Bluetongue, la Sardegna rilancia la profilassi 2026: vaccini gratuiti e indennizzi per chi aderisce alla campagna

La Regione punta su vaccinazione, biosicurezza e lotta al vettore, ridefinendo anche l’organizzazione operativa della campagna. Al centro la protezione del patrimonio ovino isolano, dopo un 2025 segnato dalla recrudescenza dei sierotipi 8, 3 e 4 e dalla prima comparsa del sierotipo 5

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23 Marzo, 2026

Una nuova campagna dopo un anno epidemiologico difficile

La Regione Sardegna ha definito le misure di prevenzione e profilassi per la Bluetongue nel 2026, approvando un decreto interassessoriale che coinvolge sanità, agricoltura e difesa dell’ambiente. Il provvedimento arriva dopo un 2025 particolarmente complesso, durante il quale, soprattutto tra settembre e ottobre, si è registrata una recrudescenza della febbre catarrale degli ovini, con una prevalenza del sierotipo 8, affiancato, seppure in misura minore, dai sierotipi 3 e 4. Nello stesso anno, inoltre, è stata confermata per la prima volta in Sardegna e, secondo il decreto, anche in ambito nazionale ed europeo, la presenza del sierotipo 5, con diversi focolai concentrati soprattutto nel sud dell’Isola.

In questo quadro, la Regione ribadisce una linea ormai consolidata, pur in assenza di un programma nazionale di eradicazione, la vaccinazione resta uno strumento ritenuto essenziale per proteggere il patrimonio zootecnico dalla forma clinica della malattia, limitare la circolazione virale e contenere le ricadute economiche sul comparto ovino. Il decreto si inserisce infatti nel solco delle indicazioni ministeriali, che riconoscono alle Regioni la possibilità di predisporre piani vaccinali su base territoriale, calibrati sull’andamento epidemiologico locale.

Gli obiettivi del decreto

L’impianto della campagna 2026 è costruito attorno a una pluralità di obiettivi. Da un lato, vi è la necessità di proteggere il patrimonio ovino isolano dai danni diretti provocati dall’infezione; dall’altro, quella di ridurre la probabilità di diffusione del virus nei territori e di limitare le conseguenti restrizioni, anche per preservare la possibilità di movimentare gli animali di specie sensibili senza particolari ostacoli. A questi obiettivi sanitari si affianca un’esigenza più organizzativa: razionalizzare l’impiego delle risorse umane, finanziarie e strumentali, adottando attività commisurate al rischio e coinvolgendo in modo più strutturato tutti i soggetti istituzionali interessati.

Un ulteriore asse del decreto riguarda la biosicurezza. La Regione intende infatti incentivare, negli stabilimenti che detengono animali sensibili alla Bluetongue, l’adozione e il miglioramento delle misure dirette soprattutto alla lotta contro l’insetto vettore e alla protezione degli animali dalle sue punture, in particolare nei periodi dell’anno più favorevoli all’attività vettoriale.

Vaccinazione 2026

Il programma vaccinale allegato al decreto stabilisce che, per il sierotipo 3, siano sottoposti a vaccinazione in tutto il territorio regionale i capi ovini adulti e le rimonte. Lo stesso criterio vale per il sierotipo 8, mentre per il sierotipo 4 la vaccinazione riguarda le rimonte degli allevamenti ovini. La campagna dovrà essere effettuata secondo le indicazioni contenute nelle schede tecniche dei prodotti utilizzati.

La Regione sottolinea inoltre che, per innalzare rapidamente il livello di immunità complessiva, gli interventi devono essere eseguiti nel più breve tempo possibile e comunque in modo tempestivo rispetto al periodo di massima attività del vettore. Per questo motivo, viene fortemente raccomandato di concludere la campagna entro luglio 2026. L’ordine degli interventi non sarà uniforme, ma seguirà una priorità territoriale: la classificazione degli allevamenti in base al rischio sarà effettuata dall’Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale (OEVR), che metterà a disposizione delle ASL gli elenchi degli stabilimenti ovini ordinati per priorità.

Restano esclusi dalla vaccinazione gli animali individuati come sentinelle per il programma di sorveglianza attiva. Quanto ai maschi riproduttori, il documento precisa che la sicurezza e l’efficacia dei vaccini non risultano stabilite per questa categoria: la decisione di vaccinarli dovrà quindi essere presa dal medico veterinario incaricato, valutando il rapporto rischio/beneficio insieme all’operatore. Analoga discrezionalità è riconosciuta al veterinario per i capi debilitati o non idonei alla vaccinazione al momento della visita.

Le novità

Uno dei punti più rilevanti del decreto riguarda il modello organizzativo della profilassi vaccinale. La gestione complessiva del programma resta affidata ai Servizi veterinari di sanità animale delle ASL, ma l’esecuzione materiale della campagna, a partire dal 2026, viene attribuita prioritariamente ai medici veterinari aziendali o ai liberi professionisti individuati dagli allevatori o dalle associazioni di categoria e autorizzati dalle ASL competenti.

La scelta nasce da criticità emerse negli anni precedenti e dalla necessità, più volte segnalata sul territorio, di evitare che le attività vaccinali assorbano risorse tali da compromettere i compiti istituzionali dei servizi veterinari pubblici. Il decreto richiama espressamente la carenza di personale e la volontà di consentire ai servizi ASL di concentrarsi prioritariamente sulle proprie funzioni, comprese quelle rientranti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In questo senso, la rimodulazione della campagna 2026 rappresenta non solo una misura sanitaria, ma anche una precisa scelta di politica organizzativa.

Ciò non significa, però, che il sistema pubblico venga meno. Se l’operatore non riesce a individuare un veterinario libero professionista o aziendale, potrà rivolgersi alla ASL territorialmente competente, che potrà provvedere con proprio personale o tramite veterinari convenzionati, purché senza pregiudicare le attività istituzionali. Inoltre, i veterinari incaricati dovranno predisporre un programma vaccinale aziendale, indicando allevamenti, tempi di intervento e numero di capi da vaccinare.

Vaccini gratuiti, ma non per tutto

Il decreto stabilisce con chiarezza che i vaccini previsti dal programma 2026 saranno resi disponibili gratuitamente dall’Assessorato dell’Igiene e Sanità, per il tramite dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna (IZS Sardegna). La Regione aveva già affidato all’Istituto, per il triennio 2025-2027, l’incarico di acquistare, stoccare e distribuire i vaccini destinati al territorio regionale.

Il provvedimento precisa tuttavia che la gratuità riguarda i vaccini ricompresi nel programma vaccinale regionale. Le eventuali spese per l’acquisto di vaccini non inclusi nel programma restano invece a carico degli operatori che scelgano di avvalersi di veterinari libero-professionisti o aziendali autorizzati. Va inoltre evidenziato che, allo stato attuale, non sono disponibili presidi immunizzanti contro il sierotipo BTV5, circostanza che rende ancora più centrale il ricorso alle misure di profilassi diretta e alla biosicurezza.

Biosicurezza e lotta al vettore: la seconda gamba della strategia

Accanto alla vaccinazione, la campagna 2026 punta con decisione sul controllo del Culicoides, l’insetto vettore che trasmette il virus della Bluetongue a pecore, capre e bovini. L’allegato dedicato alla lotta al vettore ricorda che ridurre la popolazione di questi insetti significa ridurre il rischio di trasmissione della malattia. Per questo, l’obiettivo è intervenire sia sui siti favorevoli allo sviluppo delle larve, sia sugli ambienti in cui gli adulti si rifugiano o pungono gli animali.

Tra le misure indicate rientrano il drenaggio degli avvallamenti, la gestione di acqua fangosa, letame e liquami, il rivoltamento del fango o, dove ciò non sia possibile, il trattamento con latte di calce, la canalizzazione delle acque di scarico, la cura delle condizioni igieniche aziendali, la predisposizione di ricoveri chiusi con zanzariere a maglia stretta, l’eliminazione delle perdite di liquami e la disinfestazione dei ricoveri con insetticidi autorizzati, comprese pareti, soffitti, zanzariere e angoli riparati. Il documento richiama anche l’efficacia dell’uso sistematico di prodotti insettorepellenti sugli animali, pur ricordando che nelle aziende biologiche è vietato l’impiego di piretroidi di sintesi.

Il decreto stabilisce che tali misure debbano essere documentabili e verificabili, e affida ai servizi veterinari, ai veterinari aziendali o liberi professionisti e ai tecnici degli altri enti preposti anche un ruolo di educazione sanitaria, con consegna agli allevatori di materiale divulgativo dedicato alla profilassi diretta contro la Bluetongue.

Indennizzi: il sostegno economico è legato alla prevenzione

Uno degli aspetti più incisivi del provvedimento riguarda il rapporto tra prevenzione e accesso agli indennizzi. Il decreto stabilisce espressamente che gli operatori che non aderiscono al programma vaccinale non hanno diritto al riconoscimento di eventuali indennizzi per i danni provocati da focolai di Bluetongue, a prescindere dal sierotipo che ha originato il focolaio. La stessa esclusione vale per l’operatore nel cui allevamento si verifichi un focolaio e che non abbia adottato adeguate misure di biosicurezza finalizzate alla lotta all’insetto vettore e alla protezione degli animali dalle punture.

Si tratta di una scelta netta, che lega in modo diretto la possibilità di ottenere ristori economici al comportamento tenuto in azienda. In sostanza, la Regione condiziona il sostegno pubblico alla collaborazione dell’allevatore nella strategia complessiva di contenimento della malattia. Resta demandata all’Assessorato dell’Agricoltura, con attuazione attraverso Laore, la programmazione delle misure di aiuto e degli eventuali indennizzi, sulla base dei parametri che saranno individuati dal tavolo tecnico regionale già istituito nel 2024.

Monitoraggio, flussi informativi e possibilità di aggiornamento

La campagna 2026 sarà accompagnata da un sistema di registrazione e monitoraggio piuttosto strutturato. Gli interventi vaccinali dovranno essere registrati dai veterinari incaricati nell’applicativo della Ricetta elettronica del portale Vetinfo, secondo la normativa vigente. Se necessario, i servizi veterinari delle ASL dovranno inoltre garantire l’alimentazione dei flussi informativi nell’apposito sistema SANAN, con cadenza settimanale. L’IZS e le ASL dovranno anche mantenere i registri di carico e scarico dei lotti vaccinali, mentre l’Istituto dovrà comunicare mensilmente il numero di dosi distribuite e le relative giacenze.

Il decreto prevede infine verifiche in itinere sull’avanzamento della profilassi vaccinale, anche attraverso il Data Warehouse BT gestito dall’OEVR. Non si tratta di un assetto rigido: il provvedimento precisa, infatti, che potrà essere modificato o sostituito qualora lo richiedano cambiamenti normativi o un’evoluzione della situazione epidemiologica. Anche gli allegati potranno essere aggiornati con atto del Direttore del Servizio Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare.

 

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Da leggere - Luglio 2026

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