Indice Prezzi Alimentari FAO: a gennaio 2026 lattiero-caseari in calo, carne bovina e cereali stabili
Cala per il quinto mese consecutivo il FFPI, con prezzi dei lattiero-caseari e della carne in flessione, mentre cereali e oli vegetali registrano variazioni minime; il mercato globale mostra segnali di progressivo raffreddamento

A gennaio 2026 il FAO Food Price Index (FFPI) si è attestato a 123,9 punti, in diminuzione dello 0,4% rispetto a dicembre, segnando il quinto calo mensile consecutivo. Rispetto a gennaio 2025 l’indice risulta inferiore dello 0,6% e del 22,7% rispetto al picco di marzo 2022. La flessione complessiva è stata guidata principalmente dal calo dei prezzi di lattiero-caseari, carne e zucchero, che ha più che compensato i lievi incrementi registrati per cereali e oli vegetali.
Il mercato dei cereali resta sostanzialmente stabile, con l’indice FAO Cereal Price a 107,5 punti, in leggero aumento dello 0,2% rispetto a dicembre, ma ancora in calo del 3,9% su base annua. I prezzi del frumento e del mais mostrano variazioni minime, sostenuti da esportazioni solide da Australia e Canada e da aspettative di raccolti favorevoli in Argentina e Australia, pur in presenza di alcune preoccupazioni climatiche in Russia e Stati Uniti. Il riso registra un aumento del 1,8%, sostenuto da una domanda più dinamica per le varietà aromatiche, mentre orzo e sorgo seguono un andamento equilibrato.
Per quanto riguarda la carne, l’indice FAO Meat Price si è attestato a 123,8 punti, in calo dello 0,4% su base mensile, ma ancora superiore del 6,1% rispetto a gennaio 2025. La diminuzione è stata determinata principalmente dalla carne suina in Europa, dove l’offerta abbondante ha ridotto i prezzi, mentre la carne bovina è rimasta stabile grazie alla riallocazione delle esportazioni brasiliane verso la Cina. La carne ovina è stabile, mentre l’avicola mostra quotazioni in aumento per la forte domanda internazionale.
Il comparto lattiero-caseario ha registrato il settimo calo consecutivo, con l’indice FAO Dairy Price a 121,8 punti, in diminuzione del 5,0% su dicembre e del 14,9% su base annua. La flessione è stata determinata principalmente dal calo dei prezzi di formaggi e burro, dovuto a un’ampia disponibilità di prodotto in Europa e Stati Uniti e a una forte competizione internazionale. In controtendenza le polveri di latte, con aumenti sostenuti dalla domanda di latte scremato in Medio Oriente, Nord Africa e alcune aree asiatiche.
In sintesi, gennaio 2026 evidenzia una fase di progressivo raffreddamento dei mercati agroalimentari globali. I cereali mostrano stabilità in un contesto di offerta abbondante, i lattiero-caseari attraversano una fase ribassista significativa e la carne presenta dinamiche differenziate tra specie, con un equilibrio complessivo più solido rispetto ad altri comparti. L’evoluzione dei prossimi mesi dipenderà da fattori climatici nei principali Paesi esportatori, politiche commerciali e andamento della domanda internazionale.



















































































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