel settore mangimistico, sia a livello UE che nazionale, alcune preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda il mercato della soia e l’approvvigionamento della filiera zootecnica (leggi anche “Legge sulla Deforestazione: proposto ufficialmente rinvio di un anno, ma solo per le piccole imprese“).

La proposta prevede di posticipare di un anno, al 31 dicembre 2026, l’applicazione della EUDR per micro e piccole imprese. Per medie e grandi imprese resta la scadenza del 30 dicembre 2025, ma sarà previsto un periodo di tolleranza di sei mesi per controlli e sanzioni, al fine di favorire un’introduzione graduale delle norme.

L’allarme di FEFAC

A seguito dell’annuncio della Commissione, la FEFAC, federazione che rappresenta l’industria europea dei mangimi composti e dei premix, ha inviato una lettera alla presidenza danese del Consiglio agricolo dell’UE per condividere un avvertimento urgente sul rischio imminente di interruzioni essenziali della filiera della soia legate alla proposta della Commissione.

La lettera include un grafico che descrive l’andamento dei prezzi della farina di soia negli ultimi mesi, che mostra le reazioni del mercato il 23 settembre 2025 (a seguito dell’annuncio dell’imminente rinvio dell’EUDR) e il 20 ottobre 2025 (quando la Commissione ha pubblicato la sua attuale proposta), nonché la valutazione aggiornata dell’impatto economico e del rischio di interruzione della filiera di approvvigionamento dei mangimi dell’EUDR della FEFAC per la farina di soia.

Fonte: FEFAC

“I produttori europei di mangimi si trovano ancora una volta ad affrontare un mercato della soia ‘congelato’ – ha dichiarato il presidente della FEFAC, Pedro Cordero. – I fornitori hanno ritirato le offerte per le consegne del 2026; mentre le restanti offerte per il 2025 sono diventate scarse e soggette a forti aumenti dei rispettivi premi di prezzo previsti dalla Direttiva EUDR. Gli acquisti esistenti di prodotti a base di soia per il primo e il secondo trimestre del 2026 sono ora messi a rischio dall’incertezza giuridica, a causa della proposta della Commissione di rinviare di sei mesi i controlli e le sanzioni da parte delle autorità competenti, che potrebbe o meno avere un’applicazione retroattiva. FEFAC prevede che ciò si tradurrà in interruzioni della filiera della soia per le principali origini di approvvigionamento, con conseguenti impatti sui costi aggiuntivi per il settore zootecnico dell’UE fino a 1,5 miliardi di euro, compromettendo così fortemente la Visione dell’UE in materia di agricoltura e alimentazione, che mira proprio a rafforzare la competitività del settore zootecnico dell’UE”.

La FEFAC esorta quindi il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo a richiedere con urgenza l’estensione immediata del rinvio dell’applicazione dell’EUDR a tutti gli operatori, indipendentemente dalla loro dimensione e posizione nella filiera. Ciò permetterebbe di prevenire gravi perturbazioni commerciali per le importazioni di soia, evitare ulteriori aumenti dei costi per il settore zootecnico dell’UE e contenere le pressioni inflazionistiche sui prodotti di origine animale.

Assalzoo e Anacer si uniscono all’appello

Anche Assalzoo, associazione di riferimento dell’industria mangimistica italiana, si è associata all’appello lanciato dalla FEFAC, sottolineando l’urgenza di riviare al 31 dicembre 2026 l’applicazione del Regolamento per tutti gli operatori per evitare perturbazioni del mercato della soia.

“La recente proposta della Commissione europea di una “semplificazione mirata” risolve solo in parte le problematiche legate all’applicazione del Regolamento UE sulla Deforestazione (EUDR) – ha dichiarato il presidente dell’associazione Massimo Zanin. – Inoltre, pur condividendo gli obiettivi della norma, l’inaspettata decisione di farne decorrere l’applicazione dal 31 dicembre prossimo sta generando ulteriore confusione, paralizzando il mercato della soia, che è una materia prima indispensabile per l’industria mangimistica e per l’intera zootecnia italiana.”
Secondo l’associazione, la mancanza di linee guida chiare, la difficoltà nel reperire dati dai Paesi di origine, l’assenza di una logistica adeguata e il rischio di applicazione retroattiva starebbero già causando gravi perturbazioni alle importazioni di soia e creando un clima di estrema incertezza per il 2026.

L’Italia dipende per oltre l’85% dalle importazioni di soia, necessaria per la produzione di mangimi destinati agli allevamenti. L’instabilità delle forniture sta già causando aumenti dei prezzi (tra il 15% e il 20% a Milano e Bologna), con il rischio di gravi ripercussioni sull’intera filiera: costi più alti per gli allevatori, rincari per i consumatori e maggiore concorrenza da parte di carni importate da Paesi con standard ambientali inferiori. La proposta della Commissione europea non risolve i problemi strutturali: dal gennaio 2026 le aziende non riusciranno comunque a garantire soia conforme, provocando un blocco nella catena di approvvigionamento e instabilità dei prezzi.

Secondo la FEFAC, l’attuale regolamento potrebbe costare oltre 1,5 miliardi di euro al settore mangimistico europeo, di cui circa 200 milioni all’Italia, mettendo a rischio la competitività e la sostenibilità economica della filiera.

Per questo Assalzoo, in linea con FEFAC, chiede il rinvio di almeno un anno, fino al 31 dicembre 2026, dell’applicazione del Regolamento per tutti gli operatori, indipendentemente dalla loro dimensione, e di istituire una cabina di regia nazionale ed europea per riesaminare il regolamento, così da renderlo più attuabile, proporzionato e coerente con gli obiettivi ambientali, evitando danni economici e produttivi alla zootecnia italiana ed europea.

Anche l’Associazione Nazionale Cerealisti, in rappresentanza delle imprese nazionali del commercio di cereali e semi oleosi, ha chiesto al Governo italiano di sostenere il rinvio fino al 30 dicembre 2026 dell’applicazione del Regolamento, evidenziando le possibili conseguenze sulla stabilità dei mercati e la catena di approvvigionamento della soia.

“Allo stato attuale gli importatori non saranno in grado di approvvigionare il mercato italiano dal mese di gennaio 2026 – si legge nella nota diffusa dall’associazione, – il che potrebbe tradursi nella indisponibilità di soia conforme EUDR e nell’interruzione della catena di approvvigionamento per le industrie di prima e seconda trasformazione europee (olearia, mangimistica e delle carni). Nel medio termine, le difficoltà di approvvigionamento dell’industria mangimistica e zootecnica derivanti dall’impossibilità di importare alle condizioni dettate dalla Commissione, avrà un impatto sui costi di produzione e conseguentemente sui prezzi al consumo che già dopo la proposta della Commissione del 21 ottobre è rilevabile nell’andamento delle quotazioni delle Borse merci. Infine, non si potrà escludere un incremento delle importazioni dei prodotti finiti da Paesi terzi (carni in particolare) tali da mettere in crisi la redditività del settore zootecnico ed, in generale, la competitività dei produttori europei”.

Fonte: ANACER

 

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