Fondo Sovranità Alimentare: il MASAF vara il piano operativo per il prossimo biennio
Il nuovo decreto ministeriale stanzia 47,5 milioni di euro complessivi per il biennio 2025-2026 a sostegno di mais, proteine vegetali, cereali e carni bovine. L'obiettivo è premiare l'integrazione di filiera e la qualità certificata per rafforzare il sistema agricolo nazionale

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in coordinamento con il Ministero dell’economia e delle finanze, ha definito le regole per l’accesso ai contributi del Fondo per la sovranità alimentare per le annualità 2025 e 2026. Lo ha fatto con il Decreto Interministeriale “Criteri e modalità di attuazione del Fondo per la sovranità alimentare” del 22 dicembre 2025. L’intervento coinvolge direttamente le imprese agricole italiane che coltivano mais, leguminose, soia, frumento tenero e orzo e che operano nel comparto della zootecnia da carne. Attraverso la gestione operativa affidata ad AGEA, il provvedimento vorrebbe mitigare l’impatto dell’aumento dei costi di produzione e valorizzare i contratti di filiera, che garantiscono stabilità e la possibilità di programmare per gli operatori del settore.
Ora e dopo
Il rafforzamento del sistema agricolo e agroalimentare nazionale passa attraverso la tutela delle produzioni di base. In un contesto globale caratterizzato da una forte volatilità dei mercati, il Governo, attraverso l’attuale Decreto Interministeriale, interviene sulle filiere ritenute essenziali per la sovranità alimentare del Paese: un aiuto economico immediato e una visione di lungo periodo per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti. Queste misure nascono dalla volontà di sostenere i produttori che scommettono sulla trasparenza e sulla tracciabilità attraverso percorsi certificati.
La struttura degli incentivi è stata pensata per favorire la collaborazione tra il mondo della produzione primaria e i settori della trasformazione e commercializzazione.
Le dinamiche dei contratti di filiera e i criteri di ammissibilità
Per permettere un dialogo più chiaro tra produzione e lo strumento proposto è il contratto di filiera, definito come un accordo privatistico volto a migliorare la qualità del prodotto e a “programmare” gli approvvigionamenti. Per accedere ai benefici, gli agricoltori e gli allevatori devono essere iscritti al registro delle imprese e all’anagrafe delle aziende agricole tramite il fascicolo aziendale. Un requisito fondamentale è la partecipazione, da almeno un triennio, a Organizzazioni di produttori (OP) o Consorzi di tutela riconosciuti, oppure la sottoscrizione di contratti di filiera di durata almeno triennale. Questi accordi devono coinvolgere diversi attori, dai produttori singoli o associati fino alle imprese di trasformazione e di stoccaggio, garantendo una gestione coordinata delle fasi produttive.
Dal mais alla linea vacca-vitello
Le risorse disponibili per ciascuna annualità, 2025 e 2026, ammontano a 23.750.000 euro. Il riparto per filiera vede in prima linea il mais con 7,6 milioni di euro annui, seguito dalle carni bovine e dalle proteine vegetali, entrambe con 4,75 milioni di euro. Per quanto riguarda le coltivazioni, l’aiuto è calcolato in base agli ettari in più rispetto alla media degli ultimi tre anni, con massimali specifici di 400 euro per ettaro di mais, 300 euro per il frumento tenero e 250 euro per le proteine vegetali, entro un limite complessivo di 50 ettari per beneficiario.
Nel settore zootecnico, l’attenzione è rivolta alla provenienza degli animali. Le imprese che si impegnano ad allevare in Italia bovini da carne o a duplice attitudine, rispettando la linea “vacca-vitello”, possono ricevere un aiuto di 100 euro per ogni capo di età compresa tra 6 e 24 mesi. Parallelamente, è previsto un contributo di 40 euro per capo per gli animali allevati secondo i disciplinari del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ) o dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP). È importante sottolineare che questi due aiuti zootecnici non sono cumulabili tra loro e vengono concessi nel rispetto dei limiti del regime “de minimis”.
Il monitoraggio costante di questi dati permetterà di valutare l’efficacia dell’intervento e di preparare il terreno alle sfide future del comparto.
Procedure in divenire
Sono introdotti, inoltre, criteri precisi per la concessione degli aiuti, come l’obbligo di utilizzare sementi certificate per il frumento tenero o il rispetto di disciplinari rigorosi per la carne. Gli operatori hanno ora 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto per attendere le modalità tecniche che AGEA pubblicherà sul proprio sito internet per la presentazione delle domande. La gestione informatizzata tramite il SIAN semplificherà le procedure, ma richiederà alle aziende la puntuale tenuta del fascicolo aziendale e dei contratti.



















































































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