Il governo apre al credito d’imposta sul gasolio agricolo

Confermati al Mimit 1,3 miliardi per la misura e altri 200 milioni per le domande penalizzate a novembre 2025. Le organizzazioni agricole apprezzano il ripristino della dotazione, ma chiedono ora un intervento più ampio su gasolio, elettricità e fertilizzanti

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2 Aprile, 2026

Per le imprese agricole arriva un segnale atteso sul fronte degli investimenti, al Tavolo convocato il 1° aprile al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato infatti confermato il ripristino integrale della dotazione del credito d’imposta legato a Transizione 5.0 per il 2025, per un ammontare di 1,3 miliardi di euro, con l’aggiunta di ulteriori 200 milioni destinati alle imprese che avevano presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre 2025 e che avevano subito una riduzione rilevante del beneficio dopo il decreto fiscale. Parallelamente, sul fronte dell’iperammortamento, è stato annunciato un incremento della dotazione di circa 1,4 miliardi di euro; per il settore agricolo, però, la misura riguarda le società agricole con reddito d’impresa

Il punto, per il mondo agricolo, non è soltanto finanziario. La questione tocca direttamente la credibilità del quadro pubblico di sostegno agli investimenti. È proprio questo il nodo messo in evidenza da Copagri, che ha parlato di un passaggio fondamentale in una fase di forte instabilità internazionale, con aziende agricole già sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione e per l’aggravarsi della crisi energetica. Secondo il presidente Tommaso Battista, il rischio era che i tagli retroattivi minassero il rapporto di fiducia tra imprese e governo, proprio mentre le aziende sono chiamate a programmare investimenti rilevanti in innovazione, efficienza e ammodernamento. 

Su una linea analoga si è collocata anche Confagricoltura. Massimiliano Giansanti ha definito positivo l’esito del confronto al Mimit, perché restituisce stabilità a imprese che avevano bisogno di certezze per non bloccare i piani di investimento. Ma il messaggio lanciato dall’organizzazione è altrettanto chiaro, il ripristino di Transizione 5.0, da solo, non basta più. Per Confagricoltura il settore primario si trova dentro una vera “poli-crisi”, che richiede non soltanto risposte nazionali, ma anche un piano straordinario europeo capace di intervenire sull’aumento dei costi energetici, sulla volatilità dei mercati e sulla tenuta complessiva della produzione agroalimentare. 

È qui che il tema degli incentivi agli investimenti si intreccia con quello, oggi ancora più urgente, dei costi correnti di esercizio. Cia-Agricoltori Italiani ha infatti spostato l’attenzione su un punto molto concreto: nelle ultime misure adottate per contenere i prezzi del carburante, l’agricoltura non avrebbe ottenuto, secondo l’organizzazione, un sostegno davvero incisivo, dal momento che la riduzione si sarebbe tradotta in un beneficio ormai eroso dai rincari al distributore. Da qui la richiesta di un credito d’imposta sul gasolio agricolo, insieme a un pacchetto straordinario europeo per contenere il costo dei combustibili, ridurre la volatilità dell’energia elettrica e sostenere i comparti ad alta intensità energetica. Cia richiama inoltre l’attenzione su due ulteriori emergenze che pesano direttamente sulla competitività delle aziende: la difficoltà di reperimento dell’urea e l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti, aggravati dalle tensioni geopolitiche e dai problemi nelle catene di approvvigionamento.

In questo quadro si inserisce anche l’annuncio arrivato da Firenze, durante l’assemblea di Coldiretti, dove il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha dichiarato che il governo intende intervenire nel prossimo decreto per il settore agricolo con un credito d’imposta anche per l’agricoltura sul gasolio agricolo. Si tratta, allo stato, di un annuncio politico, ma di forte rilievo, perché intercetta una richiesta che le organizzazioni di rappresentanza stanno avanzando da giorni con insistenza crescente. 

Il punto politico e tecnico che emerge da queste ore è, in sostanza, questo, il governo ha corretto una scelta che rischiava di penalizzare retroattivamente le imprese e di bloccare la programmazione aziendale, ma il comparto agricolo chiede adesso un salto di scala. Le organizzazioni non chiedono solo il recupero delle risorse promesse; chiedono soprattutto un quadro stabile, leggibile e coerente, in cui gli investimenti in innovazione non vengano vanificati da bollette, carburanti e fertilizzanti fuori controllo. In altre parole, il ripristino di Transizione 5.0 è un passaggio importante, ma per molte aziende agricole rappresenta solo il primo tassello di una risposta che dovrà necessariamente essere più ampia. 

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Da leggere - Luglio 2026

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