Indice prezzi FAO: terzo calo consecutivo. Il lattiero-caseario è il settore maggiormente sotto pressione

I prezzi internazionali continuano a scendere, con flessioni marcate per lattiero-caseario e carne suina e avicola, mentre solo alcuni comparti restano stabili. La situazione evidenzia l’importanza di strategie di filiera e di monitoraggio dei mercati globali

9 Dicembre, 2025

Nel novembre 2025 i mercati agroalimentari internazionali mostrano segnali di raffreddamento diffuso, con prezzi in calo per la maggior parte delle principali commodity e un’offerta generalmente abbondante nelle principali aree produttive. In questo contesto, il FAO Food Price Index (FFPI) rimane un punto di riferimento essenziale per valutare l’evoluzione delle quotazioni globali e interpretare le dinamiche che stanno guidando carne, lattiero-caseari, cereali, oli vegetali e zucchero. L’analisi delle sue componenti consente di comprendere come fattori produttivi, domanda internazionale e variabili geopolitiche abbiano inciso sull’andamento complessivo dei prezzi alimentari nel mese di novembre 2025.

Nel mese scorso l’indice si è attestato a 125,1 punti, registrando il terzo calo consecutivo, pari all’1,2% su ottobre. La flessione degli indici di lattiero-caseari, carne, zucchero e oli vegetali ha compensato l’aumento dei cereali. L’FFPI si mantiene 2,6 punti sotto il livello di novembre 2024 e 21,9% sotto il picco del marzo 2022.

Carne

A novembre l’indice della carne ha raggiunto 124,6 punti, in calo dello 0,8% sul mese ma ancora 4,9% sopra i livelli dell’anno precedente. Il ribasso è stato trainato dalle diminuzioni delle quotazioni di carne suina e avicola, mentre la carne bovina è rimasta stabile e quella ovina ha registrato un incremento. La rimozione dei dazi sulle importazioni di carne bovina negli Stati Uniti d’America ha attenuato la pressione al rialzo sui prezzi, soprattutto sui prodotti australiani, poiché i principali esportatori hanno cercato di mantenere la propria competitività, lasciando i prezzi globali della carne bovina sostanzialmente stabili. Al contrario, i prezzi della carne ovina sono aumentati, sostenuti da una solida domanda globale di importazioni. L’indice dei mesi più recenti integra dati osservati e stimati, con possibili revisioni successive.

Prodotti lattiero-caseari

L’indice lattiero-caseario è sceso a 137,5 punti (–3,1%), quinto calo mensile consecutivo e 1,7% sotto il livello di un anno prima. Il ribasso è dovuto soprattutto all’aumento della produzione di latte e alle ampie disponibilità per l’export nelle principali regioni produttrici: scorte elevate di burro e latte scremato in polvere nell’UE e una produzione stagionalmente alta in Nuova Zelanda. A questo si è aggiunta una domanda più debole di latte in polvere in diverse aree dell’Asia.

I cali più marcati hanno riguardato burro e latte intero in polvere, penalizzati dalla forte disponibilità e dalla maggiore competizione tra esportatori. Le quotazioni del latte scremato in polvere sono diminuite in misura più contenuta, complice una domanda poco dinamica.
Il formaggio, invece, ha registrato una riduzione più lieve: le forniture adeguate di UE e Oceania sono state in parte compensate da una domanda sostenuta in Asia e Medio Oriente. Nonostante il calo mensile, l’indice del formaggio resta circa il 10% sopra il livello dell’anno precedente.

Cereali

A novembre l’indice FAO dei cereali ha raggiunto 105,5 punti, in crescita dell’1,8% rispetto a ottobre, rappresentando l’unica componente in aumento sebbene ancora 5,3% sotto i livelli dell’anno precedente. L’aumento ha riguardato principalmente grano (+2,5%) e mais, sostenuti dal possibile interesse cinese per le forniture USA, dalle tensioni nella regione del Mar Nero e da condizioni meteo sfavorevoli in Sud America. Anche orzo e sorgo hanno registrato rialzi, influenzati dall’andamento della soia. In controtendenza, il riso ha perso l’1,5% a causa di raccolti abbondanti nei principali paesi esportatori dell’emisfero nord e di una domanda d’import contenuta.

Conclusioni

Nel novembre 2025 il FFPI conferma la fase discendente dei prezzi alimentari globali, riflesso di un’offerta generalmente abbondante, di una domanda meno vivace in alcune aree e di condizioni geopolitiche che continuano a influenzare i flussi commerciali. L’unico comparto in controtendenza è quello dei cereali, mentre lattiero-caseario, carne, zucchero e oli vegetali contribuiscono al calo complessivo dell’indice.
Nonostante il rallentamento, i livelli attuali restano ampiamente inferiori ai massimi del 2022, confermando un progressivo riequilibrio dei mercati alimentari internazionali.

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