Fitofarmaci: in Italia vendite in calo nonostante l’aumento europeo del 2024

Nel 2024 le vendite di pesticidi nell'Unione Europea hanno raggiunto le 316.000 tonnellate, segnando un incremento dell'8% rispetto all'anno precedente, sebbene l'Italia confermi un trend virtuoso con una riduzione del 43% dal 2011

18 Maggio, 2026

Il settore agricolo europeo ha assistito nel corso del 2024 a una dinamica complessa che ha interrotto un biennio di contrazioni nelle vendite di prodotti fitosanitari.

Vendite agrofarmaci EU

I dati recentemente diffusi da Eurostat indicano che il volume totale di fitofarmaci immessi sul mercato nell’Unione Europea si è attestato intorno alle 316.000 tonnellate. Questo valore rappresenta un incremento di circa l’8% rispetto ai livelli registrati nel 2023, segnando una parziale inversione di tendenza dopo i forti cali del 2022 e del 2023.

Nonostante questa risalita, il dato complessivo rimane il secondo più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2011 ed è inferiore del 12% rispetto alla media del decennio 2011-2021. Questi dati mettono in luce l’evoluzione delle strategie di difesa verso modelli meno invasivi dal punto di vista ambientale.

Variabile meteo

L’incremento osservato nell’ultimo anno non è un fenomeno isolato ma è legato a specifiche condizioni agrometeorologiche che hanno condizionato le scelte degli agricoltori europei. Il clima particolarmente umido registrato nel 2024 ha favorito la diffusione di patogeni fungini e la proliferazione di lumache, portando a un maggiore uso di fungicidi e molluschicidi per proteggere le rese agricole. Oltre al fattore climatico, altri elementi hanno influenzato il mercato, come le dinamiche dei prezzi più competitivi rispetto al 2023 e le incertezze normative legate al rinnovo delle approvazioni per alcune sostanze attive. La categoria dei fungicidi e battericidi continua a dominare il mercato rappresentando il 40% delle vendite totali, seguita dagli erbicidi al 35% e dagli insetticidi al 17%.

La posizione dell’Italia 

Nel panorama dei principali attori agricoli del continente, l‘Italia occupa una posizione di primo piano insieme a Francia, Spagna e Germania. Questi quattro paesi detengono collettivamente il 52% della superficie agricola utilizzata totale dell’Unione Europea e il 49% della superficie arabile, con volumi di vendita di fitofarmaci tra i più elevati del blocco.

Nel 2024, l’Italia ha rappresentato il 13% del volume totale delle vendite nell’Unione europea. Tuttavia, analizzando la serie storica di lungo periodo, emerge una differenza significativa tra la situazione italiana e quella degli altri Stati membri. Mentre alcuni paesi, come la Lettonia e l’Austria, hanno registrato incrementi considerevoli dal 2011, l’Italia si distingue per uno dei cali più marcati dell’intero continente.

Una contrazione strutturale

Vendita fitofarmaci storico 2011-2024

L’analisi dei dati nazionali evidenzia che tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha ridotto le proprie vendite di fitofarmaci del 43%, una performance che la pone tra i paesi dell’Unione europea con il decremento più drastico insieme alla Repubblica Ceca. Questa riduzione sembra il risultato di un cambiamento strutturale nelle pratiche agricole e nella gestione dei parassiti. A differenza della Germania, dove i volumi totali sono spesso gonfiati dall’uso di gas inerti come l’anidride carbonica per lo stoccaggio dei prodotti, l’Italia ha registrato una riduzione costante dell’uso di sostanze attive tradizionali. Tale andamento riflette l’adozione diffusa della gestione integrata dei parassiti e la crescita del settore biologico, che nel 2022 copriva già il 10,5% della superficie agricola utilizzata nell’Unione Europea.

Dati statistici

Le statistiche ufficiali aiutano a comprendere meglio quali sostanze stiano guidando il mercato attuale. All’interno del gruppo dei fungicidi e battericidi, i prodotti inorganici, come i composti di rame e lo zolfo, rappresentano oltre il 61% delle vendite, sostanze ampiamente utilizzate anche nell’agricoltura biologica. Per quanto riguarda gli erbicidi, gli organofosforici, categoria che include il glifosato, pesano per il 42,4% del totale del gruppo, seguiti da altre classi chimiche come le ammidi e le anilidi. È importante notare che queste statistiche si riferiscono esclusivamente alle quantità di principi attivi venduti e non forniscono dati sull’effettivo utilizzo in campo, che viene monitorato solo ogni cinque anni. Questo approccio metodologico, basato sul Regolamento (CE) n. 1185/2009 garantisce una base di dati armonizzata ma presenta limitazioni nella valutazione del rischio ambientale e tossicologico.

Verso una gestione integrata 

Il quadro normativo europeo, guidato dalla Direttiva sull’uso sostenibile (SUD), continua a spingere il settore verso una riduzione della dipendenza dai prodotti chimici di sintesi. La promozione di tecniche alternative e la protezione delle risorse idriche sono pilastri fondamentali che stanno ridefinendo le logiche di mercato. In questo contesto, si osserva un aumento costante del numero di sostanze attive a basso rischio approvate, che dovrebbero superare le 120 unità entro la fine del 2026.

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