Filiera lattiero-casearia: ecco cosa emerge dai controlli ufficiali 2024

Dalla produzione primaria alla distribuzione, passando per latte crudo, importazioni e contrasto alle frodi: la Relazione annuale 2024 – Le Filiere mostra un sistema di controlli capillare ed efficace con dati complessivamente rassicuranti per la tutela della salute pubblica

15 Gennaio, 2026

Dopo l’approfondimento dedicato al Piano di Controllo Nazionale Pluriennale (PCNP) 2023–2027 nell’articolo “Controlli ufficiali 2024: risultati rassicuranti lungo tutta la filiera agroalimentare“, analizziamo oggi  la Relazione annuale 2024 – Le Filiere, che ne rappresenta la naturale declinazione operativa, offrendo una lettura concreta delle attività di controllo svolte nel corso dell’anno.

Il documento consente infatti di valutare come gli obiettivi strategici delineati dal PCNP si siano tradotti in azioni di vigilanza e monitoraggio lungo la filiera agroalimentare, con particolare attenzione alla tutela della salute dei consumatori e al contrasto delle frodi.

L’approccio adottato resta quello integrato “dai campi alla tavola”, confermando la coerenza tra il quadro programmatorio del PCNP e la sua attuazione pratica attraverso il sistema dei controlli ufficiali.  Nel 2024, le attività si sono concentrate su specifiche filiere considerate prioritarie, individuate in base ai consumi, ai profili di rischio e alla ricorrenza di allerte o irregolarità. Queste sono: latte e derivati, olio d’oliva, prodotti della pesca, miele, cereali, uova, frutta e ortaggi. Andiamo, dunque, ad approfondire cosa è emerso per il latte ed i suoi derivati.

Latte e derivati: i numeri della filiera italiana

Partendo dalla struttura della filiera, nella relazione vengono presentati i dati, relativi alle consistenze del patrimonio zootecnico italiano, suddivisi per specie, numero di allevamenti ad orientamento produttivo “latte” e capi presenti, così come registrati sul Sistema Informativo Veterinario alla data del 31 dicembre 2024.

Bovini: fortemente concentrati nel Nord Italia, in particolare nella Pianura Padana:

  • Numero di allevamenti: 5.376 allevamenti, con densità massima in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
  • Numero di capi: 1.140.223

Bufalini: distribuzione geografica focalizzata nel Centro-Sud:

  • Numero di allevamenti: 1.008 allevamenti presenti soprattutto in Campania e, in misura leggermente minore, nel Lazio.
  • Numero di capi: 279.684

Ovi-caprini: la distribuzione geografica vede una forte dominanza della Sardegna

  • Numero di allevamenti ovicaprini: 10.090 strutture registrate
  • Capi Ovini: 2.068.773
  • Capi Caprini: 152.887

Per quanto riguarda, invece, le produzioni, secondo Assolatte/Sian per l’anno 2024 sono state le seguenti:

  • Bovini: 13.175.495 tonnellate
  • Ovicaprini: 485.498 tonnellate
  • Bufalini: 357.000 tonnellate (stima).

Controlli sulla sicurezza e igiene: il latte crudo

Un punto critico della filiera è stato individuato nel latte crudo, venduto direttamente o tramite distributori automatici, in quanto dal punto di vista della salute pubblica, può comportare potenziali rischi legati alla possibile presenza di microrganismi patogeni. Ciò rende necessaria l’applicazione di rigorose pratiche igieniche nelle aziende agricole, finalizzate a ridurre il rischio di contaminazione lungo le diverse fasi della produzione. Parallelamente, il rispetto della catena del freddo riveste un ruolo fondamentale nel prevenire o limitare la proliferazione batterica. La bollitura del latte crudo prima del consumo rappresenta pertanto la misura più efficace per l’inattivazione di numerosi patogeni. In ragione di tali considerazioni, la normativa vigente prevede l’obbligo di riportare in etichetta (o con cartellonistica esposta sul distributore) la dicitura “da consumarsi previa bollitura”, come stabilito dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 2008 e dal decreto-legge n. 158 del 13 settembre 2012. Sul territorio nazionale i controlli ufficiali effettuati mirano a verificare la conformità ai criteri microbiologici e ai limiti per i contaminanti, in particolare l’aflatossina M1, secondo quanto previsto dall’Intesa CSR del 25 gennaio 2007 in materia di vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana.

Nel corso del 2024 risultavano attivi 270 distributori e oltre 222 allevamenti registrati per la vendita di latte crudo, sui quali le autorità hanno effettuato complessivamente 640 sopralluoghi (273 presso le stalle e 367 presso i distributori) per garantire il rispetto delle norme igieniche previste. La concentrazione maggiore di distributori risulta nel Nord Italia:

  1.  Lombardia:  73 allevamenti e 109 distributori (circa un terzo del totale nazionale).
  2. Veneto: che detiene il primato per l’intensità dei controlli analitici, con ben 237 campioni ufficiali prelevati, seguita dalla stessa Lombardia (207) e dall’Emilia-Romagna (166).
  3. Altre regioni: Liguria e Piemonte mostrano una presenza significativa con, rispettivamente, 32 e 28 allevamenti registrati, mantenendo un alto numero di sopralluoghi rispetto alle strutture presenti. 

Oltre alle ispezioni visive, è stata condotta un’attività di campionamento molto vasta. Sono stati prelevati 921 campioni ufficiali totali sui quali sono state eseguite in totale 3.303 analisi ufficiali volte alla verifica della conformità dei criteri microbiologici e ai contaminanti
(aflatossina M1), previste dall’Intesa CSR “in materia di vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana” prov. 25 gennaio 2007. Le non conformità rilevate da tali analisi sono risultate 37, pari all’1,2 %.

Sulla base dei dati raccolti, le Autorità di controllo hanno provveduto alla sospensione dell’attività di vendita di latte crudo per 25 distributori automatici e alla chiusura definitiva di 6 attività. Dalle attività annuali di vigilanza e di controllo condotte dai servizi veterinari sul latte crudo emerge che i requisiti di legge previsti per il latte crudo sono ampiamente rispettati.

Controlli relativi al Piano Nazionale Residui 

Nell’ambito del Piano Nazionale Residui (PNR) sono prelevati campioni di prodotti di origine animale per la ricerca di sostanze farmacologicamente attive autorizzate in medicinali veterinari, vietate o non autorizzate. Per quello che riguarda il latte, viene prelevato esclusivamente latte crudo in allevamento, a livello di cisterna, di origine bovina, bufalina e ovicaprina. Nel 2024, nell’ambito del Piano Nazionale Residui, sono stati prelevati in totale 1.529 campioni, tutti di provenienza italiana, su cui sono state effettuate 39.214 determinazioni analitiche, per un totale di 240 sostanze chimiche. Nel corso dell’intera attività sul latte è stato riscontrato un solo campione non conforme, prelevato su sospetto, a causa della presenza della sostanza farmacologica autorizzata Tilmicosin, a concentrazioni superiori al limite massimo di residuo consentito, evidenziando una esigua percentuale di non conformità per la filiera del latte (0.06%).

Controlli su importazioni e scambi

I controlli sui prodotti lattiero-caseari importati in Italia da Paesi extra-UE si basano su procedure armonizzate, svolte dai Posti di Controllo Frontalieri (PCF) in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Le verifiche si articolano in diverse fasi:

  1. Controllo documentale (100% delle partite): ogni spedizione deve essere corredata da certificazione sanitaria ufficiale, attestante la conformità del prodotto alla normativa dell’Unione europea.
  2. Controllo di identità (100% delle partite): viene verificata la corrispondenza tra quanto dichiarato nella documentazione e la spedizione fisica, attraverso il controllo di marchi di identificazione, sigilli e integrità dei colli.
  3. Controllo fisico (ispezione sanitaria): non è effettuato su tutte le partite, ma secondo frequenze stabilite dal Regolamento (UE) 2019/2129, sulla base di un approccio fondato sul rischio, ovvero: 30% delle partite per prodotti non stabili a temperatura ambiente (ad esempio prodotti freschi); 15% per i prodotti stabili a temperatura ambiente; 1% per i prodotti altamente raffinati.

Analisi di laboratorio

Le analisi vengono eseguite a campione nell’ambito di specifici piani di monitoraggio, con l’obiettivo di individuare eventuali residui chimici o contaminanti, quali diossine e PCB. Nel corso del 2024, i PCF hanno sottoposto a controllo 80 partite di prodotti lattiero-caseari, prevalentemente derivati quali lattosio e caseina, provenienti da Australia, Israele, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Turchia e Albania. È stata rilevata una sola irregolarità di natura documentale, relativa a una partita di caseina, successivamente declassata a uso non alimentare.

Produzione post-primaria, trasformazione, trattamento e distribuzione

Nel 2024 sono stati effettuati 502 campioni per la ricerca di pesticidi nel latte, di cui nessuno è risultato non conforme. Per il monitoraggio sulla presenza di contaminanti sono stati prelevati 1.588 campioni, così distribuiti:

Per quel che riguarda i contaminanti sono stati programmati 452 campioni, ma ne sono stati prelevati oltre 1.000, a conferma di un rafforzamento delle attività di vigilanza. Sono state rilevate 5 non conformità, che hanno determinato l’avvio di 11 azioni amministrative, senza esiti giudiziari.

Per quanto riguarda i contaminanti ambientali e industriali (piombo, diossine, PCB e PCB non diossina-simili), il piano prevedeva 90 campioni di latte crudo bovino, ovino e caprino. I campionamenti sono stati effettuati in diversi punti della filiera – allevamenti, strutture di vendita diretta, stabilimenti di trasformazione e trattamento termico, produzione di derivati e commercio – e hanno dato esito completamente conforme, senza superamenti dei limiti di legge.

Maggiore attenzione è stata riservata ai contaminanti agricoli/tossine vegetali, in particolare all’aflatossina M1. A fronte di 362 campioni programmati, ne sono stati prelevati 943 di latte crudo (bovino, ovino, caprino e bufalino), inclusi campioni di origine UE. I prelievi si sono concentrati soprattutto nella fase di produzione primaria, ma hanno interessato l’intera filiera, dai serbatoi di stoccaggio degli allevamenti fino ai distributori di latte crudo. Le non conformità riscontrate sono state 5, di cui 4 in allevamento e 1 in stabilimenti di trasformazione, con conseguenti azioni amministrative.

Parallelamente, i controlli analitici per la verifica dei criteri microbiologici hanno interessato l’intera filiera del latte e dei prodotti lattiero-caseari. Nel sistema informativo NSIS/RaDISAN sono stati registrati 5.878 campioni analizzati nel 2024, a conferma di un sistema di sorveglianza esteso e capillare finalizzato alla tutela della salute pubblica.  Sono stati rilevati 137 campioni non conformi, per un totale di 174 esiti non conformi, di cui 66 per Escherichia coli, non-pathogenic, unspecified nei formaggi.

Altri controlli

Accanto ai controlli sanitari, particolare attenzione è riservata alla tutela della qualità merceologica, alle pratiche sleali e al contrasto delle frodi, incluso il falso “Made in Italy”, svolte dal MASAF (ICQRF) e dai corpi di Polizia (NAS).

Nel 2024 i NAS hanno effettuato 1.641 controlli, riscontrando irregolarità nel 31% dei casi. Tra le operazioni più rilevanti si segnala quella condotta ad Ancona, dove è stato individuato un consorzio che adulterava latte scaduto mediante l’aggiunta di soda caustica e acqua ossigenata per mascherarne il deterioramento. L’intervento ha portato al sequestro di 90 tonnellate di latte e 110 tonnellate di prodotti derivati.

Per quanto riguarda, invece l’ICQRF, l’attività ispettiva ha evidenziato la presenza di diverse irregolarità, tra cui violazioni di natura penale riconducibili a frodi nell’esercizio del commercio, nonché numerose infrazioni amministrative. Queste ultime hanno riguardato prevalentemente criticità in materia di etichettatura, indebita evocazione di marchi DOP, carenze nella tracciabilità dei prodotti, non conformità igienico-sanitarie e violazioni dei disciplinari di produzione delle denominazioni di origine protetta; ed hanno determinato la comunicazione di 28 notizie di reato, 647 contestazioni amministrative, 237 diffide, oltre a 31 sequestri per un valore di oltre 1,25 milioni di euro.

Alimenti e mangimi: il sistema di allerta RASFF

Nel 2024, il  Sistema rapido di allerta per alimenti e mangimi ha registrato 125 notifiche relative al latte e ai prodotti lattiero-caseari. Il rischio principale è risultato di natura microbiologica, rappresentando il 64% delle segnalazioni. Tra gli agenti maggiormente coinvolti si confermano Listeria monocytogenes, responsabile del 65% delle allerte microbiologiche, ed Escherichia coli produttore di Shigatossina. La maggior parte dei prodotti oggetto di notifica proveniva dalla Francia, seguita da Italia e Olanda.

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Da leggere - Luglio 2026

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